mercoledì, 22 maggio 2024
Medinews
29 Dicembre 2007

EPATITE B CRONICA: LA MINACCIA CONTINUA

Al Senato una tavola rotonda sulla malattia

Roma, 10 dicembre 2007 – È ancora sottovalutata e colpisce ancora. È l’epatite B, che, nella forma cronica, fa registrare in Italia 14.000 nuove infezioni ogni anno. Con conseguenze gravi come cirrosi e tumore del fegato. Scarsa la percezione sulla gravità della malattia, preoccupa la mancanza di ricorso a cure appropriate ed è bassa la percezione dei costi sociali ed economici. Col risultato di avere pazienti non informati e poco attenti e di sottovalutare come il ricorso a terapie adeguate possa arrestare il decorso della malattia. La tavola rotonda promossa oggi dalle Istituzioni su “Epatite b, un’epidemia sconosciuta?” che si svolge nella Sala delle Conferenze del Senato rappresenta un primo passo per interpretare il fenomeno e le sue cause. A confronto medici e politici con la testimonianza delle associazioni pazienti. Come spiegarsi quindi che una patologia come l’epatite B per la quale esiste un vaccino correttamente utilizzato e diffuso, sia ancora una malattia che uccide? Intanto la vaccinazione è stata adottata in Italia nel 1991 quindi solo chi ha meno di 26 anni è protetto. Ma soprattutto la risposta è tutta nell’aggettivo cronica. Esso, infatti, ci fa capire che quando questa malattia si prolunga nel tempo, cronicizza e, se non adeguatamente trattata, provoca gravi conseguenze al fegato. Le terapie più moderne oggi disponibili garantiscono alte percentuali di successo, ma la loro diffusione non è ancora sufficiente e non è assolutamente in linea con quanto ci si dovrebbe aspettare in un Paese moderno e con un SSN che a detta dell’OMS è ai primi posti della graduatoria mondiale. Nel nostro Paese solo ventimila persone sono in terapia, ma molte di più potrebbero trarre beneficio da trattamenti efficaci per arrestare l’evoluzione della malattia.

I timori di insorgenza di resistenze – comuni con le vecchie terapie disponibili fino ad oggi – hanno ritardato il ricorso ai trattamenti, ora non si deve più rimandare: curare oggi un malato di epatite B significa non dover trattare domani un paziente con cirrosi epatica o con tumore del fegato. La spesa di oggi rappresenta il risparmio di domani senza, ovviamente, contare il costo in termini di qualità della vita e di sofferenza fisica e psichica cui va incontro il cittadino ammalato e la sua famiglia. “Nel quadro delle direttive del piano sanitario nazionale una comunicazione mirata alla sensibilizzazione delle criticità principali di questa patologia e delle gravi conseguenze può essere un elemento fondamentale per rimuovere le barriere ed affrontare il problema dell’epatite B cronica”, afferma il Sen. Cesare Cursi, Vice Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato. Tali precauzioni, se opportunamente sostenute da diagnosi e trattamenti farmacologici, sono utili strumenti per battere in maniera concreta gravi conseguenze come cirrosi e tumore del fegato, consentendo al cittadino di vivere meglio e un risparmio anche per il Servizio Sanitario Nazionale. “L’epatite B è una delle emergenze sanitarie al mondo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità calcola che quasi 2 miliardi di persone (circa un terzo della popolazione mondiale) durante la loro vita sono entrati in contatto con il virus dell’epatite B (HBV). Al mondo sono circa 400 milioni le persone attualmente infette con il virus e ogni anno circa un milione muoiono per questa malattia e per le sue conseguenze croniche, fra cui il cancro del fegato”. È quanto commenta Ignazio Marino, chirurgo dei trapianti e Presidente della Commissione sanità del Senato. “Il virus è diffuso esiste in tutto il pianeta, ma solo pochi paesi hanno a disposizione le terapie e la tecnologia per farvi fronte. Pensiamo ai trapianti di fegato: in tutto il mondo se ne eseguono solo alcune migliaia all’anno mentre i pazienti ammalati sono circa 400 milioni. Il trapianto costa 200.000 Euro mentre esiste un vaccino che costa per il ciclo completo circa 1 Euro. Il conto è semplice. Con il costo di un paziente trapiantato si possono vaccinare e proteggere per sempre 200.000 persone. Con questo, certamente, non auspico l’abolizione della medicina ad alta tecnologia. Gli screening e le campagne di prevenzione sono utilissimi ma certamente l’arma migliore per debellare questo virus resta il vaccino e le campagne di vaccinazione a livello globale”.
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