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7 Febbraio 2008

DEPRESSIONE POSTPARTUM, COLPISCE UNA MAMMA SU 10. AL VIA UNA RETE DI SOSTEGNO PER ROMPERE IL SILENZIO

Il prof. Vittori, presidente SIGO “Vogliamo comprendere il fenomeno e insegnare alle donne e ai loro familiari a riconoscere questa patologia”. Si parte oggi con un sondaggio

Roma, 7 febbraio 2008 – Ogni anno in Italia oltre 50.000 donne sperimentano la depressione postpartum, un “esercito” senza voce, che spesso non riesce a chiedere aiuto, per ignoranza o senso di colpa. Si tratta infatti di una condizione patologica molto più frequente di quanto non si creda che, nei paesi occidentali, interessa il 10-15% delle partorienti. Per rispondere a questa richiesta muta, la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) lancia la campagna di sensibilizzazione “Non lasciamole sole”. “La depressione post partum è un tema di cui si parla solo in corrispondenza di casi eclatanti che finiscono sui giornali – spiega il prof. Giorgio Vittori, presidente della SIGO -, ma purtroppo si tratta di un problema estremamente diffuso, che nella quotidianità le donne si trovano ad affrontare da sole. Noi ginecologi rappresentiamo il punto di riferimento per la salute femminile, ecco perchè crediamo spetti a noi rompere il tabù che ancora circonda questo argomento. Il nostro obiettivo è promuovere un cambiamento culturale e migliorare la conoscenza e l’informazione su questo tema. Vogliamo creare una “rete” di protezione intorno alla donna che, a partire da noi, coinvolga familiari, operatori sanitari e Istituzioni. Nella consapevolezza che ogni mamma che compie un gesto disperato rappresenta un fallimento per l’intero sistema”. La campagna prende il via ufficialmente oggi, con un sondaggio rivolto a tutti i ginecologi della SIGO per ricavare una fotografia aggiornata ed attendibile del problema nel nostro Paese. I risultati saranno annunciati con un convegno nazionale il 18 marzo a Roma.

La depressione postpartum è una condizione patologica che in genere inizia a manifestarsi nel secondo mese dalla nascita e raggiunge il picco tra il terzo e il sesto mese. I sintomi sono estremamente variabili: difficoltà nel gestire i rapporti all’interno della famiglia, insicurezza della propria capacità materna, senso di colpa per il fatto di non provare gioia nell’accudire il proprio figlio, ansia, fobie. “Situazioni che spesso colgono la neo mamma del tutto impreparata perché nessuno l’ha adeguatamente informata – continua il prof. Vittori – Purtroppo, come spesso accade, sono soprattutto le donne che appartengono a fasce sociali più svantaggiate ad essere più esposte a questo rischio, perché prive degli idonei strumenti culturali. In alcuni corsi pre parto, ad esempio, si inizia ad affrontare questo problema ma sappiamo sono frequentati soprattutto da donne laureate, molto meno da chi possiede un livello di istruzione inferiore”. Purtroppo non è infatti possibile tracciare a priori un “identikit” della donna a rischio ma vi sono alcuni “campanelli d’allarme” che, adeguatamente interpretati, possono permettere l’attivazione tempestiva di una rete di sostegno. Ecco perché in seno alla SIGO è maturata l’idea di promuovere una campagna di sensibilizzazione su questo tema, per informare non solo le donne ma anche gli operatori e chi vive al loro fianco. “Il nostro è un progetto articolato, che si svilupperà nel medio-lungo periodo – aggiunge Vittori -. i primi risultati saranno presentati nel corso del nostro Convegno nazionale, che si terrà dal 5 all’8 ottobre a Torino. Abbiamo previsto azioni mirate a rendere più consapevoli gli stessi operatori sanitari, ginecologi e medici di famiglia, spesso non adeguatamente formati né a riconoscere per tempo i segnali preoccupanti né ad intervenire in maniera corretta. Ma ci rivolgeremo anche direttamente ai cittadini, con materiali informativi e un forte coinvolgimento dei media. Fondamentale è inoltre un impegno concreto delle Istituzioni, a cui chiediamo di essere al nostro fianco. Non è infatti più tollerabile – conclude il presidente della SIGO – che un problema così delicato e devastante per migliaia di famiglie venga affrontato a “macchia di leopardo” sul territorio nazionale, a seconda delle risorse e delle disponibilità presenti nelle singole Asl o Regioni. Il nostro obiettivo, come principale punto di riferimento della donna, è che il suo benessere psico fisico diventi una priorità per tutti gli attori del sistema”.
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