martedì, 24 novembre 2020
Medinews
2 Aprile 2008

DEPRESSIONE POST PARTUM, 9 DONNE SU 10 NON LA CONOSCONO. IL 100% DEI GINECOLOGI: ‘SERVE PIÙ FORMAZIONE E ATTENZIONE’

sez,559

Un sondaggio fra i soci SIGO mostra le lacune del nostro sistema assistenziale: serve una rete di tutela per le neo mamme. Più a rischio le fasce sociali svantaggiate. Il ruolo del partner

Scarica la cartella stampa



Roma, 2 aprile 2008 – Per vincere la depressione post partum serve più informazione: lo chiedono a gran voce i ginecologi italiani. Il 90% delle donne del nostro Paese possiede infatti un’informazione insufficiente su questo tema e il 100% dei medici ritiene necessarie campagne di sensibilizzazione e corsi di aggiornamento. Il rischio di sviluppare una depressione è un elemento valutato di routine durante gli incontri pre parto solo dal 30% dai ginecologi, che in gran parte (84%) dichiarano di non disporre nemmeno di materiali informativi da consegnare alle pazienti (ben il 93% li riterrebbe estremamente utili). Dopo il parto, solo nel 45% delle strutture è previsto un monitoraggio delle mamme “a rischio” e il tempo dedicato all’informazione prima della dimissione è inadeguato per il 72% dei ginecologi. È questa la fotografia che emerge da un sondaggio promosso dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), il primo mai realizzato su questo tema, che ha coinvolto la metà delle Unità Operative di Ginecologia del nostro Paese. “Per rompere l’isolamento in cui sono costrette le donne e costruire attorno a loro una rete protettiva abbiamo lanciato Non lasciamole sole, una campagna nazionale con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero per i Diritti e le Pari Opportunità – annuncia il prof. Giorgio Vittori, Presidente della SIGO -. La Campagna prende il via ufficialmente oggi, con un convegno nazionale all’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà di Roma. “Siamo lieti di ospitare questo appuntamento – commenta il prof. Aldo Morrone, Direttore dell’Istituto – perché lo scenario descritto dal sondaggio, già preoccupante, si aggrava quando le protagoniste sono donne che appartengono a fasce sociali svantaggiate, spesso prive degli idonei strumenti culturali. È proprio qui che la rete deve attivarsi con più tempestività”.

La depressione post partum colpisce secondo la letteratura scientifica circa il 10% delle donne, (da sondaggio SIGO per il 55% dei ginecologi la sviluppa meno del 5%, per il 30% dal 5 al 10%, per il 15% oltre il 10%). Si tratta di circa 50.000 donne solo nel nostro Paese. Ma quali sono i campanelli d’allarme? Per gli specialisti al primo posto si trovano episodi di ansia o depressione durante la gravidanza o una storia personale o familiare di depressione (81%). A seguire, precedenti episodi di depressione post partum (78%), isolamento o condizioni socioeconomiche svantaggiate (63%) e problemi con il partner (58%). “Dalla nostra indagine – afferma Emilio Arisi, consigliere della SIGO – si intuiscono ampi margini di miglioramento, sia dal punto di vista della formazione, che dell’organizzazione delle strutture, per dedicare più tempo e attenzione al problema. Non solo fra gli specialisti: se il ginecologo si afferma come prima figura di riferimento (molto importante per il 63%), rivestono un ruolo chiave anche lo psicologo (59%), l’ostetrica (52%), il medico di famiglia (30%) e il pediatra (24%)”. Tutte figure che la SIGO ha fin da subito coinvolto nel progetto, allargando la campagna ad altre società scientifiche ed Istituzioni che credono nella bontà e nella necessità di una campagna di sensibilizzazione. Il Ministero per i Diritti e le pari Opportunità in primo luogo, la Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), le numerose Società scientifiche del mondo ostetrico ginecologico, in particolare la Società Italiana di Psicoprofilassi Ostetrica, ma anche l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà e alcune Associazioni, fra cui in particolare “La Casa Rosa”, che opera nell’area milanese. “L’adesione ideale al progetto è il primo passo per costruire quella rete di tutela cui aspiriamo – continua il prof. Vittori –. A questo deve però immediatamente seguire una presa in carico del problema da parte dei singoli professionisti, un concreto impegno delle autorità nazionali e locali, anche dal punto di vista organizzativo-gestionale, e una stretta collaborazione con le donne e i loro familiari, che devono poter imparare a decifrare per tempo i segnali di allarme. È questa infatti la chiave di volta per evitare che si ripetano episodi drammatici, ben noti alle cronache, che segnano per sempre la vita di chi li subisce. Con questa iniziativa – conclude il presidente Vittori – così come con altre grandi campagne di sensibilizzazione che abbiamo in agenda, i ginecologi della SIGO si candidano a diventare il vero punto di riferimento per la donna e ad accompagnarla in tutte le fasi della vita”.
La campagna Non lasciamole sole prevede entro l’estate la realizzazione di materiali informativi specifici, rivolti agli operatori sanitari ed alle donne, l’individuazione di una sorta di “linea guida” da condividere all’interno della SIGO, una costante attività mediatica per far emergere il problema e l’attivazione di protocolli e progetti specifici per costruire il network assistenziale. Ogni iniziativa sarà pubblicizzata nel sito www.sigo.it, un portale al servizio di operatori e cittadini.
TORNA INDIETRO