giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
23 Maggio 2007

INSUFFICIENZA VENOSA, COLPITI 19 MILIONI DI ITALIANI. GLI ESPERTI: UNO SU TRE NE IGNORA I RISCHI

sez,512

Il 40% dei pazienti scopre per caso di soffrirne. Pesanti le conseguenze per la salute con alti costi economici. Provata l’efficacia dei flavonoidi micronizzati, attenzione al fai da te

Scarica la cartella stampa



Roma, 17 maggio 2007 – Prurito e gonfiore delle gambe, dolore, senso di peso, crampi notturni. Sono i “campanelli d’allarme” dell’insufficienza venosa cronica, terza patologia più diffusa, dopo allergie e ipertensione, che colpisce 19 milioni di italiani, dal 10 al 50% degli uomini, oltre la metà delle donne. Solo una persona su tre, però, sa di essere malata e segue una corretta terapia. Nonostante il profondo impatto sociale, l’insufficienza venosa è ancora sottovalutata, come le sue possibili gravi conseguenze: varici, ulcere venose, fino all’embolia polmonare. “Con rilevanti ricadute economiche – afferma il prof. Claudio Allegra, Direttore dell’U.O.C. di Angiologia dell’Azienda Ospedaliera S. Giovanni-Addolorata di Roma e Presidente della Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare (SIAPAV) – . In Italia per curarla si spendono ben 384 milioni di euro l’anno, ma con semplici norme di prevenzione e farmaci efficaci come la Frazione Flavonoica Purificata e Micronizzata, il costo per ogni cittadino scenderebbe a poco più di un euro al giorno, contro i 350 richiesti dalla cura della malattia in fase avanzata”. “Da uno studio epidemiologico condotto dalla SIAPAV – spiega il prof. Pier Luigi Antignani dell’U.O.C. di Angiologia dell’Azienda Ospedaliera S. Giovanni-Addolorata (Roma) – è emerso che circa il 40% dei pazienti che si rivolge al medico di famiglia per qualsiasi causa risulta affetto da insufficienza venosa cronica.” “Alla sottovalutazione individuale – spiega il dott. Ovidio Brignoli, vicepresidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) – si associa talvolta quella del medico di famiglia, che non sempre si adopera per effettuare una diagnosi approfondita. Non è infatti nostra abitudine osservare le gambe di ogni paziente che presenta fattori di rischio”. “Per questo – continua il prof. Antignani – la SIAPAV ha promosso un progetto di sensibilizzazione per i medici di medicina generale sulla qualità di vita delle pazienti con varici”. I segni iniziali sono spesso confusi con semplici inestetismi, a cui molti credono di poter rimediare con il fai-da-te, ricorrendo a pomate di non documentata efficacia, a integratori ed a prodotti erboristici che non offrono alcun beneficio. Ma un’arma efficace esiste. “Il farmaco che oggi ha le maggiori evidenze cliniche è la Frazione Flavonoica Purificata e Micronizzata – continua il prof. Allegra – . Grazie ad una moderna tecnologia (la micronizzazione), ha un’ottima assorbibilità intestinale (circa il doppio rispetto ai flavonoidi non micronizzati) e quindi una maggiore efficacia clinica confermata in 400 studi su oltre 30.000 pazienti”.

I fattori di rischio sono costituiti dalla familiarità per varici, dall’alto numero di gravidanze, dall’obesità e dall’età (fino a 50-60 anni le più colpite sono le donne, mentre negli ultrasessantenni non vi sono differenze significative tra i due sessi). Anche lavori sedentari o che costringono per molte ore in piedi, possono aumentare il rischio di incorrere in questa patologia. Controllo del peso ed una costante attività fisica rappresentano le norme di prevenzione essenziali: in tal modo è possibile mantenere la muscolatura necessaria a rimuovere la stasi venosa, cioè il ristagno di sangue negli arti inferiori responsabile della malattia. Di fronte ai primi segni della malattia è necessario intervenire su due fronti: con calze elastiche preventive e con farmaci di provata efficacia clinica, i flavonoidi, in grado di eliminare i sintomi, di bloccare sul nascere la patologia venosa e di ridurne la progressione. “La Frazione Flavonoica Purificata e Micronizzata – spiega il prof. Allegra – è l’unico farmaco raccomandato da tutte le linee guida ed in tutti gli stadi dell’insufficienza venosa cronica, ossia dai primi sintomi e segni (dolore, pesantezza, gambe gonfie) fino agli stadi più gravi (edema, varici, ulcere)”. I vantaggi si traducono anche in termini economici. Tra i costi indiretti riconducibili alla malattia va infatti ricordato il numero di ore lavorative perse. “Fra le 50 motivazioni più comunemente addotte per l’assenza temporanea dal lavoro – continua il prof. Allegra -, l’insufficienza venosa cronica si colloca al 14° posto e, come causa di disabilità permanente e di assistenza finanziaria pubblica, fra le prime per frequenza. Una buona parte dei costi inoltre è da attribuire ad una delle complicazioni più frequenti della patologia venosa: l’ulcera. In Italia, si effettuano circa 291.000 visite/anno per lesioni ulcerative con prescrizione di farmaci e medicazioni nel 95% dei casi ed un onere pari a 126 milioni di euro”. “Dal nostro studio epidemiologico – continua il prof. Antignani – è emerso che il 44,7% dei pazienti visitati dal medico di famiglia presenta teleangectasie (i così detti capillari) e il 49% varici, ossia stadi già avanzati della patologia. E a 1 su 5 di questi pazienti viene consigliata la visita specialistica”. Un ruolo essenziale nella diagnosi, valutazione e corretta gestione del paziente è proprio demandato al medico di famiglia. “La stessa Società Italiana di Medicina Generale – continua il Dr. Brignoli – non si è ancora attivata per la realizzazione di campagne di informazione su questa malattia, dando la priorità ad altre patologie, come l’ipertensione, il diabete o lo scompenso cardiaco. Ma è nostra intenzione in futuro estendere il nostro intervento anche al tema dell’insufficienza venosa, dando importanza alla diagnosi precoce e alla conseguente terapia immediata, basata solo su farmaci di provata efficacia clinica”.
TORNA INDIETRO