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10 Ottobre 2009

IL CANCRO? PER 6 ITALIANI SU 10 SI PUÒ GUARIRE. MA SOLO LA METÀ SA COSA SIANO GLI SCREENING

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Milano, 10 ottobre 2009 – Per la prima volta l’AIOM indaga con un sondaggio la percezione dei tumori, scegliendo un ‘big killer’, quello del colon. Forte la fiducia nelle terapie, la prevenzione però resta al palo

Il tumore non è più un male incurabile: ne è convinto il 60% degli italiani. Una “rivoluzione culturale” rispetto alla percezione comune fino a pochi anni fa, legata alla miglior informazione sulla malattia e ai progressi delle terapie. Conquiste che appaiono evidenti, soprattutto quando si parla di un big killer, il cancro del colon retto, che tanto ha beneficiato dei nuovi farmaci biologici mirati e dei programmi di diagnosi precoce. Ma se uno su 2 dice che oggi di questa neoplasia si può guarire, il 42% sa che esistono terapie efficaci e personalizzate e il 73% crede siano anche meno “aggressive” per l’organismo, fa riflettere che solo il 38% affermi che si può prevenire e che ben uno su 4 non sia disposto a cambiare il proprio stile di vita per diminuire il livello di rischio. Per non parlare dello screening che è conosciuto solo dal 50% dei cittadini. La fotografia emerge dalla prima indagine condotta dall’Associazione Italiana di Oncologia medica (AIOM) sulla conoscenza, la prevenzione e le terapie sul tumore del colon retto. Un sondaggio che ha coinvolto nel settembre 2009 800 italiani, intervistati a Roma e Milano fuori da centri commerciali, presentato oggi nel capoluogo lombardo nella giornata di apertura del Congresso Nazionale AIOM. Più donne che uomini (62 contro 38%), la stragrande maggioranza (81%) ha conosciuto il cancro da vicino, perché ne è stato colpito un amico o familiare. “Insomma, il tumore quando viene fa meno paura ma gli italiani si impegnano ancora troppo poco per tenerlo lontano”, afferma il prof. Francesco Boccardo, presidente nazionale AIOM. “E non vi è consapevolezza sui fattori di rischio – aggiunge il prof. Carmelo Iacono, presidente eletto AIOM -: sono sottostimate in particolare l’importanza di praticare attività fisica (segnalata solo dal 15%) e di una corretta alimentazione (uno su due la sottovaluta). Al contrario voci come l’inquinamento vengono ritenute rilevanti nel provocare il tumore da un 59%”. Il dato sulla diagnosi precoce e l’adesione agli screening conferma come ancora nel nostro Paese serva molta educazione: su questo si orienterà l’impegno della Società scientifica. “Siamo riusciti a trasmettere con successo un messaggio di fiducia nelle terapie – continua il prof. Marco Venturini, segretario nazionale Aiom -: una scommessa vinta, anche perché sono trascorsi solo 5 anni dall’approvazione di bevacizumab, il primo trattamento anti-angiogenesi approvato dalla FDA per l’uso nel cancro del colon-retto avanzato o metastatico, che ha aperto la strada ad altri farmaci biologici. Ora dobbiamo impegnarci di più come società scientifica per educare alla prevenzione”.

Il cancro del colon-retto è stato individuato dagli esperti perchè paradigmatico: è la seconda causa di morte da tumore in Europa ed è il terzo più diffuso al mondo. Ogni giorno in Italia 120 persone ricevono una diagnosi per questa neoplasia e 40 ne muoiono: si tratta del secondo “big killer” che causa circa 16.000 decessi l’anno. “Ma si può prevenire con un corretto stile di vita, esiste uno screening ed è quello in cui i farmaci biologici hanno trovato il più largo impiego clinico – spiega il prof. Boccardo -. Questi elementi hanno modificanto profondamente la storia della malattia, tanto che oggi la sopravvivenza è pari al 54%”. “Abbiamo scelto questa neoplasia come emblema della portata dei cambiamenti avvenuti nella nostra disciplina – prosegue il prof. Iacono – per lanciare un messaggio di speranza in occasione del nostro più importante appuntamento scientifico annuale. Siamo orgogliosi inoltre che dal sondaggio sia emerso un significativo apprezzamento per il nostro lavoro: il 42% degli intervistati afferma che il livello dell’oncologia italiana è ottimo, il 34% buono. Giudizi che rendono conto dei nostri sforzi e riconoscono una situazione di oggettiva eccellenza, in cui l’Italia si distingue a livello mondiale per numero di pubblicazioni scientifiche e per il livello dell’assistenza. Certo i problemi non mancano e noi come Società scientifica siamo impegnati su più fronti per migliorare ogni giorno la vita dei pazienti nei nostri ospedali”. Il Congresso, che riunisce 3.000 partecipanti, affronta i temi più attuali legati sia alle novità scientifiche che alle questioni di politica sanitaria e culturale. “L’approccio a questa malattia sta radicalmente cambiando – conclude il prof. Venturini -. Non si fa più riferimento all’organo colpito ma ai meccanismi molecolari che sovrintendono lo sviluppo della neoplasia: un processo ormai avanzato che presto potrebbe portare ad una nuova classificazione dei tumori. Una rivoluzione destinata ad incidere profondamente sul modo di impostare le terapie, con un più completo e mirato utilizzo dei farmaci biologici: una grande risorsa, che potremo impiegare al meglio delle potenzialità, con un conseguente vantaggio in salute per i nostri pazienti, una razionalizzazione e un risparmio per il sistema sanitario”.

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