mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
14 Ottobre 2008

“INFLUENZA, SOLO IL 20 PER CENTO DEI MEDICI SI VACCINA”. IMPARIAMO A GESTIRE AL MEGLIO L’INFEZIONE E LE COMPLICANZE

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Gli antivirali riducono la durata e l’intensità della malattia. Aperto per la prima volta un tavolo di confronto tra camici bianchi, infettivologi e farmacisti

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Firenze, 23 novembre 2007 – Più del 70% degli ultrasessantacinquenni entro la fine di novembre sarà stato vaccinato contro l’influenza, ma la percentuale scende progressivamente tra le altre categorie a rischio: 40-50% tra i cardiopatici e le persone con problemi respiratori, ancor meno tra i diabetici. E solo il 20% degli addetti al settore sanitario (medici e infermieri) si vaccina, un dato decisamente troppo basso tra chi dovrebbe essere ben consapevole dell’efficacia del “cordone di sicurezza” creato dalla profilassi. I dati emergono dal 24° Congresso della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), in corso a Firenze dal 22 al 24 novembre. “Quest’anno – afferma il dott. Claudio Cricelli, presidente della SIMG – verrà attivato per la prima volta un tavolo di confronto tra medici di famiglia, infettivologi e farmacisti con l’obiettivo di gestire al meglio le complicanze di una malattia troppo spesso considerata banale. Basti pensare che lo scorso anno si sono registrati 8.000 decessi, in Italia, legati alle complicanze dell’influenza, soprattutto tra gli anziani”. Il vaccino è l’arma principale per la prevenzione, ma esistono altri strumenti a disposizione del medico, tra cui gli antivirali, di provata efficacia per la gestione corretta della patologia in periodo epidemico e per la riduzione delle complicanze. “Il farmacista – spiega il dott. Marco Nocentini Mungai, presidente dell’Associazione Titolari di Farmacia della Provincia di Firenze – svolge un ruolo importante ‘sul territorio’, proprio perché si confronta con quella parte di popolazione, circa il 40%, che vuole ricorrere al ‘fai da te’. Di fronte ai tipici sintomi dell’influenza (febbre, brividi, tosse, dolori muscolari e profonda astenia), il farmacista può consigliare di rivolgersi al medico per poter seguire una terapia specifica a base di antivirali che, se assunti precocemente, consentono di ridurre in maniera significativa la durata e l’intensità della malattia”. Il prossimo virus influenzale colpirà da dicembre a marzo tra i 3 e i 5 milioni di italiani, ma non si preannuncia più aggressivo dei precedenti, al di là delle variabili imprevedibili.

“Dopo il picco del 2004 – afferma il dott. Aurelio Sessa, medico di medicina generale e componente della sottocomitato scientifico ‘Influenza e Pandemie influenzali’ del Ministero della Salute – nelle ultime due stagioni abbiamo avuto un calo del numero di persone colpite, perché il virus non ha subito importanti mutazioni. Le stime d’incidenza per la prossima stagione non dovrebbero variare, anche se ogni valutazione realistica potrà essere fatta con cadenza settimanale solo durante il periodo di maggior diffusione. Le persone più a rischio sono gli anziani, che sono però i più sensibili all’importanza della vaccinazione. Dal tavolo di confronto nasceranno le proposte concrete per affrontare anche i costi economici della malattia. Da un nostro studio è emerso che tra le persone adulte sane l’89% dei costi è di tipo indiretto, cioè non sanitario, quantificabile in termini di mancata produzione e assenza dal lavoro. Mentre le spese sanitarie salgono al 40-50% nelle persone a rischio e nei bambini. Complessivamente i costi diretti di un paziente a rischio sono più del triplo di quelli di un paziente non a rischio”. Di qui l’importanza di campagne sempre più capillari a favore della vaccinazione. La SIMG ha stilato un documento che può costituire la base per discutere sull’appropriatezza gestionale dell’influenza coinvolgendo i diversi attori del percorso di cura: i punti deboli della gestione della malattia possono coinvolgere il paziente stesso, il farmacista e il medico. “Troppo spesso – spiega il prof. Fabio Franzetti della Clinica Malattie Infettive dell’Università di Milano – gravi complicanze nascono da una non tempestiva e corretta diagnosi. Con una terapia mirata ed efficace a base di antivirali è invece possibile evitare un numero significativo di ricoveri e di ‘corse’ al pronto soccorso, soprattutto tra gli anziani”. Un altro problema da affrontare è l’uso non appropriato degli antibiotici nelle complicanze dell’influenza. Ad esempio nell’adulto la bronchite acuta troppo spesso viene trattata con gli antibiotici, anche se dovuta ad un’infezione virale. Compito degli infettivologi è mettere al centro della discussione questi risvolti perché molto spesso la diagnosi delle complicanze non è così sicura: è invece necessario stabilire con certezza quando l’influenza ha una sovrapposizione di tipo batterico.
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