domenica, 29 novembre 2020
Medinews
31 Marzo 2006

CUORE: E’ ITALIANO IL PRIMO PAZIENTE IN EUROPA CON DEFIBRILLATORE “RADIOCOMANDATO”

Novità a Cernobbio (CO) dal Congresso Nazionale di Aritmologia con 700 esperti

Cernobbio (CO), 30 marzo 2006 – Cuore controllato a distanza grazie al primo defibrillatore cardiaco a radiofrequenza, che invia e riceve dati comunicando con una ‘consolle’ dotata di speciali antenne. Il cardiologo può programmare il dispositivo senza intervenire direttamente sul malato. Il primo impianto europeo di questo tipo è stato eseguito di recente in Italia, a Verona. Per ora ha una portata ridotta e viene utilizzato solo in ambito ospedaliero, ma presto sarà in grado di connettersi, tramite linea telefonica, dal domicilio del malato così come avviene già negli Usa. L’importante novità per chi è a rischio di aritmie fatali, circa 50.000 persone ogni anno in Italia, arriva dal VI congresso nazionale AIAC (Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione), oggi e domani a Cernobbio (CO) con 700 tra i massimi esperti. “Il nuovo dispositivo – spiega Gianluca Botto, direttore del congresso e responsabile dell’Unità di Cardiostimolazione dell’Ospedale S. Anna di Como – rende meno indaginosa la procedura d’impianto e al momento del controllo si possono scaricare informazioni e interagire con il defibrillatore senza contatto col paziente. Si tratta di un vantaggio per il malato, per il personale sanitario e per il cardiologo”. “La futura possibilità di gestire il paziente dal proprio domicilio – afferma Antonio Curnis, Direttore dell’Unità di Cardiostimolazione degli Spedali Civili di Brescia e membro del Consiglio Direttivo AIAC – nella maggior parte delle situazioni cliniche assicura un maggior comfort al malato e a chi gli sta vicino, e permette a noi cardiologi di essere sempre aggiornati sul suo stato di salute, facilitandone notevolmente la gestione e riducendo i costi ospedalieri”. “Interrogare e programmare a distanza il defibrillatore a ferita aperta assicura la massima sterilità dell’impianto – spiega Gabriele Zanotto, responsabile del Laboratorio di Elettrofisiologia dell’Ospedale Maggiore di Verona, che per primo in Europa ha utilizzato il primo modello del nuovo dispositivo, il Renewal 4 RF della Guidant su un uomo di 53 anni – Inoltre, dopo l’intervento, offre maggior comodità per il paziente e ridotti tempi di programmazione e monitoraggio”.

In Italia ogni anno vengono impiantati oltre 10.000 defibrillatori automatici in pazienti a rischio di morte cardiaca improvvisa: il tasso d’interventi sulla popolazione generale è ¼ di quello degli Stati Uniti e minore anche rispetto ad altri Paesi europei. Com’è stato rilevato dagli esperti a Cernobbio, la diffusione dei defibrillatori rimane in ogni caso ben al di sotto di quanto prescrivono le linee guida internazionali. Per i pazienti a rischio di morte improvvisa per scompenso cardiaco si possono utilizzare nuovi modelli di defibrillatori che sono in grado, oltre che di emettere la scossa salvavita al momento dell’attacco, anche di resincronizzare il ritmo cardiaco, migliorando così la qualità di vita generale. In Italia il numero dei ricoveri per scompenso cardiaco supera quello degli infarti: sono 500 ogni giorno per un totale di 180.000 nuovi casi ogni anno. La qualità di vita delle persone con scompenso cardiaco da moderato a grave è peggiore di quella dei pazienti con malattie polmonari croniche, artrite o altre patologie cardiache come l’angina. Negli Stati Uniti il nuovo defibrillatore RF (sistema a radiofrequenza) è già utilizzato e, oltre ai dati sul cuore, permette di trasmettere molteplici informazioni cliniche sempre aggiornate, dall’andamento della pressione arteriosa alle variazioni di peso corporeo, indici utili nella gestione globale del paziente con scompenso cardiaco.
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