mercoledì, 4 agosto 2021
Medinews
21 Marzo 2006

INTOLLERANZE ALIMENTARI E INTESTINO IRRITABILE: MODIFICANDO LA DIETA SI GUARISCE NEL 70% DEI CASI

Uno studio pubblicato sull’International Journal of Gastroenterology conferma l’efficacia diagnostica del primo test sul sangue messo a punto in Gran Bretagna

Calvagese d.R. (BS), 27 maggio 2005 – Dolore, gonfiore addominale, stitichezza o diarrea: sono i sintomi più comuni della sindrome da colon irritabile (IBS) che colpisce il 45% della popolazione adulta – in prevalenza donne – nei paesi occidentali. L’alimentazione gioca un ruolo importante nella sua insorgenza ma l’identificazione del cibo “colpevole” è spesso molto difficile: ancora oggi i medici sono costretti a sottoporre i loro pazienti a complicate diete ‘ad eliminazione’ frustranti e che si protraggono nel tempo. Ora è possibile affrontare il problema in modo più rapido e sicuro: un nuovo test, per la prima volta validato scientificamente, permette di identificare gli alimenti responsabili delle intolleranze e dei molti fastidiosi sintomi che causano. Si chiama ‘York foodscan test’, si esegue su una sola goccia di sangue prelevata da una puntura sul polpastrello e usa come base una metodica molto affidabile, ELISA (Enzyme-Linked Immunosorbent Assay), che garantisce alta precisione diagnostica ed elimina il problema delle false positività. Si tratta di una novità importante: lo studio (Food elimination based on IgG antibodies in irritable bowel sindrome: a randomised controlled trial, w atkinson et al.), ha meritato la pubblicazione sull’importante rivista specializzata GUT. Le conclusioni hanno evidenziato un significativo miglioramento dei disturbi intestinali nei pazienti che hanno eliminato l’alimento tra i 113 individuabili dal test. Eliminare una eventuale connessione tra sintomo e alimentazione è il punto di partenza per scoprire se i disturbi dipendono da alcuni cibi o additivi. Dopo 3 mesi di ‘astinenza’ dalle sostanze a cui si è risultati intolleranti i sintomi tendono a scomparire in ben 7 casi su 10.

“La sindrome dell’intestino irritabile – spiega il prof. Stanghellini, Direttore del Dipartimento di medicina interna e gastroenterologia dell’Università degli Studi di Bologna – Policlinico S. Orsola Malpighi – annovera tra le cause principali un’alterata motilità o ipersensibilità intestinale, stress, anormale percezione della malattia da parte del paziente, alimentazione sbagliata. I pazienti – aggiunge – riferiscono spesso che l’ingestione dei pasti induce o aggrava i sintomi addominali, ma raramente sanno identificare singoli alimenti responsabili. A parte le intolleranze alimentari causate da deficit enzimatici (al lattosio e al fruttosio), esistono vere e proprie allergie indotte dall’attivazione del sistema immunitario da parte di alimenti specifici cui il singolo paziente si è sensibilizzato. Il recente sviluppo di test affidabili permette di diagnosticare con buon grado di sicurezza anche questa possibile causa di alterata funzione intestinale in una percentuale elevata di pazienti affetti da sindrome dell’intestino irritabile. Per tali pazienti è quindi possibile impostare diete prive degli alimenti incriminati che permettono la risoluzione del quadro clinico senza la necessità di ricorrere a terapie farmacologiche né ad ulteriori approfondimenti diagnostici”.
Il medico di famiglia è un punto di riferimento importante nella gestione dell’individuo intollerante. “Si tratta di pazienti ‘difficili’ – spiega il dr. Monti membro della direzione nazionale della SIMG (Società Italiana medici di medicina generale) – provati da anni di fastidi, disturbi, sintomi spesso di grave entità che possono condizionarne la vita di relazione e provocare col tempo ansia, insonnia e depressione. La cronicità di una malattia implica la difficoltà a gestire l’intolleranza nella quotidianità (lavoro, pasti, etc..). La difficoltà poi ad arrivare ad una diagnosi definita spinge spesso il paziente ad abusare delle indagini diagnostiche, a rivolgersi con frequenza al proprio medico, ad innumerevoli specialisti, alle medicine alternative.” Una trafila frustrante e che spesso non porta a nulla. Per questo un test che permetta di eliminare la causa che scatena il sintomo rappresenta un approccio molto significativo e finalmente risolutivo per un gran numero di persone che soffrono di disturbi anche invalidanti. La scoperta del test York rappresenta in questo senso un passo in avanti notevole, destinato a migliorare la qualità di vita di molti pazienti, primo tra tutti quella del suo scopritore, John Graham, oggi direttore e proprietario dell’azienda inglese. “Nel 1998 – racconta Graham – mi venne richiesto di collaborare per portare avanti nuovi studi clinici per approfondire e documentare l’esistenza di intolleranze alimentari, la loro incidenza, il loro impatto su varie sintomatologie. Presto ci rendemmo conto che le metodiche allora disponibili non erano affidabili. Decidemmo quindi di concentrare la nostra attenzione sui dosaggi immuno-enzimatici di IgG. La scelta nasceva da un’intuizione secondo cui analizzando lo status degli anticorpi si potevano ottenere riscontri ben più attendibili. Per ottenere queste preziose informazioni il mezzo più efficace era il ricorso a una metodica particolare, nota con nome di ELISA Foodscan.” Anche il dr. Graham si sottopose ai test e scoprì di essere intollerante ad alcuni cibi, responsabili di una forma di artrosi che si trascinava da ben 26 anni. “Ho calcolato che fino a quel momento avevo ingerito circa 32.000 pillole, avevo fatto uso in modo massiccio di steroidi e utilizzato altri farmaci per annullarne gli effetti collaterali. Un periodo davvero difficile della mia vita” conclude il dr. Graham.
Nel giro di poco tempo, il test venne ultimato e reso disponibile per il mercato britannico nel 2000. Nel 2003 è stato reso disponibile lo York Screening, il primo test preliminare per le intolleranze alimentari. Ad oggi rappresenta l’avanguardia in questo settore. Per ottenere maggiori informazioni sul test, sull’elenco dei 113 alimenti analizzabili e sui centri specializzati dov’è possibile effettuare il prelievo, si può telefonare al numero verde 800.422.978.
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