Le evidenze scientifiche trovano conferma nei successi di alcuni grandi sportivi
Monaco, 31 agosto – Alex Schawazer: oro olimpico nei 50 km di marcia, 24 anni, 28 battiti al minuto. “Tutta la mia famiglia presenta una frequenza cardiaca piuttosto bassa – spiega il campione –. Certo io, anche grazie all’allenamento, sono riuscito a ridurla a livelli davvero eccezionali”. Quello di Alex è infatti quasi un record: la media, in persone sane è di circa 60 battiti. Fausto Coppi, “il campionissimo”, ne aveva 40.Nel mondo animale la frequenza cardiaca sembra il vero “orologio biologico”: più è elevata, minore è l’aspettativa di vita. Un ratto o un colibrì nell’arco della loro esistenza presentano gli stessi battiti cardiaci di una balena o di una tartaruga. Come se nascessero con un numero preordinato. C’è chi li consuma subito (colibrì e ratto) e muore presto, c’è chi ci mette più tempo (tartaruga e balena) e vive più a lungo. L’uomo di oggi fa eccezione a questa regola: con i suoi 60 b/m dovrebbe morire intorno ai 20-30 anni. L’evoluzione della specie, l’elevato grado nella scala gerarchica biologica, ma soprattutto i progressi della civilizzazione e della medicina, hanno permesso di superare questo limite, ma rimane sempre una correlazione ancestrale tra frequenza cardiaca e durata dell’esistenza.
Alex, sapevi che avere una bassa frequenza cardiaca “allunga” la vita?
No, questo proprio non lo sapevo. Dal punto di vista sportivo ovviamente ero a conoscenza che questa caratteristica mi permette un “vantaggio competitivo” rispetto ai miei avversari, soprattutto in una disciplina di resistenza come la mia. Ma non avevo mai pensato potesse essere anche un’ alleata della mia salute!
Ma come ci si sente con un cuore come il tuo?
A 28 battiti sto benissimo, ho invece grosse difficoltà quando raggiungo il valore massimo, che per me è 190. A questa soglia soffro parecchio e riesco a mantenere questi ritmi solo per brevissimi periodi.
Com’è la tua giornata tipo?
Mi alzo, faccio colazione, mi alleno, mangio. Nel pomeriggio un po’ di riposo, poi di nuovo allenamento, cena e a letto presto… non sono un tipo mondano!
Come cambierà la tua esistenza dopo Pechino?
La mia vita non cambia, continuerò ad allenarmi, con l’obiettivo di migliorarmi sempre e vincere la prossima competizione.
Sei noto per essere una buona forchetta: dieta mediterranea o continentale?
Mangio qualsiasi cosa mi si metta davanti! Certo però la cucina italiana ha una marcia in più
Un consiglio per tutti…
Fate sport perché fa bene, vi aiuta a tenere sotto controllo fattori di rischio come la frequenza, ma soprattutto perché è bello. Anche i giovani dovrebbero ritrovare il gusto della fatica, che credo si sia un po’ perso. L’atletica ad esempio è molto varia, ognuno – a qualsiasi età – può trovare la disciplina che fa per lui e divertirsi. L’importante è mettersi in gioco.