domenica, 6 dicembre 2020
Medinews
18 Luglio 2008

DIECI MILIONI GLI ITALIANI CON IL VIZIO DELLA SIGARETTA. “IL MEDICO DI FAMIGLIA DEDICHI 3 MINUTI A OGNI FUMATORE”

È sufficiente poco tempo per ridurre il numero dei tabagisti. E si avrebbe una diminuzione di 67.000 casi di tumori polmonari e malattie cardiovascolari

Firenze, 18 luglio 2008 – Basta poco. Un breve colloquio di soli tre minuti tra medico di famiglia e assistito potrebbe diminuire del 3% il numero dei fumatori. E proprio il medico di famiglia deve essere il primo a dire addio alle sigarette per avere credibilità di fronte al paziente. È quanto emerge dal progetto PESCE (General Practitioners and the Economics of Smoking Cessation in Europe) finanziato dall’Unione europea, iniziativa di promozione e studio degli interventi di cessazione dal fumo, che da settembre 2006 a maggio 2008 ha visto la partecipazione di rappresentanti dei medici di medicina generale di 27 Paesi europei. “In Italia – spiega il dott. Giovanni Invernizzi, membro della Tobacco Control Unit dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano e responsabile del laboratorio di ricerca ambientale della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) – vi sono circa 10 milioni di fumatori, una persona su quattro tra quanti hanno superato i 14 anni. Altrettanti sono coloro che hanno smesso, ma solo una piccola parte grazie ai centri antifumo delle ASL. Anche se la decisione di smettere è determinata da molteplici fattori (l’esempio di familiari e amici, la presenza di leggi sul fumo passivo, campagne antifumo), il ruolo del medico di famiglia è centrale. Quest’ultimo nel corso di un anno incontra almeno l’80% dei propri pazienti. Il ‘consiglio di minima’ per favorire la cessazione, un breve colloquio di pochi minuti, potrebbe quindi essere indirizzato a molti fumatori proprio in occasione del contatto annuale con il medico. L’analisi effettuata con i dati del progetto PESCE dal dott. David Cohen dell’Università di Glamorgan (Galles) ha evidenziato che solo nel Regno Unito, con una riduzione del 3% dei fumatori grazie al ‘consiglio di minima’, si otterrebbe una diminuzione dell’incidenza di tumori polmonari, bronchite cronica ostruttiva e malattie cardiovascolari pari a 67.000 casi, con un totale di 17.000 morti evitate da oggi al 2030. Il beneficio in termini economici ammonterebbe, sempre per il solo Regno Unito, a un risparmio di 2,7 miliardi di euro”. Le raccomandazioni del progetto, già recepite e discusse in seduta congiunta in febbraio a Barcellona, verranno sottoposte all’attenzione della Commissione Salute dell’Unione europea.

Il progetto PESCE si è basato sulla revisione della letteratura internazionale sia accademica (peer-reviewed) che “grigia” (non accademica), utilizzando un protocollo di ricerca comune. La letteratura accademica ha preso in considerazione pubblicazioni dal 1990 al 2007, soprattutto in lingua inglese. Sono state identificate 3210 voci bibliografiche, da cui sono state selezionate 100 pubblicazioni che rispondevano a tutti i criteri di inclusione. La letteratura “grigia” ha esaminato un periodo di tempo analogo, con 540 voci bibliografiche identificate da 26 Paesi, da cui sono state selezionate 104 pubblicazioni da 24 Paesi. L’esame della letteratura internazionale, effettuato dalla dott.ssa Martine Stead della Stirling University and Open University (Centre for Tobacco Control Research), ha permesso di evidenziare che la maggioranza dei medici di famiglia chiede regolarmente a tutti i pazienti se sono fumatori. Meno diffusa, invece, è la somministrazione del consiglio di minima per smettere di fumare. Il gruppo di lavoro del progetto PESCE ha individuato alcune barriere all’impegno dei medici nella cessazione dal fumo, in particolare: l’abitudine al fumo del medico stesso; la percezione che aiutare a smettere di fumare non sia parte del proprio lavoro; la preoccupazione di entrare nella sfera delle abitudini molto personali del paziente, con il rischio di compromettere la relazione medico-paziente (i medici di famiglia sono più disposti a intervenire sulla cessazione nelle persone già affetti da patologie, meno nei fumatori “sani”); la ridotta disponibilità di tempo; la mancanza di un adeguato curriculum formativo; l’assenza di un programma concordato con le ASL che riconosca l’intervento di cessazione dal punto di vista economico; la mancanza di esperienza nelle tecniche di counselling. Il progetto PESCE ha però evidenziato anche strumenti efficaci per migliorare l’approccio del medico alla cessazione: risorse di comunicazione (schemi, opuscoli) da utilizzare durante gli incontri con i pazienti; programmi di riconoscimento economico della registrazione dello status di fumatore degli assistiti e dell’erogazione del “consiglio di minima”; la rimborsabilità della terapia nicotinica sostitutiva, che favorisce l’atto prescrittivo da parte del medico. “La SIMG – conclude il dott. Invernizzi – si è già attivata per dare la massima visibilità alle raccomandazioni PESCE a livello nazionale, utilizzando la rivista istituzionale della Società e altri canali di comunicazione: al congresso nazionale della nostra società scientifica che si terrà a novembre dedicheremo un simposio a questi temi. Inoltre i dati PESCE saranno a breve presenti on-line sul sito www.simg.it. Insieme a Germano Bettoncelli, responsabile dell’area pneumologica della SIMG, che ha curato con me la parte progettuale, e a Nicolò Seminara, che ha effettuato la ricerca della ‘letteratura grigia’ in materia di cessazione nell’ambito delle cure primarie a livello nazionale, stiamo studiando anche interventi di qualificazione professionale, ad esempio corsi ad hoc, iniziative di training sul ‘campo’, collaborazioni con le ASL e con i centri antifumo accreditati”.
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