giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
5 Maggio 2009

LA SIGO: “LA LEGGE 40 NECESSITA ORMAI DI UNA MANUTENZIONE. GLI OPERATORI LASCIATI NEL DUBBIO, SI SEGUANO LE EVIDENZE SCIENTIFICHE

Roma, 2 aprile 2009

“La legge 40 merita una “manutenzione”, anche sulla base di queste più recenti interpretazioni della Corte Costituzionale – commenta il prof. Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) che interviene nel dibattito dopo la sentenza -. È necessaria per renderla più appropriata a cogliere le esigenze delle coppie infertili e le indicazioni della letteratura scientifica. In particolare, bisogna considerare la condizione di particolare vulnerabilità in cui queste donne si trovano, già gravate dal peso di una fertilità compromessa, e ulteriormente esposte a difficoltà e ostacoli, che le hanno spesso costrette a recarsi all’estero”. La SIGO sottolinea “la necessità di integrare una legge così complessa con la forza dell’evidenza scientifica, che da tempo aveva evidenziato almeno tre questioni problematiche. Da un lato la determinazione di un numero fisso di embrioni da formare è complessa, nel momento in cui non è possibile prevedere con certezza se e quanti ovociti si feconderanno. Il fallimento del tentativo terapeutico costringerà poi la donna a subire ulteriori stimolazioni ormonali, che sarebbero evitabili. In secondo luogo, la prescrizione dell’impianto di tutti gli embrioni formati comporta un più elevato rischio di gravidanza multipla, grave sia per la madre che per i neonati. In tutto il mondo le linee guida scientifiche hanno identificato come priorità limitare i parti multipli, senza compromettere l’efficacia della tecnica. Questo si può ottenere soltanto trasferendo in utero un numero limitato di embrioni (uno-due per volta), proponendo la crioconservazione degli altri formati. Questa stessa tecnica, se applicata agli ovociti non è purtroppo ancora in grado di proporsi come alternativa efficace alla conservazione embrionaria, nonostante la competenza l’impegno degli operatori italiani. Infine – aggiunge Vittori – formare un numero massimo di tre embrioni è ancora insufficiente per consentire la diagnosi preimpianto di gravi malattie genetiche. E questo può costringere i genitori a ricorrere successivamente alla diagnosi prenatale ed alla eventuale interruzione terapeutica di gravidanze già avanzate. Per questo – conclude il Presidente – la SIGO si rende disponibile, con le competenze di tutte le Società scientifiche che si occupano di medicina della riproduzione di cui è composta a partecipare attivamente per risolvere il dubbio degli operatori che questa sentenza ha creato nella pratica clinica quotidiana. Riteniamo che solo un tavolo condiviso fra Società scientifiche, Istituzioni ed associazioni di pazienti possa consentire di identificare un percorso nuovo e condiviso, nell’interesse della salute della donna”.
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