venerdì, 3 febbraio 2023
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23 Settembre 2010

DEPRESSIONE, COLPITO UN ITALIANO SU QUATTRO. GLI ESPERTI: CURE ANCORA INEFFICACI NEL 60% DEI CASI

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Cagliari, 23 settembre 2010 – Tra 10 anni sarà la seconda causa di disabilità al mondo, con enormi costi sociali ed economici. Tra i problemi maggiori le ricadute, che coinvolgono un malato su due

Sono circa 60 milioni in Europa le persone colpite da depressione. Di questi, più della metà soffre di una forma grave e invalidante. In Italia, un adulto su quattro nel corso della vita è interessato da un episodio di depressione maggiore, le donne più degli uomini (12,8% contro il 5,9%). Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) la malattia rappresenterà nel 2020 la seconda causa di disabilità nel mondo, dopo le patologie cardiache. Un problema serio che coinvolge famiglie e mondo del lavoro e non di facile soluzione: una persona depressa su 3 lo è ancora dopo un anno, una su 10 deve continuare la terapia dopo 5 dal primo episodio, oltre la metà avrà una ricaduta nell’arco della sua esistenza. La concomitanza di altre malattie croniche, come ipertensione, diabete e cancro, peggiora la qualità di vita. “Le terapie finora a disposizione – spiega il professor Giovanni Biggio, presidente della Società italiana di Neuro-psicofarmacologia (SINPF) e del presidente del Congresso di Cagliari – non alleviano immediatamente i sintomi depressivi: il malato può avvertire prima gli effetti collaterali dei farmaci, come quelli gastrointestinali e sul sonno, ma anche disturbi della sfera sessuale e aumento di peso che spesso portano all’interruzione del trattamento”. Per questo la ricerca è orientata su approcci terapeutici innovativi, che offrano una risposta più rapida e più ampia. “I bisogni di questi pazienti sono ancora lontani dall’essere soddisfatti – spiega il professor Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze, A.O. Fatebenefratelli-Oftalmico-Melloni di Milano. – Basti pensare che i giorni lavorativi persi da un depresso sono 7 volte superiori rispetto a chi non lo è. Inoltre, una recente indagine condotta dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (O.N.Da) ha messo in evidenza la scarsa fiducia delle donne verso i trattamenti della depressione: ben il 54% ritiene che la depressione sia addirittura più difficilmente curabile del tumore al seno”. “Tra le novità dal Congresso di Cagliari – puntualizza il prof. Biggio – la disponibilità anche nel nostro paese di una molecola, agomelatina, capostipite di una nuova classe di antidepressivi”. “La battaglia per combattere la depressione deve continuare – conclude il professor Eugenio Aguglia, presidente eletto della Società italiana di Psichiatria (SIP) – la disponibilità anche in Italia di una nuova molecola è positiva e importante per il clinico, anche se attualmente non rimborsabile dal sistema sanitario nazionale. Crediamo che vada fatto ogni sforzo comune perché tutti i pazienti depressi abbiano uguale possibilità di accesso alle cure migliori”.

L’aumento della depressione, insieme ad altri disturbi come gli attacchi di panico e le psicosi, costituiscono uno dei problemi con cui gli esperti si confrontano ogni giorno. Tra i principali argomenti al congresso di Neuropsicofarmacologia l’interazione gene-ambiente: oggi le acquisizioni scientifiche consentono di affermare che la patologia mentale può essere determinata già nella vita intrauterina. “Sappiamo con certezza – spiega il prof. Biggio – che se una donna durante la gravidanza abusa di alcol o di sostanze, viene maltrattata o subisce forti stress, il feto riceve segnali che modificano i geni coinvolti nello sviluppo del cervello: per questo nel nostro congresso parliamo di ‘fenomeni epigenetici’, cioè come i geni dell’individuo vengano modificati non nella struttura ma nella funzione da input ambientali. Oggi finalmente abbiamo prove biologiche che l’ambiente esterno è in grado di modificare i geni”. E i comportamenti e le abitudini dei giovani, in particolare la facilità con cui si consumano droghe e alcol, suscitano allarme tra gli esperti, perché aumentano la vulnerabilità per i disturbi mentali”. Tra questi la depressione in continuo aumento. “Secondo i dati delle prescrizioni mediche, sono circa 4,2 milioni gli italiani in terapia farmacologica – avverte il prof. Aguglia – ma di questi solo il 40% ottiene remissione dei sintomi, cioè benefici sul tono dell’umore, sul sonno, l’appetito, l’interesse per la vita sociale. Uno dei motivi principali dell’insoddisfazione dei pazienti – continua il prof. Aguglia – è il ritardo dell’efficacia delle terapie finora disponibili, che si avverte solo a 3-6 settimane di trattamento. Effetti collaterali come aumento di peso e problemi alla sfera sessuale possono indurre ad abbandonare le cure.” I farmaci antidepressivi tradizionali infatti, agiscono aumentando la disponibilità di monoamine (noradrenalina e serotonina) nel cervello. Le classi di farmaci oggi più frequentemente prescritte sono gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) e gli SNRI (inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina). “Caratteristica comune ai depressi è anche un’alterazione dei ritmi circadiani, controllati da un ‘orologio biologico’ che ogni persona ha dentro di sé, e che regola nell’arco della giornata l’umore, l’appetito e il sonno, la temperatura corporea e la produzione degli ormoni – spiega ancora il prof. Biggio. – “I farmaci finora utilizzati non offrono un beneficio immediato dei sintomi depressivi e non agiscono sui ritmi circadiani”. Recentemente i ricercatori sono arrivati allo sviluppo di una nuova classe di farmaci efficaci negli episodi di depressione, più rapidi, meglio tollerati e che inducono anche una re-sincronizzazione di questi ritmi. “Capostipite di questi farmaci denominati melatoninergici è l’agomelatina, che ha un meccanismo d’azione completamente diverso dai farmaci tradizionali – spiega il prof. Biggio – Agomelatina agisce infatti stimolando i recettori della melatonina (MT1 e MT2) ed inibendo un tipo di recettore della serotonina (5-HT2C)”. I vantaggi sono osservabili su tutti i limiti delle attuali cure antidepressive: efficacia più rapida, con sollievo di alcuni sintomi fin dalla prima settimana di trattamento, migliore risposta rispetto ai farmaci e assenza degli effetti collaterali e della sindrome da interruzione.

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