domenica, 26 settembre 2021
Medinews
23 Maggio 2007

IPERTENSIONE, ITALIANI PIÙ ATTENTI MA ANCORA TROPPO POCHI SI CURANO

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Per la prima volta si registra un’inversione: aumenta il numero di persone che si controlla in modo soddisfacente. Solo 3 su 10 seguono la terapia correttamente. Al via progetti educazionali

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Roma, 28 settembre 2006 – Una riduzione della pressione sistolica (massima) di 3-5 mm. di mercurio nella popolazione generale italiana, un piccolo segnale che qualcosa sta cambiando nel controllo della pressione arteriosa. “Per la prima volta stiamo assistendo a un’inversione di tendenza, un trend positivo che dovrà essere confermato su grandi numeri – spiega il prof. Enrico Agabiti Rosei, presidente della Società dell’Ipertensione Arteriosa – ma che forse, per la prima volta nel nostro paese, ci indica che siamo sulla strada giusta per un migliore controllo del principale fattore di rischio di infarto e di ictus che interessa 15 milioni di italiani”. La conferma viene da un’analisi degli studi clinici osservazionali eseguiti nel nostro paese in persone con pressione normale o ipertesi seguiti da centri specializzati che coinvolge circa 53.000 persone. Nelle indagini in cui vi è stato un controllo ripetuto nel tempo (da 5 a 12 anni) si osserva un incremento del numero dei pazienti con pressione arteriosa controllata in modo soddisfacente: dal 10 al 12% nello studio di Vobarno, dal 12 al 16% in quello di Gubbio, dal 7 al 17% in quello di Brisighella. “Nulla di definitivo – precisa Agabiti – anche perché la situazione rimane molto difficile: la minoranza dei pazienti, tre su dieci, segue con regolarità la terapia, una percentuale ancora più bassa si sottopone a controlli regolari, nonostante sia ormai certo – lo ha confermato la stessa Organizzazione Mondiale della sanità – che l’ipertensione rappresenta il fattore di rischio cardiovascolare più importante”. Solo uno su dieci fra i pazienti ad alto rischio ha pressione arteriosa ben controllata. Per capire come migliorare i controlli, verificare i progressi della terapia, discutere di alcuni grandi progetti educazionali e di ricerca da domani fino al 2 ottobre oltre 1500 esperti da tutta Italia si riuniranno per il XXIII congresso della Società Italiana dell’ipertensione arteriosa, il massimo appuntamento scientifico italiano dell’area.
L’obiettivo è sempre lo stesso: migliorare il controllo della pressione, mantenendolo al di sotto di 140-90. Ma abbiamo deciso di partire con una marcia nuova, perché il problema – spiega Agabiti – va affrontato alla radice. Da qui nasce “Sfida all’ipertensione”, grande campagna educazionale che coinvolgerà sessantamila pazienti, tremila medici e poi infermieri, farmacisti, Istituzioni con strumenti come il passaporto pressorio, newsletter periodiche, visite e colloqui approfonditi, comunicazione ed educazione.
Da fine settembre e per tutto il 2007 la Società Italiana dell’ipertensione arteriosa (SIIA) e quella di Medicina generale (SIMG), con la fondazione Giancarlo Quarta, specializzata nella relazione medico paziente, partono con un progetto che intende confrontarsi con le tecniche sviluppate nelle campagne di largo consumo. Anche se la maggioranza dei camici bianchi ha instaurato una buon dialogo con i propri assistiti, non sempre i pazienti si sentono responsabilizzati a seguire la terapia e a modificare il proprio stile di vita. “Questo è tanto più vero – sottolinea Agabiti – quando si parla di ipertensione, malattia silente che spesso non provoca sintomi evidenti. Poiché il paziente non avverte disturbi, tende a sottovalutare la gravità e i pericoli della patologia; dunque non rispetta la prescrizione del medico, non assume la dose corretta e addirittura interrompe la terapia. “Da qui – sottolinea Agabiti – l’idea di progettare un’iniziativa a 360 gradi”. Con il contributo educazionale di Novartis, le due società scientifiche hanno progettato un percorso che vede come leve fondamentali gli specialisti dei Centri di ipertensione e i medici di medicina generale: attraverso un colloquio approfondito, il camice bianco aiuta i pazienti più a rischio e meno attenti alle proprie condizioni di salute, ad individuare i passi da compiere per migliorare il proprio stile di vita con una corretta alimentazione, l’eliminazione almeno graduale di alcuni fattori di rischio, come fumo e alcool in eccesso, una costante attività fisica.
Ma se “Sfida all’ipertensione” è al nastro di partenza, non c’è dubbio che il collegamento sempre più stretto fra specialisti e medici di medicina generale porti a concreti risultati. Lo testimoniano i primi risultati del progetto Campania realizzato dal prof. Bruno Trimarco dell’Università Federico II di Napoli. “Il nostro Centro dell’Ipertensione ha realizzato un nuovo modello assistenziale nel campo delle patologie cardiovascolari utilizzando le più recenti applicazioni di Innovation-Technology, – spiega il prof. Trimarco – in particolare, a chi soffre di ipertensione. Il sistema si presenta come un ambiente integrato, con un sistema di accesso dedicato ad una cartella sanitaria telematica focalizzata sulle problematiche cardiovascolari ma contenente anche informazioni di patologie coesistenti. Rappresenta un contenitore condivisibile di dati clinici per un collegamento bidirezionale fra i Centri Specialistici e i Medici di Medicina Generale e fra i vari Centri Specialistici. Ogni Centro Clinico gestisce i pazienti, territorialmente a lui afferenti, attraverso un archivio locale che può essere consultato anche a distanza su web. Il Medico di Medicina Generale può sia scrivere sulla cartella clinica le informazioni che intende segnalare al Centro, che richiedere per via telematica, mediante un sistema centralizzato di prenotazione con prioritaria afferenza territoriale, specifici servizi specialistici di cui intende usufruire durante il follow-up del proprio paziente. Il Centro Specialistico sulla stessa cartella clinica referta i servizi specialistici richiesti e suggerisce proposte diagnostiche e/o terapeutiche. Sono anche possibili confronti temporali degli stessi esami diagnostici. Sono stati coinvolti 14 centri per un totale di 15 mila pazienti: il controllo ottimale dei valori pressori in questa popolazione di ipertesi coinvolti nel progetto è risultato più che raddoppiato (circa 40%) rispetto ai dati disponibili in tutti gli studi effettuati. Ma per vincere queste sfide è fondamentale avere un medico preparato. Da qui la scelta come Società scientifica di lanciare un nuovo progetto educazionale di apprendimento a distanza.
“Per la prima volta, – sottolinea il prof. Guido Grassi, segretario della SIIA – i medici italiani potranno fruire di un percorso formativo a distanza realizzato dai nostri esperti. Oltre a costituire una innovazione tecnica rispetto ai percorsi formativi tradizionali, il corso, realizzato con il supporto di Bayer, è unico per la quantità e la qualità dei contributi scientifici che derivano dalla esperienza dei ricercatori italiani che, come è ben noto, si collocano da decenni ai livelli più elevati della ricerca nell’ambito della ipertensione arteriosa”. Il corso propone un approccio integrato al problema della ipertensione arteriosa e del paziente iperteso sulla base delle evidenze disponibili e delle più aggiornate conoscenze in ambito fisiopatologico, clinico e terapeutico.
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