giovedì, 26 novembre 2020
Medinews
21 Dicembre 2005

INFARTO: MOLECOLA SALVAVITA AUMENTA LA SOPRAVVIVENZA DEL 7%

In ospedale decessi calati del 20% negli ultimi 10 anni. Gli esperti: al più presto renderla rimborsabile da parte del Servizio sanitario

Milano, 11 novembre 2005 – L’infarto fa sempre meno paura: sono sempre più coloro che sopravvivono all’attacco di cuore, in media più del 60%, e se si arriva in tempo in ospedale le probabilità di farcela salgono al 90%. Un ulteriore 7% si potrebbe salvare grazie all’aggiunta alla terapia standard di una molecola antiaggregante, il clopidogrel che diminuisce anche il rischio di ulteriori infarti e ictus. Sono i risultati dello studio Clopidogrel in Myocardial Infarction Trial (COMMIT/CCS-2), una delle più vaste ricerche farmacologiche mai condotte in cardiologia, in prima pagina sull’ultimo numero di ‘Lancet’, una delle più autorevoli riviste di medicina al mondo. “La dimostrazione dell’efficacia del clopidogrel nel ridurre la mortalità e le recidive d’infarto è un passo importante nella lotta all’infarto acuto – afferma il prof. Ettore Vitali, Direttore del Dipartimento di Cardiologia e Cardiochirurgia dell’Ospedale Niguarda di Milano – ma anche nella prevenzione secondaria delle recidive e dell’insufficienza cardiaca, cioè dello scompenso, vera pandemia del III millennio che colpisce più di 650.000 italiani ed è in continuo aumento sia a causa dell’invecchiamento della popolazione che dei successi nella lotta all’infarto: si salvano sempre più persone ma sempre di più restano “ferite” e la maggioranza va incontro a progressiva insufficienza cardiaca.”
Clopidogrel, disponibile in Italia, è rimborsato dal Sistema sanitario dal 2003 per la terapia dell’angina instabile e degli infarti non-Q, attacchi cardiaci meno severi dovuti alla sindrome coronarica acuta. Dopo i risultati pubblicati su Lancet, secondo il prof. Vitali “sarebbe auspicabile che questa molecola fosse rimborsabile anche nell’infarto cardiaco anche per i pazienti del nostro Paese”. Dello stesso parere il prof. Diego Ardissino, direttore del Dipartimento universitario di Cardiologia dell’ospedale Maggiore di Parma: “Dopo anni di ricerca nel settore farmacologico della cura dell’infarto miocardico, questi risultati rappresentano una rilevante novità. Spero pertanto che questa molecola possa essere presto disponibile per i pazienti italiani”.

In Italia l’infarto del miocardio ogni anno colpisce circa 200 mila persone, ma solo il 50% di esse arriva in ospedale – in Lombardia sono 15.000 all’anno secondo i dati del 118 – l’altro 50% o muore prima o ha un infarto asintomatico. La mortalità in ospedale è del 10%, solo 10 anni fa era del 30%. “Oggi in Italia – spiega il prof. Vitali – gli interventi salvavita di angioplastica primaria nell’infarto acuto con impianto di costosi stent medicati per tenere dilatati i vasi sono diventati fortunatamente frequenti e hanno ridotto drasticamente non solo la mortalità ma anche le invalidità conseguenti. Anche in quest’ottica dobbiamo garantire questo costoso investimento prolungandone l’effetto garantendo la pervietà dei vasi attraverso terapie antiaggreganti efficaci come il clopidogrel”. “Anche da questo punto di vista – conferma il prof. Ardissimo – il clopidogrel rappresenta un notevole passo avanti in quanto è in grado di mantenere aperto lo stent coronarico. Con l’utilizzo del clopidogrel anche nell’infarto miocardico allargheremo l’attuale indicazione limitata all’angina instabile e potremo unificare le tipologie di trattamento delle sindrome coronariche acute rendendole complementari e individualizzando i trattamenti”. I benefici che deriverebbero dall’impiego di questo farmaco nell’infarto, conclude il prof. Vitali, “sarebbero non solo per la salute dei singoli pazienti ma anche in termini risparmio generale per il servizio pubblico, riducendo l’esercito di invalidi per insufficienza cardiaca che costano milioni di euro all’anno per ripetuti ricoveri in reparti ad alta intensità di cure, senza poter valutare quanto costano, non solo in denaro, alle famiglie”.
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