sabato, 28 novembre 2020
Medinews
11 Febbraio 2004

GLI ITALIANI SONO SEMPRE PIÙ SORDI. GLI ESPERTI: OGNI GIORNO 30 NUOVI CASI

Il prof. Passali: “Il fenomeno crescerà di oltre il 25% entro il 2025. Tra le categorie più a rischio i bambini e i giovani”. In arrivo nuovi apparecchi digitali

Milano, 2 dicembre 2003 – Si sviluppa in modo quasi impercettibile, peggiorando gradualmente. La perdita dell’udito è una malattia subdola: ogni giorno in Italia 30 persone ne sono colpite. Ma il dato più allarmante riguarda le giovani generazioni: sono oltre 60 mila i bambini affetti da forme gravi di sordità e ogni anno nascono 1000 bambini con questo problema. Il fenomeno è comune a tutto il mondo occidentale: 70 milioni di cittadini europei soffrono per una riduzione della capacità uditiva, e il numero è destinato a crescere di oltre il 25% entro il 2025. Numeri ‘pesanti’ che il prof. Desiderio Passali, direttore dell’Istituto di Discipline Otorinolarinogologiche dell’Università di Siena e presidente dell’Eufos (European Federation of ORL Societes), spiega così: “La nostra capacità uditiva peggiora già a partire dai 30/40 anni e il problema arriva a coinvolgere due persone su tre oltre i 65 anni. Le cause principali sono certamente rappresentate dall’invecchiamento della popolazione, ma anche l’inquinamento acustico (soprattutto da traffico) e la musica ad alto volume (soprattutto fra i giovani) non sono da meno. Nonostante questo il fenomeno continua ad essere sottovalutato sia nell’educazione, sia nella prevenzione che nella cura. “Coloro che riconoscono ed affrontano il problema – spiega il dr. Ovidio Brignoli, vicepresidente nazionale della SIMG, la Società Italiana dei medici di famiglia – sono ancora troppo pochi. Un terzo dei malati impiega ben tre anni prima di parlarne con il medico di famiglia o con lo specialista. Il 37% non è cosciente del problema, mentre del rimanente 63% il 30% non ha mai effettuato un controllo, pur sapendo di avere una ridotta capacità uditiva”. Con conseguenze davvero pericolose “tra le quali – aggiunge Passali – la diminuzione della capacità del nostro cervello di interpretare i suoni, con un sensibile peggioramento della qualità di vita, e conseguenze fisiche e psicologiche rilevanti”.

Per questo è fondamentale che il paziente esegua un controllo dell’udito e inizi un percorso di riabilitazione audiologica, coinvolgendo il medico di famiglia, lo specialista, il tecnico audioprotesista e i familiari. “Nella maggioranza dei casi – continua Passali – è possibile risolvere quasi completamente il problema con l’impiego degli apparecchi acustici digitali di ultima generazione, esteticamente molto più discreti e con una qualità del suono hi-tech, che consente ai portatori una capacità di discriminazione sonora simile a quella di una persona con udito normale”. All’avanguardia nel campo del deficit uditivo, grazie ad un sistema multi-canale di riduzione del rumore e un sistema direzionale adattativo a doppio microfono, è stato sviluppato “Senso Diva” prodotto dalla danese Widex, azienda leader a livello mondiale nella costruzione dei nuovi apparecchi acustici digitali, dalla fine dello scorso anno presente anche in Italia con una sua filiale. “La qualità del suono raggiunta di questi nuovi apparecchi – ricorda Laura Giannetti, direttore generale Widex Italia, joint-venture fra l’azienda danese e l’italiana Coselgi – è paragonabile a quella delle immagini e dei suoni riprodotta dai televisori digitali. Da questo punto di vista è possibile parlare di un approccio realmente innovativo al problema perché i portatori di apparecchi acustici possono sentire ciò che vedono e aspirare a un miglioramento della qualità della loro vita. Con lo sviluppo di bisogni sempre più complessi infatti queste persone richiedono non tanto il semplice recupero della capacità di sentire, quanto il pieno reinserimento nelle attività di tutti i giorni”.
Widex, fondata nel 1956 in Danimarca e attualmente diffusa in 90 Paesi, è la quinta multinazionale del settore con una quota del mercato mondiale pari al 10% (27% del mercato degli apparecchi acustici digitali). Il 12% del suo fatturato è impiegato in attività di R&S.
L’ipoacusia riduce l’abilità di ricevere i segnali uditivi, di identificare i suoni, di rendersi conto dell’ambiente circostante, di comprendere la voce parlata sia negli ambienti rumorosi che in quelli tranquilli. Inoltre provoca stress, affaticamento, dolori e tensioni muscolari. Dal punto di vista psicologico può indurre ansia, depressione, vergogna, scarsa autostima, rifiuto di sé, isolamento. Senza tralasciare poi le conseguenze sulle persone che ci circondano, a partire dalla famiglia, e nell’ambiente di lavoro. “Per questo è importante intraprendere – ricorda ancora Passali – prima possibile il percorso di riabilitazione audiologica, in quanto sarà più facile poi trarne vantaggio. Grazie alla tecnologia evoluta e alla collaborazione fra medici specialisti e audioprotesisti oggi è possibile fornire una risposta adeguata ai bisogni complessi dei pazienti ipoacusici, i quali possono aspirare al pieno reinserimento nelle attività di tutti i giorni. E in questo il ruolo del medico è fondamentale nell’indirizzare il paziente”.(Carlo Buffoli)
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