domenica, 5 febbraio 2023
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12 Ottobre 2010

I GINECOLOGI: “CHIEDIAMO PIÙ INVESTIMENTI E PERSONALE. LE STRUTTURE DEVONO POTER ESSERE OPERATIVE 24 ORE SU 24”

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Roma, 12 ottobre 2010 – Per garantire la qualità, il numero di parti non è il solo criterio da considerare: le donne devono esigere che il centro sia dotato dei requisiti di base. Il sistema è di eccellenza ma serve una riorganizzazione

I ginecologi italiani chiedono che le risorse, umane e finanziarie, oggi utilizzate per le strutture inadeguate servano per potenziare i centri di secondo e terzo livello, opportunamente attrezzati per far fronte anche ad imprevisti e complicanze. Dopo i fatti tragici che hanno recentemente portato grande attenzione alla tutela della salute materno-infantile, le più rappresentative Società scientifiche della ginecologia italiana, SIGO e AOGOI, e il sindacato di categoria FESMED, propongono compatti una riforma del sistema. Interventi concreti, che non comportano alcun taglio di personale ma una sostanziale riorganizzazione. “La nuova mappa del parto in Italia deve prevedere un numero inferiore di strutture sul territorio ma meglio attrezzate, con la presenza, 24 ore su 24, di una guardia ostetrica, del neonatologo e la possibilità di usufruire dell’analgesia epidurale, con la disponibilità a tempo pieno dell’anestesista. Indispensabile anche una diagnostica per immagini, con laboratorio d’urgenza ed emotrasfusionale sempre operativo e il trasporto d’emergenza per i trasferimenti delle madri e dei neonati in centri di specializzazione superiore. Indipendentemente dal numero di nascite che vengono assistite, la mancanza di questi cinque requisiti crea le condizioni perchè si possa verificare l’errore. Il parto è un atto medico e come tale comporta dei rischi. Ogni donna dovrà avere la possibilità di scegliere dove partorire, dopo aver valutato le dotazioni della struttura alla quale intende affidarsi”. Il nostro Paese è fra i migliori al mondo: la mortalità infantile è del 3,3 per mille, quella neonatale del 2,35 per mille (è il 5,3% in Gran Bretagna, 6,7% negli USA). Su quella neonatale negli ultimi 5 anni, sono stati segnalati in Italia 40 casi e 21 sono stati quelli relativi alla morte materna al parto, a fronte di circa 2 milioni e 800.000 nati. “È necessario rassicurare la popolazione, senza negare le criticità, che esistono. La più evidente è il tasso di cesarei, che con una media del 38% è il più alto in Europa, sintomo evidente degli attuali problemi organizzativi”. Secondo un’indagine condotta nel 2009 dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, questi sono di gran lunga più determinanti rispetto agli aspetti clinici (59% vs 32%). “Per ridurli è necessario agire contemporaneamente su più fronti. La carenza di organici coincide con una crisi nella formazione dei medici specialisti. Ma è l’intero “sistema” che non è più adeguato a rispondere ai bisogni della popolazione”.

La rete ostetrico-ginecologica italiana è stata concepita negli anni ‘60 quando le nascite erano un milione duecentomila, oggi sono meno della metà: nel 2009 sono state 568.857 (7.802 in meno rispetto al 2008, -1,4%). Ma è aumentata la complessità, a causa soprattutto dell’età sempre più elevata alla gravidanza: quella media al primo parto è 34 anni. Le mamme over 40 nel 2008 sono state 32 mila (erano 20 mila in meno nel 1995). In questo gruppo di pazienti il ricorso al taglio cesareo è del 60%. “E i DRG ginecologici sono sottostimati – aggiungono gli esperti -: un parto spontaneo vale meno di un’appendicectomia non complicata. Non vogliamo cercare alibi: chi sbaglia in corsia va sottoposto ad un procedimento di verifica e, se del caso, sanzionato. Ma non si può compromettere per singoli episodi isolati la credibilità di un sistema di eccellenza che funziona, pur nella carenza di risorse e investimenti. Il nostro obiettivo è ripartire da qui per ridare dignità e valore alle prestazioni che attengono alla salute della madre e del bambino, quindi al futuro stesso della nostra nazione. E ridare fiducia ai milioni di donne che ogni giorno si recano nei nostri reparti”.

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