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16 Maggio 2025

LEUCEMIA LINFATICA CRONICA: OGNI ANNO 275 NUOVI CASI NEL LAZIO PIRTOBRUTINIB SUPERA LE RESISTENZE ALLE CURE

La Commissione Europea (CE) approva Pirtobrutinib di Lilly per il trattamento della Leucemia Linfatica Cronica (CLL) negli adulti con malattia recidivante o refrattaria
La leucemia linfatica cronica (CLL) è un disordine linfoproliferativo cronico che si sviluppa da un particolare tipo di globuli bianchi noti come linfociti. È il tipo più comune di leucemia negli adulti nel mondo occidentale.

Pirtobrutinib, già approvato per il trattamento del Linfoma Mantellare (MCL), rappresenta per i pazienti con CLL recidivante o refrattaria un’opzione terapeutica in grado di controllare la malattia.

Luca Laurenti, Professore Associato di Ematologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore: “Il Policlinico Gemelli è in prima linea nella ricerca su questo tumore del sangue, con almeno 30 studi in corso. Pirtobrutinib riesce ad agire anche là dove le precedenti generazioni della stessa classe di farmaci abbiano creato resistenze”.

L’approvazione si basa sui risultati dello studio BRUIN CLL-321, il primo studio randomizzato di Fase 3 nella CLL condotto esclusivamente in pazienti trattati in precedenza con un inibitore di BTK.

Pirtobrutinib è caratterizzato da un meccanismo d’azione innovativo ed è infatti il primo e unico inibitore di BTK reversibile (non covalente) approvato.

Roma, 16 maggio 2025 – Ogni anno, nel Lazio, si stimano circa 275 nuovi casi di leucemia linfatica cronica (il 10% del totale delle diagnosi in Italia, pari a 2.750). È una neoplasia ematologica caratterizzata dall’accumulo di un particolare tipo di globuli bianchi, chiamati linfociti B, nel sangue e negli organi linfoidi (midollo osseo, linfonodi, milza) e da un decorso variabile. L’età mediana alla diagnosi è di circa 70 anni, con pazienti che presentano spesso una o più comorbilità. Alcuni possono mantenersi stabili per più di 10 anni, mentre altri vanno incontro a un rapido aggravamento. Il decorso clinico della leucemia linfatica cronica può essere complicato da recidive multiple. Da qui l’importanza di terapie efficaci e ben tollerate, anche in coloro che devono affrontare una ricaduta di malattia. Un decisivo passo avanti è rappresentato da una terapia mirata innovativa, Pirtobrutinib, recentemente approvata dalla Commissione Europea per il trattamento dei pazienti adulti con leucemia linfatica cronica recidivante o refrattaria, precedentemente trattati con un inibitore di BTK.

“I sintomi possono essere rappresentati da stanchezza, raramente da febbre, sudorazione notturna e perdita di peso involontaria – afferma Luca Laurenti, Professore Associato di Ematologia alla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma, Università Cattolica del Sacro Cuore -. Possono essere presenti anche linfonodi ingrossati e un senso di pienezza addominale a causa dell’ingrossamento della milza, talora i linfociti sono molto alti nel sangue periferico. L’obiettivo delle cure è riportare i valori del sangue e le dimensioni dei linfonodi alla normalità, ottenendo la remissione della malattia. Il punto di svolta nel trattamento della leucemia linfatica cronica si è avuto con l’arrivo degli inibitori della proteina BTK, la tirosina chinasi di Bruton, e degli inibitori della proteina BCL-2, coinvolta nella regolazione dell’apoptosi, cioè della morte cellulare programmata. Le nuove cure hanno permesso di abbandonare la tradizionale chemio-immunoterapia gravata da pesanti effetti collaterali e, oggi, la leucemia linfatica cronica può essere trattata con terapie mirate che, in combinazione con altri farmaci, sono in grado di assicurare periodi liberi sia dalla progressione della malattia che dalla stessa somministrazione di farmaci”. “Il Policlinico Gemelli – spiega il Prof. Laurenti – è in prima linea nella cura di questo tumore del sangue, con almeno 30 studi in corso di fase I, II e III. Per la fase I è struttura di riferimento del Centro e Sud Italia”.

“Il meccanismo d’azione delle terapie mirate è quello di interferire direttamente con i processi che regolano la proliferazione e la sopravvivenza delle cellule leucemiche – continua il Prof. Laurenti -. Alla comparsa della recidiva, cioè al riapparire delle condizioni che, secondo le linee guida stilate dalle società scientifiche internazionali, richiedono una seconda linea di terapia, al paziente vengono proposti trattamenti non utilizzati in prima linea. Pirtobrutinib, che è un inibitore non covalente di BTK, si inserisce proprio in questo contesto e, in base all’indicazione dell’agenzia regolatoria europea, può essere utilizzato a partire dalla seconda linea in pazienti già trattati con un inibitore covalente di BTK. In particolare, la nuova molecola colma un vuoto terapeutico non solo nella seconda ma anche nella terza linea di terapia, cioè nei malati che abbiano ricevuto in precedenza sia l’inibitore covalente di BTK che l’inibitore di BCL-2. Questi pazienti, finora, erano privi di terapie efficaci e presentavano una scarsa sopravvivenza”. 

“Il meccanismo d’azione di Pirtobrutinib è innovativo – afferma il Prof. Laurenti -. La nuova molecola riesce ad agire anche là dove le precedenti generazioni della stessa classe di farmaci abbiano creato resistenze e perso efficacia terapeutica. Pirtobrutinib è in grado di oltrepassare le resistenze degli inibitori covalenti di BTK, controllando così la malattia in modo efficace”.

L’approvazione della Commissione Europea è supportata dai dati dello studio clinico BRUIN CLL-321, il primo studio randomizzato di Fase 3 nella CLL condotto esclusivamente in pazienti precedentemente trattati con un inibitore di BTK. L’endpoint primario dello studio, la sopravvivenza libera da progressione (PFS), è stato soddisfatto al momento predefinito dell’analisi primaria (29 agosto 2023) in base alla valutazione del comitato di revisione indipendente (IRC), dimostrando che Pirtobrutinib è risultato superiore alla scelta dell’investigatore di idelalisib più rituximab (IdelaR) o bendamustina più rituximab (BR), entrambi previsti nel braccio di controllo. All’analisi aggiornata (29 agosto 2024), Pirtobrutinib ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte del 46% rispetto a IdelaR o BR (PFS mediana: 14,0 vs. 8,7 mesi), in linea con l’analisi primaria. I risultati di PFS sono stati consistenti nei sottogruppi analizzati, tra cui i pazienti trattati precedentemente con venetoclax e nei sottogruppi associati a prognosi sfavorevole, tra cui quelli con mutazione TP53 e/o delezione 17p, stato IGHV non mutato e cariotipo complesso. Inoltre, il tempo medio al successivo trattamento o alla morte (TTNT), endpoint secondario predefinito e descrittivo nello studio che può servire come marcatore ulteriore dei risultati del controllo di malattia, è stato di 24 mesi rispetto al braccio di controllo di 11 mesi (miglioramento del 63%; HR=0,37 [CI 95%, 0,25-0,52]). Il profilo di sicurezza globale dei pazienti trattati con Pirtobrutinib nello studio BRUIN CLL-321 è risultato coerente con i dati di sicurezza dello studio di Fase 1/2 BRUIN, compresi gli eventi avversi di particolare interesse. Le relazioni avverse più comuni di ogni grado sono state neutropenia, fatigue, diarrea, anemia, eruzione cutanea ed ecchimosi.

“Questa nuova indicazione offre un’opzione terapeutica innovativa agli adulti con leucemia linfatica cronica recidivante o refrattaria in progressione con un inibitore di BTK covalente, affrontando una fondamentale esigenza non soddisfatta in questo setting”, sostiene Elias Khalil, General Manager Lilly Italy Hub. “Lilly è impegnata a promuovere rapidamente lo sviluppo di Pirtobrutinib e a continuare ad offrire nuovi importanti trattamenti ai pazienti con tumori ematologici”.

Pirtobrutinib, inoltre, ha ottenuto precedentemente l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata dalla Commissione Europea per il trattamento dei pazienti adulti con linfoma mantellare (MCL) recidivante o refrattario già trattati con un inibitore di BTK. Pirtobrutinib è approvato in altri Paesi e sono state presentate richieste per ulteriori indicazioni in tutto il mondo.

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