sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
11 Febbraio 2004

CUORE A RISCHIO PER I FIGLI DEL BENESSERE: “BAMBINI A DIETA GIA’ A DUE ANNI”

L’allarme al 63° Congresso della SIC: tracce di aterosclerosi nei più piccoli.

Roma, 16 dicembre 2002 – La generazione dei fast food, della televisione e dei videogame mette al mondo figli ad alto rischio cardiovascolare. Ormai è provato: le prime tracce di danni vascolari si trovano già nei bambini di 2 anni, figli di genitori che per decenni hanno dimenticato la sana dieta mediterranea, hanno abbandonato qualsiasi attività fisica, a vantaggio di cibi grassi e sigarette. Tracce di aterosclerosi che possono essere ancora corrette, a patto però che si inverta per tempo questa spirale pericolosa, evitando che la predisposizione genetica si sommi a stili di vita sbagliati, provocando guai irreparabili. Per questo i cardiologi italiani, dalla tribuna del 63° Congresso Nazionale, in corso a Roma fino al 18, lanciano una “sfida salvacuore”. “E’ necessario – spiega il prof. Massimo Chiariello, presidente della Società Italiana di Cardiologia – che i bambini, già dai 2 anni di età, seguano una dieta bilanciata per arrivare a 5 anni al giusto rapporto tra grassi e calorie, che andrà poi mantenuto nella vita adulta”. Una campagna capillare di prevenzione, dunque, che deve continuare nei primi anni di scuola per contrastare le tentazioni alimentari tipiche della società dei consumi, dando al bambino le motivazioni per scegliere i cibi giusti. “Le indagini effettuate in età pediatrica – prosegue Chiariello – dimostrano infatti che oltre l’80% dei bambini in età scolare effettua errori nutrizionali sia quantitativi che qualitativi. A questi, vanno aggiunti il saltare speso la prima colazione, la monotonia nella dieta, l’errata distribuzione dell’apporto calorico durante la giornata, pasti nutrizionalmente inadeguati, intervallati da numerosi spuntini”.
“Per arginare questo fenomeno – sottolinea il prof. Paolo Rizzon, coordinatore del Comitato per il congresso della SIC – la Società ha organizzato una serie di iniziative didattiche nelle scuole per spiegare le regole fondamentali: seguire un’alimentazione gustosa ma equilibrata, ricca di pesce, frutta e verdura e povera di grassi animali; fare attività fisica con regolarità, combattere il sovrappeso e soprattutto non fumare. Solo così si eviterà che si instaurino le basi per le malattie cardiache nella vita adulta”.
Ma se la prevenzione rimane la vera arma vincente nei confronti delle giovani generazioni, secondo i 4.300 esperti riuniti a Roma nel massimo appuntamento della cardiologia italiana, è indispensabile intervenire anche per dare risposte al milione e mezzo di persone che oggi vivono con una patologia cardiaca. “In proposito – afferma il prof. Filippo Crea, dell’Università Cattolica di Roma – al Congresso vengono presentate le nuove Linee Guida Europee per la cura delle sindromi coronariche acute, che contengono le recenti indicazioni terapeutiche in grado di abbassare del 20% il rischio di infarto miocardico, ictus e morte improvvisa grazie all’aggiunta di una molecola, il clopidogrel, alla terapia standard con aspirina”.
“Il problema – denuncia il prof. Chiariello – è che l’Italia è il solo Paese europeo in cui questo farmaco non è rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale e solo il 15% delle Unità coronariche è attrezzato per eseguire coronarografie e angioplastiche nei pazienti ad alto rischio”.
Ampio spazio nel corso dei lavori congressuali viene dedicato anche all’utilizzo delle più moderne tecnologie come la telemedicina. Al Congresso della SIC viene presentato per la prima volta in Italia il progetto “Rete Roma, Città del Cuore”, promossa dal Comune in collaborazione con ACEA, per la dimissione protetta e il monitoraggio domiciliare dei pazienti con insufficienza cardiaca. L’iniziativa coinvolge le Università La Sapienza e Tor Vergata e gli ospedali S. Filippo Neri e S.Giovanni Addolorata. “Grazie a cinque postazioni di ricezione di elettrocardiogramma, pressione arteriosa, ossigenazione ematica e peso corporeo – commenta il prof. Francesco Fedele, direttore del Dipartimento di cardiologia dell’Umberto I di Roma e coordinatore dell’iniziativa – i pazienti sono in collegamento diretto con il centro di riferimento. Questi dati permettono di seguire l’andamento clinico, ottimizzare il dosaggio dei farmaci e anche di intervenire prontamente nei casi di necessità. Il posizionamento di una webcam a casa del paziente permette anche il controllo visivo a distanza. Scopo finale del progetto, oltre a ridurre i giorni di degenza ospedaliera, è quello di fornire un’assistenza di alto livello e migliorare la qualità di vita del paziente e dei suoi familiari garantendo la continuità terapeutica e la specializzazione degli interventi”.
Al congresso, infine, viene annunciato l’avvio del più grande progetto al mondo per l’identificazione delle persone a rischio di morte improvvisa. “In Italia – afferma il prof. Peter Schwartz, direttore della Cardiologia del San Matteo di Pavia – ogni anno sono 13.000 i decessi di individui ‘apparentemente sani’, in cui un’ostruzione dei vasi sanguigni cardiaci, che non ha dato alcun disturbo apparente o preoccupante, all’improvviso determina la comparsa di una importante alterazione del ritmo cardiaco (fibrillazione ventricolare e arresto cardiaco, ecc.), responsabile di una morte molto rapida”. Lo studio, denominato UNEXPECTED, includerà 20.000 persone che saranno seguite per tre anni sia con visite mediche sia con l’esecuzione di speciali metodiche capaci di rilevare specifiche alterazioni neuro-vegetative (cioè una disfunzione dei sistemi nervosi che controllano il ritmo cardiaco). La raccolta dei dati si svolgerà ad Abano Terme.
(Carlo Buffoli)
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