sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
18 Novembre 2008

“IL CONSENSO INFORMATO SIA VIDEOREGISTRATO” LA SIGO: COSÌ SI SUPERA LA ‘MEDICINA DIFENSIVA’

Arriva dai ginecologi una proposta dopo la recente sentenza della Cassazione che rivoluziona la risarcibilità del danno non patrimoniale. L’importanza della comunicazione

Roma, 18 novembre 2008 – Trovare nuovi modi per il consenso informato significa migliorare il rapporto medico-paziente. Perché il paziente possa scegliere anche di non sottoporsi a una terapia. E perché il medico possa svolgere con maggiore serenità il proprio lavoro. La videoregistrazione del consenso informato rappresenta la vera svolta. La proposta viene dal congresso nazionale “Responsabilità professionale medica: consenso informato e nuove tecnologie”, promosso dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), che si è tenuto a Roma. Proprio la ginecologia è una delle aree della medicina in cui si registra un costante aumento del contenzioso medico- paziente. “Troppo spesso – afferma il prof. Giorgio Vittori, presidente SIGO – un momento così importante è limitato a una firma posta dal paziente su un foglio, pochi minuti prima di un intervento chirurgico. È invece opportuno, dove non vi è urgenza, che il medico spieghi al paziente la malattia da cui è affetto, le cure cui si deve sottoporre, evidenziando le eventuali complicanze delle terapie. Solo così il paziente può davvero capire”. “E la videoregistrazione – spiega l’avv. Virginia Gozzi, consulente SIGO – , inserita nella cartella clinica, avrebbe valore di prova: il paziente non potrebbe più lamentare la mancata spiegazione, o la non comprensione. Nel contenzioso medico-paziente si registra la cosiddetta inversione dell’onere della prova: se, infatti, il paziente lamenta di non essere stato informato, deve essere il medico convenuto a provare di averlo esaurientemente informato di tutte le caratteristiche ed i rischi dell’intervento. Il paziente, dunque, quando la cura cui si è sottoposto ha peggiorato la sua salute, può convenire il medico in giudizio e chiedere il risarcimento del danno, allegando di non essere stato informato sui rischi dell’operazione, e dimostrando soltanto: l’esistenza del contratto di prestazione d’opera professionale e l’esistenza del danno. Sarà il medico convenuto, se vuole evitare la condanna, a dovere provare: di avere informato il paziente sui rischi e sulle modalità dell’operazione e che l’omessa informazione non è dipesa da propria colpa”. “È importante – aggiunge Vittori – sensibilizzare tutte le direzioni sanitarie sull’efficacia del consenso videoregistrato. Queste procedure potrebbero tutelare le stesse direzioni sanitarie spesso citate in giudizio insieme ai medici”.

Da tempo si avvertiva la necessità di un confronto tra medici, avvocati e magistrati su un tema di così stretta attualità anche in relazione alla pubblicazione, l’11 novembre scorso, di quattro sentenze rivoluzionarie delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che modificano i criteri di risarcimento del danno. Vengono cioè meno le diverse sottocategorie di danno (danno morale soggettivo, esistenziale, ecc..) e restano solo due categorie di danno: danno patrimoniale e danno non patrimoniale. Spetterà al giudice personalizzare il danno in base alla lesione subita dal ricorrente. Inoltre, è stato ricordato dagli esperti, si registrano altri cambiamenti significativi: il diritto al risarcimento del danno è condizionato alla sussistenza degli ulteriori requisiti della gravità della lesione e della serietà dello stesso danno; e la perdita della vita in sè non è considerata risarcibile, ma è risarcibile quale pregiudizio morale il cosiddetto danno da agonia, a condizione che la vittima non si trovi in stato di coma. Si vedrà se a seguito di questa pronuncia verranno personalizzate le tabelle che ciascun tribunale utilizza per orientare i giudici nella liquidazione del danno. Ma un punto è certo: si tratta di modifiche che determineranno reazioni da parte delle associazioni a tutela dei pazienti per la sostanziale riduzione dei loro risarcimenti, specie nei casi più gravi. “L’impegno della Sigo – conclude il prof. Vittori – su questo versante rimane alto. Siamo convinti che solo da un rapporto basato sulla reciproca fiducia si può pensare di combattere la medicina difensiva”.
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