sabato, 28 novembre 2020
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5 Ottobre 2004

ICTUS, SCOPERTO IN ITALIA COME ‘SALVARE’ I NEURONI. UNA MOLECOLA RIPARA I DANNI AL CERVELLO

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La ricerca sviluppata da Wyeth, in collaborazione con le Università di Perugia e Firenze. Perte la collaborazione con Sienabiotech nelle malattie neurodegenerative. Laurea honoris causa in Chimica e tecnologia del farmaco al ricercatore Frank Walsh.

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Roma, 5 ottobre 2004 – L’inibitore PARP, una molecola che la Wyeth Research sta studiando in collaborazione con le Università di Perugia e Firenze, sembra offrire concrete speranze per poter impedire la morte di neuroni colpiti dall’ictus. Lo rivela uno studio appena pubblicato su Molecular e Cell Neuroscience, principale rivista di settore. Di questa e altre promettenti molecole che potrebbero cambiare l’approccio alle malattie degenerative del cervello si parlerà all’Università di Perugia nel corso del congresso internazionale “Restoring Function to the Damaged Brain” che si apre domani nel capoluogo umbro con la partecipazione dei maggiori neuroscienziati del mondo. La giornata di apertura vede anche un altro importante riconoscimento: la laurea honoris causa in chimica e tecnologia del farmaco a Frank Walsh,vice presidente e direttore del “drug discovery” Wyeth, a testimonianza del suo riconosciuto impegno scientifico dove la collaborazione con l’universita’ e’ stata fondamentale.

Gli inibitori delle PARP sono solo uno dei principali risultati. Wyeth in Italia ha un importante centro di ricerche, European Drug Safety & Metabolism Center (nel 2000 era destinato alla chiusura oggi è la punta di diamante della ricerca in Europa): qui vengono testate diverse molecole innovative in ambito neurologico ed oncologico e si prevede una forte espansione nei prossimi anni. Attualmente dal 2000 ad oggi ha investito più di 100 milioni di euro (corrispondenti a 4 anni di utili reinvestiti), ha due stabilimenti di produzione ad Aprilia e Catania e quasi 2 mila dipendenti: molte assunzioni sono state fatte nella fase di mercato, il 2002, più recessiva dal 1939 ad oggi. “Grazie alla clonazione del genoma umano – spiega Frank Walsh, tra i più apprezzati ricercatori nel settore delle neuroscienze e vicepresidente Wyeth – ci sono più di 5.000 molecole che offrono sfide significative agli scienziati di oggi per rivelare il loro specifico coinvolgimento nelle malattie”. “E gli inibitori delle PARP sono una delle più promettenti – spiega il prof. Roberto Pellicciari dell’Università di Perugia, che l’ha sintetizzata e studiata assieme al prof. Flavio Moroni dell’Università di Firenze – Ictus, ischemia cerebrale causano un ‘insulto’ eccitotossico provocato dal glutammato, cioè la liberazione del calcio e di radicali liberi, sostanze che determinano l’attivazione delle molecole enzimatiche Poly-ADP-Ribose-Polymerase o PARP.” Di fronte al danno neuronale le PARP agiscono in modo selettivo: se il danno al DNA dei neuroni è modesto lo riparano; se è grave uccidono i neuroni colpiti dall’ictus.
“E’ questa una delle cause della morte neuronale da ischemia – spiega ancora il prof. Pellicciari – con danni al cervello e invalidità o morte del paziente. Bloccare in modo selettivo le PARP è dunque fondamentale per arrestare il processo di morte neuronale”. Ma non è solo questo il campo in cui Wyeth sta investendo in ricerca.
L’immunosoppressore di origine biologica Rapamune, isolato nel terreno dell’isola di Pasqua (Rap Nui) nel 1973 è un farmaco antirigetto approvato dalla FDA in associazione alla ciclosporina; un analogo è in sperimentazione ora come antitumorale e sarà probabilmente lanciato nel mercato tra qualche anno. E ancora, farmaci per la cura della malattia di Alzheimer, su cui vengono riposte molte speranze, La ricerca Wyeth punta soprattutto sulla caliceamicina, sostanza trovata casualmente in un campione di uno strato (“caliche”) di argilla nel Texas, letale per tutte le cellule comprese quelle che compongono l’organismo da cui deriva. Accoppiando alla caliceamicina un anticorpo per la leucemia mieloide acuta, malattia fatale nell’uomo, si è ottenuto il Mylotarg, “targeted drug” che accomuna l’elevata selettività per la malattia alla bassa incidenza di effetti collaterali dovuti ala caliceamicina.
Anche nel campo della depressione ci sono importanti novità: dalla venlafaxina – il primo inibitore del reuptake della serotonina e noradrenalina ad essere introdotto per la cura della depressione nel 1999 – nei laboratori Wyeth è stato ricavato un suo metabolita, più attivo e con minori effetti collaterali, che è in fase III di sperimentazione clinica e sarà disponibile nel mercato fra 3-4 anni.
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