lunedì, 30 novembre 2020
Medinews
30 Maggio 2003

IL RESPIRO NEGATO A 4 MILIONI DI MALATI

Bronchite cronica, in Italia diagnosi in ritardo

Milano 30 maggio 2003 – Se le cifre significano qualcosa quelle relative alla broncopneumopatia cronica ostruttiva, che i medici sintetizzano con l’acronimo Bpco, mettono i brividi. In base alle stime sarebbero 4 milioni i malati in Italia, con 20-25 mila morti l’anno, vale a dire più di 60 al giorno. Non solo: a 40 mila persone è letteralmente negata l’aria: per vivere sono costrette a respirare 18 ore al giorno con la bombola dell’ossigeno. Il dato è la diretta conseguenza del drammatico aumento di tutte le patologie respiratorie registrato negli anni Novanta, in particolar modo nei Paesi in via di sviluppo, dove il fumo di sigaretta e l’inquinamento stanno giocando un ruolo decisivo nell’innalzamento della curva dell’incidenza e della mortalità. E le proiezioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità non sono certo tranquillizzanti: entro il 2020 fra le prime cinque cause di morte, ben tre saranno da attribuire a malattie respiratorie (BPCO, infezioni delle basse vie respiratorie e tumori del polmone), superate in questa classifica solo dalle malattie cardio e cerebrovascolari.
“Per far fronte a questi numeri e per cercare di migliorare il controllo di una malattia in gran parte ancora sottostimata – spiega Germano Bettoncelli, responsabile nazionale dell’area pneumologia della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) – l’OMS ha elaborato delle linee guida che godono del consenso della comunità scientifica internazionale. Mentre all’origine della BPCO c’è quasi sempre una storia di tabagismo, l’esordio della malattia è abbastanza subdolo: spesso molti pazienti sono addirittura asintomatici. Il medico deve sospettare la malattia in presenza di fattori di rischio e di sintomi quali tosse, espettorato e difficoltà di respiro. Come raccomandano le linee guida la diagnosi deve poi essere confermata dall’esecuzione di una spirometria. Purtroppo però l’utilizzo di questo esame per la diagnosi ed il monitoraggio del paziente non è ancora entrato come dovrebbe nella pratica clinica della medicina generale”.
In proposito il dott. Bettoncelli ha partecipato di recente a Seattle al congresso mondiale di pneumologia dove, insieme ad altri colleghi, ha presentato lo studio CORDIS (Chronic Obstructive Respiratory Disease Italian Study). L’indagine, che ha coinvolto 2425 medici di famiglia di tutta Italia, aveva lo scopo di verificare la reale percezione della diffusione della Bpco nel nostro Paese. Cosa è emerso? “Abbiamo rilevato – spiega Bettoncelli – che le indicazioni dell’OMS sono ancora in buona parte disattese da troppi colleghi. Oltre il 30%, per esempio, non prescrive la spirometria , ritardando così la diagnosi e, di riflesso, la prescrizione della terapia più adatta, con conseguenze gravissime per i pazienti”.
Due in sostanza le principali ragioni addotte dai medici partecipanti allo studio circa il mancato utilizzo della spirometria: “che questo test non è necessario per la diagnosi e che esisterebbero difficoltà e limitazioni logistiche nell’accesso ai laboratori da parte dei pazienti”.
“I risultati del CORDIS – conclude Bettoncelli – ci mostrano dunque quanto siano necessari e urgenti interventi di tipo educazionale e formativo per allineare i comportamenti dei medici di medicina generale alle raccomandazioni delle linee guida più accreditate”.
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