domenica, 5 febbraio 2023
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4 Ottobre 2010

LA SICILIA È SEMPRE PIÙ IN RETE: “NASCE IL NETWORK PER L’EPATITE B” E QUELLO PER LA LEUCEMIA MIELOIDE CRONICA COMPIE UN ANNO

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Palermo, 4 ottobre 2010 – Nell’Isola, quarantotto centri collegati per un’assistenza d’avanguardia alle persone colpite dal virus. Finalmente, si azzerano i disagi della migrazione interna per raggiungere le strutture principali di cura in una delle regioni col più alto numero di casi.

Quarantotto centri in rete per favorire un’assistenza d’avanguardia ai malati di epatite B cronica. È la prima esperienza di questo tipo in Italia e nasce oggi in Sicilia, grazie alla partnership di durata triennale tra l’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo e Bristol-Myers Squibb, con il patrocinio dell’Assessorato alla Salute della Regione Siciliana. La Regione è già stata protagonista di forme di accordo pubblico-privato ad esclusivo vantaggio del cittadino.
La Sicilia è una delle Regioni italiane con il maggior numero di persone colpite da epatite B, con circa 50.000 portatori del virus dei quali intorno a 10.000 presentano malattie croniche del fegato causate dall’infezione. La Rete epatologica avvantaggerà di molto i siciliani residenti in zone lontane dalle strutture centrali, fino ad ora costretti anche a lunghi percorsi, talora in strade non facili da praticare, per raggiungere i centri di cura. “Grazie alla Rete epatologica – osserva il prof. Antonio Craxì, ordinario di Gastroenterologia all’Università di Palermo e responsabile scientifico della rete per l’epatite B cronica – anche le strutture più piccole dell’Isola potranno garantire un’assistenza completa e ottimale. Sulla qualità dell’assistenza ha finora influito negativamente il fenomeno della migrazione interna, con pazienti costretti a lunghe trasferte da zone periferiche per essere curati nelle strutture centrali più organizzate. La Rete risolverà questi inconvenienti”.
Uno dei punti essenziali dell’accordo riguarda il monitoraggio della replicazione virale con i test di resistenza, una procedura che dà modo di appurare se un paziente risponde o meno alla terapia praticata. “Sarà esteso – spiega Craxì – a tutti i centri dell’Isola, per identificare, tempestivamente, i pazienti che non traggono beneficio dalla terapia, cosa che comporta, oltre ad una ottimale gestione del malato, anche un utilizzo razionale dei trattamenti e delle risorse”. La Rete epatologica rientra in quel processo di riqualificazione dell’assistenza sanitaria siciliana voluta fortemente dall’assessore regionale della Salute, Massimo Russo. “Il processo di riqualificazione dell’assistenza sanitaria in Sicilia – sottolinea Russo – ha come presupposto fondamentale la tutela del diritto alla salute del cittadino e deve garantire alcuni principi di base quali l’universalità, il rispetto della libertà di scelta, il pluralismo erogativo, l’equità di accesso alle attività di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione”.
Secondo Russo, questa visione dell’assistenza può essere realizzata attraverso il contributo imprescindibile delle strutture e dei professionisti coinvolti, integrati in una logica di rete che consenta, da un lato di offrire prestazioni di elevata qualità, contrastando le disuguaglianze assistenziali e la frammentarietà dei servizi, dall’altro di ottimizzare le risorse. “Questo il motivo – aggiunge l’assessore regionale alla Salute – per il quale si sono diffuse il Sicilia le reti assistenziali, che non rappresentano solo uno strumento di innovazione del sistema in termini di efficacia, efficienza e qualità, ma costituiscono anche un’opportunità di innovazione culturale e professionale”. “Il network di centri epatologici in Sicilia – puntualizza il professore Craxì – rappresenta un esempio virtuoso di come pubblico e privato possano collaborare”.

LA RETE EMATOLOGICA.
Tra le reti, in Sicilia è già operativa da circa un anno quella ematologica per la leucemia mieloide cronica, un tumore maligno causato da un’anomalia nelle cellule staminali del midollo osseo, per il quale sono adesso disponibili terapie molto efficaci, ma che necessitano di un sofisticato monitoraggio laboratoristico. Non sempre ciò è possibile nelle sedi più piccole o geograficamente più periferiche. Da qui, l’importanza della Rete ematologica che oggi offre a tutti i centri siciliani la possibilità di assistere al meglio i malati di leucemia mieloide cronica. “Nell’Isola – osserva il professore Francesco Di Raimondo, ordinario di ematologia all’Università di Catania e responsabile scientifico della rete per la leucemia mieloide cronica – abbiamo allestito una rete per questa malattia che si è rafforzata grazie ad una convenzione tra l’Azienda ospedaliera universitaria Vittorio Emanuele-Ferrarotto-S.Bambino di Catania e Bristol-Myers Squibb, siglata lo scorso anno, col patrocinio della Regione. Dall’avvio della partnership, sono stati valutati 53 pazienti affetti da leucemia mieloide cronica. Oggi, la rete comprende 12 centri con la possibilità di centralizzare le valutazioni laboratoristiche e permette anche lo studio delle alterazioni (analisi mutazionale) che causano resistenza al trattamento convenzionale. Inoltre, le valutazioni di laboratorio danno la possibilità di prevedere l’evolversi della patologia già dopo i primi mesi dalla diagnosi. Pochissime altre regioni, in Europa, dispongono di tecnologie così sofisticate estese ad un così vasto territorio”. In Sicilia, ogni anno, si verificano quasi 100 nuovi casi di leucemia mieloide cronica e la Rete ematologica permette anche un censimento dei malati, con la costituzione di un apposito registro regionale e la raccolta di informazioni su un numero elevato di pazienti, allo scopo di trarre osservazioni cliniche utili a migliorare la futura gestione della malattia.

“Siamo convinti – afferma il dott. Giorgio Ghignoni, Direttore Market Access di Bristol-Myers Squibb – che le sfide dell’innovazione si vincano con più attori, cercando sempre sinergie costruttive tra pubblico e privato. Un anno fa abbiamo contribuito alla implementazione della Rete siciliana per la leucemia mieloide cronica, oggi assistiamo ad un ulteriore passo in avanti: la nascita della Rete epatologica siciliana. Uno dei vantaggi è quello di ridurre i costi sanitari, garantendo l’integrazione dell’ospedale con il territorio”. “Con queste forme di collaborazione – aggiunge Ghignoni – Bristol-Myers Squibb consente la realizzazione di un livello assistenziale eccellente in tutti i centri”.

Un ruolo importante nella realizzazione delle reti è stato svolto dal dott. Maurizio Guizzardi, Direttore Generale del Dipartimento Pianificazione Strategica dell’Assessorato della Salute e dalla dott.ssa Maria Grazia Furnari, Dirigente U.O. Piano Sanitario Regionale e referente delle Reti per l’epatite B cronica e la leucemia mieloide cronica.

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