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14 Novembre 2010

I GINECOLOGI: SIAMO COL MINISTRO SULLA RIFORMA DEI PUNTI NASCITA. “LE PRIORITÀ? REVISIONE DEI DRG E LOTTA AL DOLORE FEMMINILE”

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Milano, 14 novembre 2010 – Ok all’accorpamento dei centri per garantire assistenza 24 ore al giorno con tutte le figure competenti. Serve maggiore attenzione per la salute della donna, dall’adolescenza alla menopausa

Il “percorso nascita” in Italia è in fase di trasformazione: i piccoli centri confluiranno in quelli più grandi, con almeno 1.000 parti l’anno ed assistenza 24 ore su 24, verrà incentivato – anche economicamente – il parto naturale, si garantirà l’epidurale a tutte le donne. È quanto prevede la riforma disegnata dal Ministro Fazio e presentata alle Regioni, una proposta che incontra l’approvazione dei ginecologi italiani: dal massimo appuntamento scientifico che si apre oggi a Milano, giunge il consenso generale. “Disegna un sistema più moderno e più adatto alle esigenze delle madri di oggi – afferma Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) che inaugura il suo 86° Congresso nazionale, il 51° dell’Associazione Ostetrici e Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI) -. Ma la rivoluzione si compirà solo se si darà il giusto riconoscimento a tutte le fasi, dalla pianificazione familiare alla nascita. Per questo è indispensabile intervenire sui rimborsi e i DRG. Oggi un parto normale “vale” meno di un’artroscopia, dai 1.200-2.000 euro. Se le prestazioni che riguardano l’ostetricia e la ginecologia non vengono rivalutate, per far quadrare i conti ci si troverà costretti a limitarle controllandone la quantità e diminuendo la qualità”. Il cambiamento necessario è in primo luogo culturale, di approccio alla salute della donna: “Vi è una scarsa attenzione a tutti quei disturbi ‘di genere’ che hanno come denominatore comune il dolore, in ambito pelvico, addominale e sistemico, dall’adolescenza alla menopausa – denuncia la prof.ssa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia del San Raffaele Resnati di Milano e co-presidente del Congresso -Dolore che spesso interessa più organi e funzioni: la comorbilità è un altro aspetto critico e negletto della salute della donna. Da un nostro sondaggio effettuato su 750 italiane che lamentano sofferenza ginecologica emerge che il dolore pelvico è molto diffuso e che le correlazioni sono sottostimate: il 56% di loro soffre di colon irritabile, il 47.8% di dispareunia, il 37.3% di mestruazioni dolorose (e di queste ben l’86,6% prima dei 20 anni), solo per citare i più consistenti. Il 66.3% giudica questa sofferenza di intensità pari a 7 o più in una scala da 1 a 10 ed ha un impatto pesante sulla vita quotidiana: ben il 21.1% afferma di provarlo sempre, il 16.3% una volta a settimana. E’ quindi indispensabile una maggior formazione dei medici sul dolore e questo Congresso vi dedica ampio spazio”. L’attenzione per questo aspetto scarseggia nella pratica anche nei confronti del parto: “In Italia attualmente solo il 16% delle strutture offre l’anestesia epidurale, in Gran Bretagna e in Francia la utilizza il 70% delle partorienti, il 90% negli Usa – spiega il prof. Nicola Natale, Primario Emerito A.O. Manzoni di Lecco e co-presidente del Congresso -, una chiara discriminazione per le nostre pazienti. l’obiettivo è che tutti gli ospedali offrano modalità efficaci per alleviare il dolore, considerando che esistono anche altre forme di controllo, come ad esempio l’agopuntura sperimentata con successo a Lecco”. Il sistema attuale è stato disegnato negli anni ‘60, quando i parti superavano il milione l’anno. “Oggi sono meno della metà, ma è aumentata la complessità, per l’innalzamento dell’età alla gravidanza e perché sono cambiate le donne – afferma il prof. Mauro Buscaglia, Direttore del dipartimento di Ginecologia del San Carlo di Milano e co-presidente del Congresso – basti pensare che nel 2008 sono stati 72.472 i figli di genitori stranieri. Al San Carlo, ben 544 donne su 1500 che hanno partorito nel 2009 erano extracomunitarie. Di queste il 10% musulmana. Su 776 aborti totali, nel 63% dei casi la richiesta è venuta da straniere, il 17% delle quali islamiche. Donne che in genere non si fanno visitare dal ginecologo se non in presenza del marito, e solo da medici donna. È evidente quindi l’urgenza di preparare il personale a confrontarsi con culture, sensibilità e problematiche nuove”. Il Congresso, che affronta a 360° le tematiche della salute femminile, giunge al termine di un anno “caldo” per la ginecologia, al centro di alcuni episodi che hanno creato nel Paese preoccupazione e sconcerto: “È necessario rassicurare la popolazione, senza negare le criticità – afferma il prof. Giovanni Monni, primario di ostetricia e ginecologia all’Ospedale Microcitemico di Cagliari e presidente AOGOI -. La più evidente è il tasso di cesarei, che con una media del 38% è il più alto in Europa, sintomo evidente degli attuali problemi organizzativi. La riforma deve però avvenire in maniera virtuosa, senza prevedere tagli al personale che anzi va potenziato. Vanno uniti gli organici e chi attualmente lavora in piccoli centri andrà a supportare le équipe di quelli più grandi. Per riuscirci servono però risorse economiche: solo un impegno reale potrà consentire che questa riforma diventi concreta. Non vogliamo accada come per il Progetto obiettivo materno infantile 2000-2002, completo nei contenuti ma rimasto sulla carta”.
Il congresso affronta a 360° le nuove esigenze di salute della donna, dall’ostetricia alla ginecologia, con particolare riguardo all’innovazione in ambito scientifico e tecnico. Fra i temi centrali vi è infatti la chirurgia conservativa e mini-invasiva, più rispettosa dell’integrità genitale femminile. La laparoscopia si pone oggi come via di accesso preferenziale, si tratti di patologia benigna o maligna, può essere utilizzata nella chirurgia conservativa o demolitiva dell’utero in percentuali vicine al 100%.
Il livello del programma scientifico è molto elevato, con l’obiettivo di rappresentare un appuntamento imprescindibile di aggiornamento deontologico, professionale ed etico per essere realmente al servizio e a fianco della donna, dall’adolescenza alla vecchiaia, con attenzione alle ripercussioni sul bambino e sulla coppia. “Una riflessione che catalizzi una maggiore professionalità e responsabilità, non solo per una ginecologia-ostetricia migliore, ma anche per avere specialisti più gratificati e valorizzati. Se vogliamo essere importanti istituzioni che si occupano di materno infantile, cioè del presente e del futuro del nostro Paese, dobbiamo farci portavoce delle istanze della professione e del mondo che rappresentiamo – concludono all’unisono i Presidenti -. Alle Istituzioni dobbiamo ricordare gli enormi valori collegati alla maternità e alla salute della donna. Alla società, ribadiamo che noi siamo i loro alleati. Ci battiamo affinché la tutela della salute femminile e del bambino riceva il giusto riconoscimento attraverso il miglioramento continuo dell’offerta di servizi di qualità”.

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