venerdì, 26 febbraio 2021
Medinews
9 Dicembre 2008

LE PIGRE? SUPERFICIALI NEL SESSO E PIÙ A RISCHIO DI TUMORI. “LO SPORT È UN ‘FARMACO’ DA PRESCRIVERE ‘SU MISURA’”

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Un’italiana su due non fa movimento. Ginecologi, medici di FMSI e CONI: presto linee guida e progetti concreti e misurabili per portare il rapporto ad una su tre entro un anno

Roma, 9 dicembre 2008 – La “prima volta” per loro capita più tardi rispetto alle coetanee ed è “scelta”, non subìta. Sono consapevoli, si proteggono con la pillola e il preservativo, hanno un numero più ridotto di partner e un minor rischio di gravidanze indesiderate. È il ritratto delle ragazze sportive d’oggi, affettivamente più mature e sessualmente più responsabili rispetto a chi non pratica attività fisica. “Non solo – spiega la prof.ssa Alessandra Graziottin, Direttore della Ginecologia e Ostetricia del San Raffaele Resnati di Milano -: hanno stili di vita nettamente più sani, non fumano, raramente bevono alcolici, non usano sostanze e sviluppano un’immagine corporea nettamente migliore. Inoltre sono due volte meno depresse e possiedono una migliore autostima, anche perché più abituate a mettersi alla prova e ad affrontare gli ostacoli: un’ impronta, uno stile, che le accompagnerà tutta la vita”. Fino alla menopausa, cui arrivano più in forma e con un minor rischio di osteoporosi e malattie cardiovascolari e oncologiche. E quando purtroppo capitano i problemi, come ad esempio un cancro, riescono a combatterli con maggior vigore: “Ormai la scienza l’ha provato – afferma il prof. Francesco Cognetti, Direttore dell’Oncologia medica del Regina Elena di Roma e Coordinatore della Commissione Oncologica Nazionale – : il movimento costante esercita un’importante azione preventiva per tutte le principali neoplasie. E l’incremento dell’attività fisica dopo una diagnosi di tumore del seno riduce del 45% il rischio di recidive e di morte in queste pazienti rispetto a quelle inattive ed ha un impatto favorevole sulla qualità di vita durante i trattamenti”. Eppure le italiane restano insensibili a questi vantaggi, se è vero che ben il 47% non fa movimento e solo il 16% pratica sport con continuità. Come fare per invertire questa tendenza? “Pensare all’attività fisica come a un vero e proprio farmaco: una medicina, da prescrivere in maniera personalizzata, in base alle necessità e alle caratteristiche individuali – spiega Maurizio Casasco, Presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) che, con il CONI, patrocina oggi a Roma il Convegno nazionale “Sport, risorsa di salute delle diverse età della donna” -. Ma non ci si può improvvisare: si rischia di creare effetti indesiderati anche molto pericolosi, come la triade dell’atleta. Per definire il giusto “piano terapeutico” è indispensabile la competenza dello specialista in medicina dello sport, da integrare a quella del ginecologo che invece conosce a fondo le peculiarità e le dinamiche dell’organismo femminile, in tutte le fasi della vita”. Il Convegno è promosso infatti dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) con l’obiettivo di favorire la cultura dello sport “in rosa”. “Anche in questo campo – commenta il prof. Giorgio Vittori, il presidente della SIGO – vi è la necessità di superare discriminazioni e fragilità. Abbiamo atlete eccezionali, capaci di surclassare i colleghi maschi, ma ancora oggi le loro medaglie valgono meno di quelle degli uomini. Attirare l’attenzione sulle politiche di genere, anche nello sport, rappresenta un modo per affermare la centralità della donna nella società contro la devalorizzazione delle tematiche e delle prestazioni “al femminile”: con il CONI e la FMSI definiremo vere e proprie linee guida e progetti concreti e misurabili per incentivare la corretta attività fisica nelle donne, con l’obiettivo di ridurre il numero di sedentarie dal 47 al 27% in un anno”.

Lo sport al femminile presenta regole e dinamiche peculiari, ancora troppo spesso ignorate o misconosciute non solo dalle protagoniste, ma anche da chi dovrebbe invece educare al movimento, come i genitori, gli insegnanti, gli allenatori, gli stessi medici. “Nelle giovani tra i 14 e i 19 anni registriamo percentuali di abbandono dell’attività fisica fino al 70%, dovute soprattutto a disagi legati al ciclo mestruale, abbondante o prolungato, o alla dismenorrea, che interferiscono con gli allenamenti e il rendimento agonistico – continua la Graziottin -. Un dato che appare paradossale perché è dimostrato che invece proprio lo sport induce una riduzione significativa dei sintomi premestruali e della dismenorrea, migliora il rapporto con il proprio corpo e con la femminilità. Vantaggi che si amplificano con la scelta di una contraccezione consapevole e amica del fitness”. Le pillole anticoncezionali, in particolare quelle che contengono drosperinone, possono infatti favorire la performance sportiva, anche ad alto livello, poiché migliorano il controllo dei sintomi mestruali, riducono le fluttuazioni d’umore e permettono di “programmare” le mestruazioni per evitare che coincidano con una gara importante. Ma le protagoniste di questo Convegno non sono tanto le atlete professioniste quanto i milioni di donne normali, che praticano sport a livello amatoriale e l’ancor più nutrito gruppo di chi invece continua a preferire il divano di casa. “All’interno del CONI e della FMSI esiste da tempo una specifica sensibilità sulle problematiche dell’attività fisica al femminile – spiega Casasco – , i successi delle nostre portabandiera sono la testimonianza di un lungo percorso all’interno delle Federazioni, e dedicheremo a questo tema anche una sessione del nostro prossimo Congresso nazionale. Ma questa cultura non è ancora stata assimilata nella vita quotidiana ed è per questo che abbiamo iniziato una collaborazione continuativa con alcune delle figure mediche di riferimento, fra cui cardiologi, diabetologi e, da oggi, ginecologi”. Lo sport riveste un’importanza determinante a tutte le età ma soprattutto in alcuni momenti cruciali della vita di una donna, fra cui l’adolescenza, la maternità e la menopausa. Un’intera sessione del convegno è dedicata proprio a questa fase dell’esistenza, particolarmente delicata perché viene meno l’azione protettiva degli estrogeni ed aumenta la vulnerabilità. “Le donne troppo spesso sottovalutano il rischio cardiovascolare, considerandosi “immuni” – spiega il prof. Roberto Ferrari, Presidente della Società Europea di Cardiologia – . Il 48% delle italiane in menopausa non svolge alcuna attività fisica, il 40% è in sovrappeso, il 49% soffre di ipertensione. Ritengo quindi particolarmente importante che i ginecologi, i “custodi” della salute femminile, si impegnino attraverso iniziative come questa per migliorare l’informazione su questo fattore di rischio tuttora negletto”.
“Al Convegno di oggi sono intervenute anche molte atlete – come Margherita Granbassi, Lea Pericoli, Paola Pigni e Veronica Calabrese – per portare la loro diretta testimonianza. Ma questo non è che l’inizio di un percorso – conclude Vittori -. Noi ginecologi, distribuiti capillarmente in tutta Italia, con i medici dello sport e il CONI diventeremo un presidio reale sul territorio, a disposizione di tutte le donne, a favore dell’attività fisica al femminile”.

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