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16 Ottobre 2014

ENDOMETRIOSI, UN INCUBO PER OLTRE TRE MILIONI DI DONNE. STUDIO TUTTO ITALIANO: ECCO COME SI PUO’ SCONFIGGERE IL DOLORE

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Verona, 16 ottobre 2014 – Il prof. Petraglia: “Somministrando una terapia a base di Dienogest (Visanne) e senza chirurgia migliorata la qualità di vita nel 70% delle pazienti. Un risultato mai raggiunto”. Coinvolti 13 centri della Penisola

Tornano a condurre una vita normale, a svolgere le mansioni di ogni giorno, a lavorare e non sono più costrette dal dolore a rimanere escluse dalla vita di relazione e sociale. Per la prima volta al mondo, uno studio scientifico tutto italiano coordinato dalla clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Siena e dalla Clinica Mangiagalli di Milano e condotto in 13 centri della Penisola, ha dimostrato che è possibile migliorare sensibilmente (di circa il 70%) la qualità di vita delle tre milioni di donne che in Italia sono colpite da endometriosi. “Abbiamo coinvolto le strutture che in tutta la Penisola si occupano di questa malattia, ancora troppo poco conosciuta – spiega il prof. Felice Petraglia, coordinatore del progetto, Vice-Presidente della Società Italiana Endometriosi e Patologia Mestruale (SIEPAM) e Direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Siena-. L’indagine è stata promossa su 120 donne alle quali è stato somministrato una terapia a base di Dienogest (Visanne il primo progestinico orale specifico per questa patologia). Abbiamo visto che dopo soli 3 mesi di terapia il 70% delle pazienti con endometriosi, che prima avevano una scarsa qualità di vita, sono tornate a condurre un’esistenza del tutto normale, dimenticandosi dolore e problematiche psicologiche legate all’endometriosi. Con vantaggi diretti anche per il sistema: si calcola, infatti, che i costi legati ai congedi lavorativi per le donne con endometriosi superino i 4 miliardi l’anno solo in Italia e 30 in Europa. E’ la prima volta che si dimostra scientificamente che con la sola terapia, senza il ricorso alla chirurgia, si ottengono risultati così eclatanti”. La ricerca è stata presentata oggi ufficialmente al convegno SIEPAM Il management clinico dell’endometriosi che si svolge, oggi e domani, a Verona. “La malattia – sottolinea il prof. Luigi Fedele Presidente SIEPAM e Direttore del Dipartimento per la salute della donna, del bambino e del neonato della Clinica “Mangiagalli” Università di Milano – si manifesta quando cellule di endometrio, il tessuto che riveste l’utero, migrano in altre sedi del corpo. La diagnosi è spesso difficile e lunga e a volte, prima di riconoscerla, passano anche alcuni anni. Le cause dell’endometriosi non sono ancora chiare”. “E’ una malattia che sta diventando tipica dei Paesi occidentali, dove la natalità è ridotta ed il primo figlio è cercato in età più avanzata – sottolinea Petraglia -. Un’altra possibile causa è da ricercare nella dieta. Alcuni alimenti, infatti, possono contenere sostanze ad attività ormonale sull’organismo femminile”.

Il Dienogest (Visanne) è una cura innovativa che da oltre un anno è a disposizione delle donne italiane. “Il farmaco provoca uno stato di completa inibizione dell’ovulazione – sottolinea Petraglia -, ed una volta interrotta l’assunzione l’attività ovarica e mestruale femminile riprende regolarmente. A differenza di altre molecole usate per l’endometriosi non provoca effetti collaterali come peluria, dolori gastrici ed insonnia. Quindi è possibile utilizzarlo per periodi più lunghi rispetto alle terapie finora conosciute”. “Grazie a questi nuovi farmaci possiamo indirizzare meglio l’uso del bisturi nel contrastare l’endometriosi – ricorda Fedele -. Il trattamento chirurgico rientra tra le indicazioni in casi specifici. Oltre ad essere molto invasivo, una donna operata può presentare comunque ricomparse della malattia nel 50% dei casi”. “L’endometriosi non causa “solo” dolore, assenze dal lavoro e qualità di vita compromessa – affermano i proff Fedele e Petraglia -. La malattia, se non curata adeguatamente può portare all’infertilità o sterilità femminile. Inoltre, a differenza di tante altre patologie, la sua prevenzione è molto difficile, e si parla sempre più di fattori genetici. Il disturbo non deve essere sottovalutato sia da parte dei medici che delle donne. Colpisce soprattutto dai 25 ai 35 anni e quindi donne che si trovano nel pieno dell’età riproduttiva. Questo nostro nuovo studio ha dimostrato chiaramente che è possibile curare, senza bisturi e con farmaci specifici, i sintomi della malattia e restituire alle donne il proprio benessere psico-fisico. I risultati ora dovranno rappresentare un riferimento per un approccio attuale da parte di tutti gli specialisti nei confronti di una patologia di cui si parla ancora troppo poco”.

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