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Medinews
14 Ottobre 2008

“COSÌ POSSIAMO SCONFIGGERE IL CANCRO”

Lo scopritore del fattore di crescita endoteliale, è certo: le molecole anti-angiogeniche costituiscono una reale arma contro diversi tipi di tumori. “Ma la strada è ancora lunga e dobbiamo imparare davvero molto”

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Palermo, 13 ottobre 2007 – “Sono trascorsi solo tre anni dall’approvazione del primo farmaco antiangiogenico e ora possiamo affermare senza dubbio che non solo le terapie “targeted” in generale ma anche le molecole anti-angiogeniche costituiscono una vera e reale arma contro il cancro. Hanno dimostrato concreti risultati clinici. E per vari tipi di tumore: il trastuzumab nel cancro mammario, gli inibitori dell’EGFR in quello del polmone e gli inibitori del VEGF nei tumori del colon, della mammella, del rene e del polmone rappresentano chiaramente dei successi clinici. E non dimentichiamoci che i farmaci anti-angiogenici sono stati finora approvati per la terapia di tumori ad uno stadio molto avanzato. I dati preclinici d’altra parte prevedono la massima efficacia in fasi più precoci. Certo, la strada è ancora lunga e soprattutto dobbiamo imparare davvero molto, ma siamo riusciti a individuare una via che potrebbe darci grandi soddisfazioni, a tutto vantaggio di milioni di pazienti”. Napoleone Ferrara, cervello catanese “esportato” negli Stati Uniti, è considerato uno dei più brillanti scienziati a livello mondiale in campo oncologico. Il fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF) rappresenta forse la più importante scoperta del ricercatore siciliano. Ferrara è infatti riuscito per primo, nel 1989, a clonare e purificare in laboratorio questa proteina, che ha dimostrato un ruolo determinante nel favorire la crescita del tumore. E da allora si sono identificate nuove strategie terapeutiche che portano Ferrara ad essere ottimista, come ha spiegato ai duemilacinquecento oncologi riuniti a Palermo per il IX congresso nazionale dell’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica).

“Ottimista sì, ma la strada è ancora lunga e stiamo lavorando: vi sono vari studi in corso per verificare l’ipotesi che una terapia adiuvante dei tumori del colon, del polmone e della mammella, con farmaci anti-angiogenici possa apportare dei benefici di rilievo” aggiunge Ferrara. La scoperta del fattore di crescita endoteliale ha già dimostrato notevoli vantaggi nella pratica clinica: l’azione di contrasto al VEGF è il principio di azione del bevacizumab, la prima e l’unica molecola anti-angiogenica ad aver dimostrato di portare benefici significativi in quattro tipi di tumore. Questo farmaco previene il collegamento del tumore con i vasi sanguigni circostanti, e in questo modo lo “affama”, lasciandolo senza rifornimento di sangue. Il colon-retto è stata la prima patologia in cui bevacizumab ha dimostrato di migliorare, di quasi 5 mesi, la sopravvivenza, se usato come trattamento di prima linea in combinazione con la chemioterapia convenzionale. La molecola è diventata, nel febbraio 2004, il primo trattamento anti-angiogenesi approvato dalla FDA per l’uso del cancro del colon-retto avanzato o metastatico. “Il colon-retto è uno dei maggiori big killer, in tutto il mondo e anche nel nostro Paese – commenta Emilio Bajetta, Presidente nazionale dell’AIOM – : causa nel nostro Paese oltre 16.000 decessi ogni anno. Purtroppo è in costante aumento soprattutto a causa del permanere di stili di vita scorretti, in particolare l’alimentazione. Il cancro del colon è infatti direttamente associato ad un’assunzione eccessiva di grassi. Rispetto alle persone normopeso, analisi recenti suggeriscono un aumento del rischio del 15% nelle persone in soprappeso e fino al 33% negli obesi”. Per fortuna si tratta di una delle neoplasie in cui si sono avuti i maggiori successi terapeutici. Da poche settimane sono stati ad esempio presentati nuovi dati che dimostrano come bevacizumab associato alla chemioterapia standard permetta di conseguire una più elevata percentuale, quasi l’80%, di resezioni chirurgiche complete. Ma importanti risultati si sono registrati anche per il trattamento del cancro alla mammella, del tumore e del rene e attualmente si stanno valutando gli effetti su altri tipi di tumore, come prostata, ovaio, cervice e pancreas. Queste ricerche sono condotte in prima persona da circa 15 anni da Napoleone Ferrara. “Parlare di cura è in molti casi ancora prematuro ma gli enormi progressi degli ultimi anni lasciano ben sperare – conclude il prof. Ferrara – Oggi conosciamo meglio il nostro nemico, sappiamo che è una malattia genetica e che un trattamento iniziato quando la complessità delle cellule neoplastiche è limitata offre le maggiori speranze. Ma strada che potrà portare alla vittoria sul cancro deve necessariamente prevedere l’utilizzo combinato di varie armi, anche se non dimentichiamoci mai che la prevenzione rimane la vera arma vincente contro il cancro”.
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