Medinews
30 Settembre 2004

IL “CARO FARMACO” ALLARMA GLI ONCOLOGI. UNO SU 2 TEME PRESSIONI NELLA SCELTA DELLE TERAPIE

sez,357

Al VI Congresso Nazionale AIOM i risultati del primo sondaggio tra gli specialisti

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Bologna, 21 settembre 2004 – Sotto pressione costante per ragioni di budget, in Italia un oncologo su due si dice condizionato dal bilancio della propria Azienda Ospedaliera nella scelta dei farmaci più innovativi. Un richiamo sulla situazione paradossale che sta vivendo la sanità: da un lato i costanti progressi scientifici e farmacologici consentono ormai di curare e guarire molte forme tumorali, con successi insperati solo 10 anni fa; dall’altro la spada di Damocle rappresentata dai tetti di spesa finisce per sfilare dalle mani dei medici la gestione della cura, per consegnarla in quelle più asettiche dei ragionieri. “Col rischio nel futuro – sottolinea il dott. Roberto Labianca, presidente nazionale AIOM – di privare le 260 mila persone che ogni anno vengono colpite da un tumore dei trattamenti salva-vita”. Ma i motivi di disagio sono anche altri: per 95 oncologi su 100 gli attuali Drg sono inadeguati alle esigenze della terapia oncologica e andrebbero modificati. In questo caso un oncologo su due (il 48%) sostiene la necessità dello scorporo del farmaco da questo sistema di calcolo e il 43% chiede maggiori stanziamenti per finanziare le cure realmente innovative. I dati emergono dal primo sondaggio condotto nel nostro Paese sul grado di soddisfazione della categoria nello svolgimento della professione. A promuoverlo, tramite un questionario è stata l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), che ha coinvolto oltre 500 specialisti di tutta Italia. I risultati sono stati presentati oggi nel corso della conferenza stampa ufficiale del VI Congresso Nazionale della Società scientifica, in corso sino a venerdì al palazzo dei congressi di Bologna. Un sondaggio offerto quale contributo alle istituzioni in particolare al Ministero con l’obiettivo della ricerca di soluzioni comuni per soddisfare l’esigenze dei pazienti pur nella necessità di razionalizzare la spesa sanitaria.


La ricerca compie passi da gigante, ma le direttive di economia aziendale talvolta mettono un freno all’accesso, per tutti, dei farmaci migliori. “Un primario del reparto di oncologia – continua il dott. Labianca – riceve oggi pressioni dalla direzione generale. Magari nessuno ti dice di modificare il tuo operato, poi però ti vengono inviati report periodici dove si sottolinea l’incremento di spesa rispetto all’anno precedente: un chiaro segnale, un invito implicito a stringere i cordoni della borsa”. In realtà la spesa per i farmaci è incostante aumento e si rischia che l’unico modo per ridurre i costi della struttura finisca per essere quello di privare i pazienti delle cure più attive e meno tossiche, oppure di ridurre il numero di pazienti
La responsabilità di questi condizionamenti non risiede comunque esclusivamente nelle direzioni generali. Le attuali leggi e il sistema di regolazione dei farmaci contribuiscono a questo stato di cose. “Il sondaggio – commenta ancora Labianca – mostra chiaramente l’insoddisfazione nei confronti dell’attuale sistema dei Drg. I rimborsi per l’accesso in day hospital sono infatti spesso inadeguati alle necessità attuali: non tengono conto dei casi specifici e soprattutto della necessità di rispondere ai costi più elevati delle molecole di nuova generazione. Le uniche soluzioni che vedo, e che del resto vengono evidenziate dal sondaggio, sono l’aumento del rimborso, oppure lo scorporo del farmaco dal Drg, che deve cioè considerare in modo separato il costo di accesso al day hospital e quello delle terapie, come gia del resto attuato in alcune Regioni italiane”.
Secondo il presidente dell’AIOM, per ovviare a questo stato di cose è necessario un intervento delle Istituzioni politiche e di strutture come l’Agenzia del farmaco in Italia o l’Emea nell’Unione Europea, che possono impegnarsi a mettere in commercio i farmaci innovativi a costi ridotti. “Compito non facile – ammette Carmelo Iacono, segretario nazionale AIOM – soprattutto tenendo conto dell’impegno economico promosso dalle aziende farmaceutiche nelle ricerche, che invitiamo, però, ufficialmente ad aiutarci a identificare quei pazienti che potrebbero maggiormente beneficiare della loro molecola. Per quanto ci riguarda – prosegue – faremo tutto il possibile per migliorare l’appropriatezza dei diversi farmaci in modo da evitare gli sprechi”. Per raggiungere questo obiettivo – sottolinea Marco Venturini, tesoriere AIOM – “l’Associazione si impegna a redigere e trasmettere linee guida e criteri di valutazione dei risultati, che possano uniformare nel tempo l’operato di tutti gli oncologi”. Così come si attiverà per informare di più e meglio i propri soci. “Nel sondaggio – aggiunge – l’85% degli oncologi ritiene infatti che debbano essere le società scientifiche ad occuparsi di aggiornare i propri soci sulle novità in campo terapeutico. Una richiesta a cui peraltro noi stiamo già rispondendo da tempo con riviste, pubblicazioni, opuscoli, newsletter e utilizzando anche quella rete informatica che, dopo la letteratura, è il mezzo più seguito per avere informazioni”.
“Il nostro sondaggio – conclude Labianca – non vuole lanciare solo una allarme fine a se stessa: l’AIOM intende con questo aprire un dibattito con tutti gli interlocutori, dalle autorità sanitarie regolatorie, alle aziende farmaceutiche, alle associazioni dei pazienti per trovare le soluzioni adeguate”.
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