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29 Giugno 2004

I NEFROLOGI: IN 15 ANNI IN ITALIA RADDOPPIATI I PAZIENTI. UN ESAME DELLE URINE PER EVITARE DIALISI E SALVARE IL RENE

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Torino, 28 giugno 2004 – Ogni anno in Italia 10.000 persone entrano in dialisi: un vero esercito di pazienti che, per continuare a vivere, deve sottoporsi per tutta la vita a trattamenti di purificazione del sangue. Ciò che li aspetta da quel momento, quando è impossibile il trapianto, è la prospettiva di recarsi in ospedale almeno tre volte la settimana per sedute di circa quattro ore. La malattia renale rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica, oltre che una spesa enorme per il sistema sanitario nazionale. “50.000 euro l’anno: tanto costa un malato in dialisi – sottolinea il prof. Francesco Locatelli, Direttore del Dipartimento di Nefrologia e Dialisi all’Ospedale “Manzoni” di Lecco e Presidente della Società Italiana di Nefrologia -. Attualmente sono 40.000 gli uomini e le donne in trattamento: praticamente il doppio dei pazienti in cura 15 anni fa.” Le cause di questo aumento, le possibili soluzioni, i progressi della ricerca sono gli argomenti trattati nel 45° Congresso nazionale della Società Italiana di Nefrologia (SIN) in corso a Torino fino al 30 giugno e che riunisce oltre 2.000 esperti provenienti da tutta la Penisola.
“In un certo senso – spiega Locatelli – per i nefrologi un paziente in dialisi o in lista per un trapianto costituisce una sconfitta. Soprattutto se consideriamo che una diagnosi precoce consente interventi con terapie farmacologiche efficaci”. E perché questo avvenga è sufficiente un banale esame delle urine. In particolare studi recenti hanno evidenziato quanto la valutazione dei valori di albumina nelle urine sia importante: infatti è ormai accertato che la presenza di questa proteina nelle urine costituisce un importante fattore di rischio non solo per nefropatie, ma anche per le malattie cardiovascolari. La SIN, dunque, non ha dubbi: “Rivolgiamo un appello ai medici di famiglia – insiste il prof. Locatelli – per prevenire malattie renali e cardiovascolari non misurate solo la pressione arteriosa, peraltro importantissima, ma prescrivete periodicamente un esame delle urine”.

L’età media della popolazione è aumentata considerevolmente, così come il numero di patologie associate all’invecchiamento. Con l’avanzare degli anni diventano infatti più probabili malattie cardiovascolari, tumori, disfunzioni renali. “Sono soprattutto anziani a dover ricorrere alla dialisi – spiega il Prof. Giovanni Cancarini, Segretario nazionale della SIN- con una situazione clinica, specie cardiologica, compromessa. Nell’arco di 10-15 anni abbiamo assistito ad un radicale mutamento dell’andamento epidemiologico della patologia: se in precedenza il rapporto tra 20/40enni e ultra sessantacinquenni era di 1 a 1, oggi per ogni paziente giovane in cura ce ne sono 6 anziani. Sicuramente ciò è dovuto, in larga misura, all’incremento dell’aspettativa di vita e quindi ad un’ ‘usura’ fisiologica dell’organo.” Proprio per questi motivi è fondamentale intervenire in tempo, tenendo sotto controllo i principali fattori di rischio. “Vanno accuratamente monitorati anche ipertensione e soprappeso – afferma Locatelli – per impedire che si instauri una malattia renale progressiva specie secondaria a diabete, con le note complicanze cardiovascolari e oculari”.
La strategia davvero vincente da adottare e l’unica in grado di arginare il fenomeno – prosegue il presidente della Società Italiana di Nefrologia – è investire in prevenzione, anche perché di malattie renali si parla purtroppo molto poco perché spesso il rene è “muto” nella sua malattia distruttiva. L’età è il primo fattore di rischio, come lo è per altre patologie, malattie cardiovascolari e tumori compresi. Ma per i reni è diverso. “Interventi chirurgici riparativi e trapianti sono spesso esclusi nel caso di persone in età troppo avanzata e nel caso di una funzione renale esaurita, la dialisi rappresenta la sola alternativa. Oggi è necessario intervenire in anticipo affrontando una nefropatia quando ancora i farmaci disponibili possono fare molto. Il nostro obiettivo – conclude il prof. Locatelli – è di evitare le deriva degli Stati Uniti, a cui si stanno accodando la Germania e altri Paesi europei, dove stili di vita errati, un’alta percentuale di persone in sovrappeso o obese, fanno sì che il 50% dei malati di reni candidati alla dialisi sia diabetico e cardiopatico. Avere un cuore in ordine significa inoltre poter affrontare l’eventuale trapianto con minori rischi”.
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