giovedì, 26 novembre 2020
Medinews
8 Giugno 2007

DISPONIBILE ANCHE IN ITALIA LA CLOFARABINA. NUOVA TERAPIA CONTRO LA LEUCEMIA LINFATICA NEI BAMBINI

Il prof. Mandelli: “È la vera novità degli ultimi anni contro una malattia dalle cause sconosciute” – E ora si attendono risultati promettenti anche negli anziani

Roma, 28 maggio 2007 – Arriva in Italia una delle più potenti armi oggi esistenti per la lotta alla leucemia linfatica acuta nel bambino. È la clofarabina, la prima molecola per la terapia nei casi più gravi, in recidiva o refrattari ad altre terapie. Il farmaco, che ha ricevuto l’approvazione dell’ Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) lo scorso marzo, è da oggi disponibile in fascia H e rappresenta una delle più promettenti opzioni terapeutiche per questi pazienti. “Credo che la clofarabina si possa annoverare tra le vere novità dell’ultimo decennio – afferma il prof. Franco Mandelli, direttore dell’Istituto di ematologia all’Università La Sapienza di Roma -, la disponibilità del farmaco anche nel nostro Paese rappresenta un grande passo avanti nella lotta alla leucemia linfatica acuta. Questa molecola ha infatti dimostrato di allungare di 66-67 settimane la sopravvivenza dei bambini in condizioni più problematiche, rappresentando per loro una concreta speranza di giungere al trapianto di midollo e quindi alla guarigione. La clofarabina è efficace nelle forme di leucemia linfatica acuta, con una buona tollerabilità, e potrebbe essere utile, sia in monoterapia, come è stato impiegata fino ad ora, sia in associazione ad altri farmaci chemioterapici che ne potenziano l’azione. Nutro poi molte speranze sugli sviluppi futuri di questa molecola che non ha ancora rivelato tutte le sue potenzialità”. Attualmente è stata sottoposta all’Agenzia Europea del farmaco (EMEA) la richiesta di autorizzazione per l’utilizzo per la terapia della leucemia mieloide acuta dell’anziano.

La leucemia linfatica acuta è la forma di tumore più frequente nei bambini ed è responsabile dell’80% di tutti i casi di leucemia pediatrica. L’incidenza annuale della malattia è di circa 3–4 nuovi casi ogni 100.000 ragazzi di età compresa tra gli 0 e i 15 anni, circa 350–400 persone ogni anno nel nostro Paese. È una patologia che colpisce più frequentemente i bambini di età compresa tra 3 e 6 anni e non ha una particolare predilezione per nessuno dei due sessi. “Non è una malattia né contagiosa né ereditaria – continua il prof. Mandelli – e le cause sono sconosciute. Si sa solamente che l’esposizione alle radiazioni e alcuni fattori tossici possono facilitarne l’insorgenza. Stiamo cercando di individuare quali sono i meccanismi che scatenano la malattia ma, ad oggi, non è purtroppo possibile prevenire la leucemia linfatica acuta: la diagnosi precoce ed una terapia corretta fin dalle prime fasi rappresentano attualmente l’unica strada per intervenire in maniera efficace. Il pediatra svolge un ruolo fondamentale per identificare alcuni elementi che possono destare preoccupazione. Il passo successivo è quello di rivolgersi all’ematologo. In Italia per fortuna esistono ottimi centri pediatrici di onco-ematologia distribuiti su tutto il territorio ed una scuola ematologica di altissimo livello, riconosciuta da tutta la comunità scientifica internazionale.
“Il nostro Paese – conclude il prof. Mandelli – può inoltre contare su un’altra preziosa risorsa, che è il volontariato: associazioni come l’AIL- Associazione Italiana contro le Leucemie Linfomi e Mieloma possono fare molto per diffondere la conoscenza sulle patologie, supportare i malati ed i loro familiari per migliorarne la qualità di vita, ma anche per raccogliere finanziamenti per incentivare la ricerca”.
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