Lo studio Strategy messo a punto dall’Università di Ferrara pubblicato oggi su Jama
Ferrara, 5 maggio 2005 – L’Italia, e in particolare Ferrara, conquista le pagine della prestigiosa rivista JAMA (Journal of the American Medical Association): oggi vengono infatti pubblicati i risultati di uno studio monocentrico che dimostra la maggior efficacia e il minor costo di una nuova combinazione terapeutica per la cura dell’infarto miocardico acuto (300 casi ogni anno a Ferrara). Dal trial – denominato STRATEGY, ideato e interamente coordinato dalla Cattedra di Cardiologia dell’Università di Ferrara, e in particolare dal dott. Marco Valgimigli e dal prof. Roberto Ferrari – emerge che l’associazione degli stent medicati e di un nuovo farmaco, il tirofiban, garantisce un vantaggio per il paziente, sia nel breve periodo, con minori effetti collaterali e minori ospedalizzazioni, sia nel lungo, grazie alla migliore capacità degli stent medicati di prevenire la riocclusione dei vasi coronarici, causa dell’infarto. Non solo. Lo studio dimostra anche un risparmio economico per la struttura sanitaria: la combinazione testata assorbe interamente il rimborso previsto per le angioplastiche (7000 euro), senza richiedere quindi alcun esborso ulteriore.“Gli stent medicati a rilascio di sirolimus, capaci cioè di rilasciare un farmaco antiproliferazione – spiegano Ferrari e Valgimigli – offrono il vantaggio rispetto agli stent nudi (cioè che non rilasciano il farmaco) di mantenere maggiormente aperte e per un maggior periodo le arterie coronarie che portano sangue al cuore, riducendo così i casi di richiusura. Finora però il loro utilizzo era stato limitato, fondamentalmente per due ragioni: il costo troppo elevato degli stent medicati e perché la loro efficacia era sempre stata testata nei pazienti ad alto rischio e mai nell’angioplastica primaria. Questa è stata l’intuizione del trial Strategy, che ha arruolato 175 infartuati. L’ipotesi sulla quale abbiamo lavorato – proseguono gli esperti – è che la combinazione tirofiban e stent medicato fosse superiore a quella attualmente raccomandata, vale a dire abciximab e stent nudo, sul presupposto che le due strategie hanno più o meno lo stesso costo: il sovrapprezzo dello stent medicato (1650 euro contro i 600 dello stent non medicato) viene bilanciato dal costo dei farmaci (250 euro per il tirofiban rispetto ai 1900 euro dell’abciximab)”.
I risultati ottenuti sono stati decisamente positivi. Prima di tutto per quanto riguarda la miglior pervietà del vaso a lungo termine. “Con la combinazione da noi proposta solo il 5% dei pazienti operati – sottolinea il prof. Ferrari – si ripresenta in ospedale a distanza di 6 mesi per un nuovo intervento di angioplastica, contro il 30% di quelli che seguono la terapia standard. Abbiamo inoltre dimostrato che l’utilizzo di stent medicati e tirofiban riduce l’incidenza di trombocitopenia e di emorragia con minori costi di ospedalizzazione”. Alla luce di questi risultati è stato dato il via ad un altro studio multicentrico che ha l’obiettivo di estendere a più pazienti e in tutta Europa la possibilità di testare la nuova combinazione. Dallo Strategy è quindi nato lo studio Multistrategy.