venerdì, 4 dicembre 2020
Medinews
22 Settembre 2003

EPIDEMIOLOGI, LE ‘SENTINELLE’ DELLA SALUTE. A VERONA PRIMO MASTER UNIVERSITARIO

Da un’indagine emerge che in Veneto solo 4 Aziende Sanitarie su 23 hanno
un servizio dedicato all’epidemiologia ma con pochi professionisti a tempo pieno

Verona, 22 settembre 2003 – Dopo l’11 settembre, la fobia del bioterrorismo ne sta facendo una delle figure professionali più ricercate in America. Ma al di là delle emergenze, è per il ruolo di ‘sentinella’ dello stato di salute della popolazione – dall’influenza alla Sars, dai tumori alle malattie cardiovascolari, fino ad arrivare alle morti da caldo di questa torrida estate e agli effetti dell’inquinamento – che il lavoro dell’epidemiologo diventa sempre più strategico, sia in ambito preventivo che di organizzazione dei servizi sanitari, chiamati a prendere decisioni, talvolta immediate, sugli interventi da adottare. Malgrado ciò, in Italia sono ancora pochi gli specialisti e ancora meno le risorse investite dagli enti pubblici in questo settore. Non fa eccezione il Veneto, dove solo in 4 su 23 aziende sanitarie monitorate le attività vengono svolte in una struttura specificamente dedicata e dove, complessivamente, sono pochi i professionisti che se ne occupano a tempo pieno. Quasi nullo invece l’apporto delle province e dei comuni, che hanno totalmente delegato alle Asl questa attività. I dati emergono da un’indagine a risposta anonima promossa dall’Università di Verona e da GlaxoSmithKline, i cui risultati saranno illustrati martedì 23 settembre, nel corso del convegno “L’epidemiologia e gli epidemiologi: il ruolo e i profili nella nuova Sanità”, in programma dalle 9 alle 13.30 nell’Aula Magna del Polo didattico “Giorgio Zanotto” dell’Università di Verona. All’incontro verrà anche presentato il Master Universitario in Epidemiologia Valutativa, uno dei primi in Italia, diretto dal prof. Roberto De Marco, ordinario di Statistica Medica ed Epidemiologia Clinica dell’Università di Verona e coordinato dal prof. Gabriele Romano ordinario di Igiene dell’Ateneo scaligero.

“Molte decisioni in ambito sanitario, sociale ed ambientale – spiega il prof. De Marco – dovrebbero essere conseguenza di analisi basate su dati recenti, validati ed affidabili. L’epidemiologia e gli epidemiologi hanno dunque un compito cruciale in questo processo, in quanto sono chiamati a produrre e interpretare le evidenze scientifiche più rilevanti per un determinato problema. Va comunque detto che stiamo parlando di una disciplina relativamente recente e che il mondo sanitario non sembra averne recepito completamente l’importanza”. Prova ne sono, come detto, i risultati preliminari dell’indagine che ha visto coinvolte 23 Aziende Sanitarie venete, le 7 province e 29 comuni al di sopra dei 20.000 abitanti, e il cui obiettivo era di avere una fotografia della situazione regionale relativamente alla conoscenza, ai progetti e alle risorse investite in ambito epidemiologico. “Il primo dato che emerge – afferma la dott. Francesca Patarnello, Responsabile Clinical Data Science di GlaxoSmithKline e docente del Master – è che solo le Aziende sanitarie hanno competenze specifiche. Le prime 14 (su 23), che hanno risposto ai questionari, hanno tutte dichiarato di fare attività epidemiologica, a fronte di 1 sola delle 5 province che hanno aderito all’indagine e di 4 comuni sui 18 effettivamente monitorati (in 11 non hanno dato seguito al questionario). In ogni caso sono pochissimi i professionisti delegati: 17 con incarico permanente e 24 con incarico secondario nelle 14 ASL che hanno sinora risposto. Tra tutti gli intervistati – prosegue Patarnello – la metà si dichiara però consapevole della necessità di invertire la rotta, attraverso l’incremento di risorse e competenze. Anche perché in molti hanno ammesso di aver dovuto prendere decisioni socio sanitarie senza un sufficiente supporto analitico, cioè con scarse evidenze scientifiche”.
In Veneto comunque qualcosa si sta muovendo: in primo luogo è una delle prime Regioni in Italia che si è dotata di un Servizio Epidemiologico Regionale e di un Servizio di Epidemiologia dei Tumori; un’altra nota positiva è l’istituzione di questo Master biennale a numero chiuso (25 posti) aperto a medici, biologi, farmacisti, veterinari statistici e fisici, che il prossimo anno diplomerà i primi esperti.
“Il ruolo dell’epidemiologia e dell’epidemiologo – dice il prof. Romano, coordinatore scientifico del Corso – appare oggi più che mai di fondamentale rilievo in ragione della complessità del Sistema (socio) sanitario, nei diversi momenti della pianificazione, programmazione, organizzazione dei Servizi assistenziali. L’evoluzione continua dei bisogni della popolazione e le conseguenti modificazioni di domanda ed offerta di prestazioni richiedono dati integrati ed aggiornati in tutte le fasi del processo di programmazione, in una visione sistemica che è propria dell’epidemiologo”
“Con il Master – sostiene il prof. De Marco – intendiamo formare professionisti qualificati da impiegare in tutte le strutture coinvolte nelle decisioni che hanno effetto sulla salute dei cittadini; dalle Aziende Sanitarie alla Regione, dall’Università e Istituti di ricerca all’Industria e ai Comuni. Scopo del convegno di domani è proprio quello di iniziare una riflessione e un confronto con tutti gli Attori del Sistema sanitario sul peso che l’epidemiologia e gli epidemiologi hanno nelle scelte decisionali e sulla necessità di maggiori investimenti in risorse umane ed economiche”. Un’apertura di dialogo che interessa anche le aziende farmaceutiche. “GlaxoSmithKline – conclude la dott. Patarnello – appoggia l’iniziativa riconoscendo un ruolo fondamentale a questa disciplina e all’importanza nell’evoluzione dei Sistemi sanitari di avere a disposizione sempre dati nuovi e indipendenti”.
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