sabato, 25 settembre 2021
Medinews
20 Maggio 2009

IL PARTO IN ITALIA “VALE” 2000 EURO, IL DOPPIO IN DANIMARCA. ‘LA RICETTA ANTI-CRISI? INVESTIRE NEL MATERNO INFANTILE’

Roma, 20 maggio 2009 – Giorgio Vittori, al vertice della Società di ginecologia: “Le politiche di sostegno alla famiglia sono doverose sotto il profilo sanitario ed economicamente vantaggiose”

“È sulle donne e i bambini che bisogna scommettere per rilanciare l’economia del Paese. Ed è qui che rischiamo di restare ‘al palo’, se non vi sarà una decisa inversione di tendenza – afferma Giorgio Vittori, presidente della Società di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), alla vigilia della presentazione delle nuove tariffe di rimborso delle prestazioni sanitarie dal Ministero della Salute -. Gli interventi femminili sono attualmente fra i più penalizzati: un’appendicectomia viene rimborsata 3.814 euro, un intervento ricostruttivo dell’apparato riproduttivo femminile – essenziale per mantenere la fertilità – 3.017. E siamo il fanalino di coda anche rispetto al resto d’Europa. Un parto da noi viene valutato meno di 2.000 euro, in Danimarca siamo circa al doppio. Si tratta di una vera e propria distorsione, soprattutto se paragonata con quanto avviene altre aree terapeutiche, decisamente meno ‘strategiche’ per il futuro della nostra società. Riteniamo determinante combattere questa battaglia, in questa delicata fase di ridefinizione dei DRG: l’attuale situazione è inaccettabile e, nel disegnare il nuovo piano sanitario, sarà necessario rivalutare le prestazioni femminili, dando loro dignità. Quando vi è esitazione nelle politiche di promozione del materno infantile – continua Vittori – le conseguenze sono imprevedibili: le Istituzioni dovrebbero meditare su quali possano essere gli effetti nel lungo periodo del disinvestimento su quest’area. L’Italia ha registrato un calo del PIL decisamente superiore alla media europea, e non v’è dubbio che si respira un’aria di grave incertezza che si tra¬duce in paura del futuro. Basti pensare che ad oggi, in assenza di una reale politica di sostegno alla famiglia, chi determina l’aumento di natalità sono soprattutto gli immigrati”. Nel 2008, secondo una stima Istat, sono nati 576 mila bambini, circa 12 mila in più rispetto al 2007. Di questi circa 88mila sono figli di donne immigrate (il 15,3% del totale, nel 1999 erano il 5,4%). “La Francia spende 1,4 punti di PIL più dell’Italia per il sostegno alle famiglie con figli, circa 22 miliardi di euro. Una cifra importante che determina effetti diretti anche sulla domanda e sui tempi di reazione alla crisi. Come conferma l’analisi di autorevoli esperti – aggiunge Vittori – le nazioni che usciranno prima e con conseguenze più lievi dall’attuale congiuntura economica sono quelle che avranno investito nel futuro delle nuove generazioni”.

I ginecologi italiani indicano le priorità di intervento: “In primo luogo, si deve permettere che i bambini nascano sani e che le loro madri possano essere seguite nella maniera migliore, anche per preservare la fertilità in caso di complicanze o patologie. L’attuale situazione in cui siamo costretti ad operare, fra tagli e carenze di personale, rischia di mettere a dura prova la tenuta e l’eccellenza di un sistema che, ad oggi, presenta un tasso di mortalità materno infantile fra i più bassi al mondo. Investire in questo settore è non solo doveroso per tutelare la salute, ma anche vantaggioso dal punto di vista economico. Auspichiamo quindi che, in fase di ridefinizione delle tariffe, vi sia maggiore lungimiranza da parte di politici e amministratori per una decisa inversione di tendenza. Come Presidente – conclude Vittori- ho fatto di questa battaglia la priorità del mio mandato e invito le Istituzioni ad offrire nuove e maggiori opportunità su un settore ‘stranamente’ abbandonato e devalorizzato”.
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