venerdì, 27 novembre 2020
Medinews
17 Giugno 2008

EPATITE B CRONICA, QUANDO L’EPIDEMIA È SCONOSCIUTA

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A Napoli un convegno per comprendere le reali dimensioni del fenomeno

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Napoli, 17 giugno 2008 – La parola d’ordine è sensibilizzare e informare. La comprensione del fenomeno epatite B non raggiunge ancora livelli adeguati, anche tra i professionisti della salute. Ma sono sufficienti pochi dati per cogliere le dimensioni del problema: in Italia vi sono un milione di portatori cronici del virus e ogni giorno 57 persone muoiono per cirrosi o tumore del fegato. Se non trattata, infatti l’infezione, nella forma cronica, evolve in cirrosi nel 10-20% dei casi ed in quasi la metà di questi si verifica il decesso per insufficienza epatica o epatocarcinoma. Per fare il punto sui dati epidemiologici e sulle cure disponibili, si tiene oggi a Napoli, all’Hotel Renaissance Mediterraneo dalle 9 alle 19.30, il meeting “Epatite B, un’epidemia sconosciuta?”, promosso da Paolo Ascierto e Vincenzo Montesarchio (presidente onorario Marcello Piazza), con la collaborazione dell’Istituto Nazionale Tumori “Fondazione G. Pascale” e dell’ Azienda Ospedaliera Cotugno. Vi sono armi efficaci per arrestare il decorso della malattia, rappresentate dalle terapie antivirali; perché la cura funzioni però è fondamentale che non si sviluppi resistenza virale. Da poco è disponibile anche in Italia, entecavir, molecola di nuova generazione, che ha dimostrato di avere elevata potenza e alta barriera genetica con un bassissimo rischio di sviluppare resistenza. Infatti, per sfuggire ad entecavir il virus dell’epatite B cronica deve sviluppare almeno tre mutazioni. Al contrario, per gli altri antivirali oggi disponibili la perdita di efficacia si sviluppa con una o due sole mutazioni del virus. Questo significa poter iniziare a trattare i pazienti prima e meglio, così da ridurre i rischi di insorgenza di cirrosi o di epatocarcinoma.

Nel corso del convegno verranno affrontate diverse tematiche di estrema attualità, quali la gestione infettivologica del paziente trapiantato, il trattamento dell’infezione da virus B nei pazienti oncologici sottoposti a terapie con farmaci citotossici, le indicazioni alla profilassi e al trattamento dell’epatite B nei pazienti immunocompromessi e la coinfezione HIV/HBV. Non va inoltre dimenticato il ruolo delle Istituzioni, strettamente legato al problema dei costi sociali ed economici. La patologia non opportunamente trattata implica costi di gestione rilevanti: si passa dai 2.000 euro per un paziente con epatite compensata agli 81.000 euro richiesti per un trapianto di fegato. La diffusione delle terapie più moderne disponibili per la cura dell’epatite B cronica non è ancora sufficiente e non è assolutamente in linea con quanto ci si dovrebbe aspettare in un Paese moderno e con un Servizio Sanitario Nazionale che a detta dell’OMS è ai primi posti della graduatoria mondiale. Nel nostro Paese solo ventimila persone sono in terapia, ma molte di più potrebbero trarre beneficio da trattamenti efficaci per arrestare l’evoluzione della malattia. I timori di insorgenza di resistenze – comuni con le vecchie terapie disponibili fino ad oggi – hanno ritardato il ricorso ai trattamenti, ora non si deve più rimandare: curare oggi un malato di epatite B significa non dover trattare domani un paziente con cirrosi epatica o con tumore del fegato. La spesa di oggi rappresenta il risparmio di domani senza, ovviamente, contare i costi in termini di qualità della vita e di sofferenza fisica e psichica cui vanno incontro il cittadino ammalato e la sua famiglia. I provvedimenti terapeutici farmacologici oggi disponibili, opportunamente sostenuti da protocolli diagnostici standardizzati, sono utili strumenti per prevenire gravi conseguenze come cirrosi e tumore del fegato, consentendo al cittadino di vivere meglio e più a lungo e al Servizio Sanitario Nazionale di contenere i costi causati dalle complicanze citate.
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