giovedì, 3 dicembre 2020
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19 Dicembre 2008

EPATITE B CRONICA: “NON SOTTOVALUTIAMO L’EPIDEMIA”

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In Italia sono circa 700.000 le persone colpite. Ma solo 20.000 seguono una terapia

Viterbo, 19 dicembre 2008 – È un’epidemia silenziosa che, purtroppo, continua a essere sottovalutata. In Italia vi sono circa 700.000 persone con epatite B cronica, una malattia che, se non trattata, evolve in cirrosi nel 10-20% dei casi (ed in quasi la metà di questi si verifica il decesso per insufficienza epatica o epatocarcinoma). I sintomi iniziali spesso sono blandi ma con conseguenze cliniche che possono essere molto gravi, come cirrosi e tumore del fegato, malattie per cui ogni giorno muoiono 57 persone nel nostro Paese. Nonostante questi dati allarmanti, la diffusione dell’epatite B, nel Lazio come nel resto d’Italia, è fortemente sottostimata. Quali sono le vie per sensibilizzare i cittadini? E, soprattutto, vi sono terapie efficaci per arrestare il decorso della malattia? Le risposte a queste domande vengono date oggi dai più importanti esperti riuniti a Viterbo, dalle 9 alle 13, nel convegno “Attualità e prospettive nella gestione del paziente con epatite B”. A sottolineare l’importanza dell’evento portano il saluto delle Istituzioni il senatore Cesare Cursi, Presidente della Commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato e dell’Osservatorio Sanità e Salute, e il sindaco di Viterbo, on. Giulio Marini. Intervengono, tra gli altri, il prof. Giovanni Battista Gaeta della II Università di Napoli, il prof. Massimo Levrero dell’Università La Sapienza di Roma, il dott. Giulio Starnini dell’Ospedale “Belcolle” di Viterbo, il prof. Giorgio Antonucci dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e il prof. Aldo Morrone dell’Istituto San Gallicano di Roma. Nel nostro Paese oggi solo ventimila persone sono in terapia, ma molte di più potrebbero trarre beneficio da trattamenti efficaci. Negli ultimi anni si sono infatti ottenuti progressi terapeutici importanti. In particolare Entecavir – antivirale orale ad alta barriera genetica, scoperto e sviluppato nei centri di ricerca di Bristol-Myers Squibb – ha dimostrato di essere efficace nell’impedire l’evoluzione verso stadi più gravi della malattia: riduce infatti i danni a carico del fegato nel 96% dei pazienti, grazie alla sinergia fra la potenza dell’alta barriera genetica e la necessità per il virus di sviluppare almeno tre mutazioni per sfuggire all’effetto della molecola. Al contrario, per gli altri antivirali oggi disponibili la perdita di efficacia si sviluppa con una o due sole mutazioni del virus. Questo significa poter iniziare a trattare i pazienti prima e meglio, così da ridurre i rischi di insorgenza di cirrosi o di epatocarcinoma.

Nel corso del Convegno vengono affrontate diverse tematiche di estrema attualità, quali le indicazioni alla profilassi e al trattamento dell’epatite B nei pazienti immunocompromessi, l’infezione da HBV nelle persone detenute, la gestione infettivologica del paziente trapiantato, il trattamento dell’epatocarcinoma e gli aspetti inerenti i flussi migratori con la presentazione dei “Protocolli armonizzati per l’epatite B in immigrati e popolazioni a rischio di emarginazione”.


Per approfondimenti visita il sito www.epatiteb.info

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