venerdì, 27 novembre 2020
Medinews
21 Marzo 2006

CONTRACCEZIONE: ITALIANE ULTIME IN EUROPA

La SIGO lancia il programma d’informazione “Scegli Tu: insieme, felici di scegliere”

Milano, 24 maggio 2005 – Le italiane non amano la contraccezione sicura: secondo i risultati di un’indagine condotta su un campione di 2.000 donne tra i 15 e i 45 anni solo la metà utilizza metodi anti-concezionali. E da una ricerca europea emerge che le connazionali sono agli ultimi posti in Europa per uso dei contraccettivi più sicuri. Nel Belpaese la scelta del metodo si basa essenzialmente sul ‘fai da te’ specie tra le giovanissime, più della metà (55%) delle 15-19enni. Quasi 4 intervistate su 10 (il 36%), scelgono o hanno scelto da sole quale metodo usare mentre il consiglio del medico di fiducia viene meno considerato rispetto a quello di amiche o sorelle maggiori. Nonostante la diffidenza verso i contraccettivi e il loro scarso uso, le italiane detengono però anche un altro record europeo negativo, quello della fertilità con 1,30 figli a testa e un tasso di crescita della popolazione tra i più bassi del mondo (-0,7).
E’ l’ennesimo paradosso italiano, evidenziato nel corso della presentazione della campagna nazionale ‘Scegli Tu’, della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO).

Per il prof. Antonio Ambrosini, presidente della SIGO e direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Padova, “i dati sembrano indicare che il contenimento della natalità italiana sia stato raggiunto nonostante lo scarso utilizzo di contraccettivi e mediante l’uso di metodiche inaffidabili: le italiane riescono dunque a controllare la propria fecondità nonostante paure e disinformazione”. “Per questo – aggiunge il prof. Emilio Arisi, consigliere della SIGO e direttore dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Trento – come Società scientifica che rappresenta tutti gli specialisti della salute sessuale delle donne, abbiamo deciso di intervenire dando avvio alla campagna di sensibilizzazione e informazione ‘Scegli Tu’ che prevede varie iniziative tra cui incontri con medici, un sito internet all’indirizzo www.sceglitu.it e soprattutto l’infoline 800.00.22.21, numero verde gratuito operativo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17 al quale i ginecologi forniscono informazioni aggiornate su tutti i metodi contraccettivi.
La campagna prende il via dopo un’indagine da cui emerge che poco più della metà (53%) fa ricorso a qualsiasi metodo contraccettivo: dopo la pillola il più diffuso è il preservativo (23%), seguito dal coito interrotto (5%) e da altri sistemi (5%) quali spirale, diaframma e metodi ‘naturali’. Questo significa che il rimanente 47% delle italiane non previene la gravidanza: il 21% non usa contraccettivi, il 26% ha smesso di usarli. Il paradosso italiano che lega poca contraccezione a bassa natalità, secondo Emilio Arisi, solleva numerose domande: “Gli italiani fanno meno l’amore? Stanno sperimentando problemi di fertilità come la sterilità di coppia, sono in aumento gli aborti spontanei?” Certo è che questi ultimi sono passati da 56.000 nel 1982 a 70.000 nel 2001 (+ 25% in 20 anni). “L’ampio impegno femminile nel campo del lavoro – aggiunge il prof. Ambrosini – spinge ad un posticipo dell’età del matrimonio e ad un innalzamento dell’età del primo figlio passata da 25.7 anni nel 1961 a 28.1 nel 2001. Ad ogni modo – continua Ambrosini – l’analisi dei tassi di natalità, i dati d’uso dei metodi contraccettivi sicuri in diversi Paesi europei confermano che la contraccezione sicura non significa né meno figli né aumento dei rischi per la salute, ma assicura al contrario una vita più sana, una sessualità più completa, la possibilità di spaziare le gravidanze e di avere un sereno rapporto di coppia. Inoltre la contraccezione ormonale intesa come correttivo della fisiologia femminile è uno strumento apportatore di consolidati benefici”. Ma, come evidenzia l’indagine, nel nostro Paese la diffidenza è elevata. Sembrerebbe però che le donne italiane abbiano una buona conoscenza dell’efficacia della contraccezione: da questo punto di vista ad esempio la pillola è considerata ottimale da 7 donne su 10 (solo il 3% la reputa poco o per niente affidabile). Il 61% ritiene che le gravidanze indesiderate siano causate dal non uso di sistemi contraccettivi e il 26% che siano dovute all’utilizzo di sistemi poco sicuri, come il coito interrotto. “Le 15-45enni hanno idee molto chiare circa l’affidabilità dei metodi – commenta il prof. Enrico Finzi, sociologo – ma ciò nonostante li utilizzano meno delle altre europee”. Finzi ne deduce che “l’Italia é più indietro di quel che vorrebbe e di quel che crede di essere, si trova a metà del guado tra arcaismo e modernità, con notevoli differenze regionali”. In effetti in fondo alla classifica delle 15-45enni che utilizzano metodi contraccettivi inclusi quelli non affidabili, nell’indagine si trovano Basilicata e Calabria col 37%, mentre al top Lombardia (71%) e Triveneto (66%) seguite da Toscana (60%) e Emilia-Romagna (57%) mentre sono in linea con la media nazionale Lazio (55%), Piemonte e Val D’Aosta (54%), Liguria (51%), Umbria e Marche (49%).
“Per gli esperti SIGO un altro dato da tenere presente è quello delle interruzioni volontarie di gravidanza che, al contrario degli aborti spontanei sono decisamente diminuite passando dal picco di 234.000 nel 1982 alle 130.000 di oggi (-44,4%). “Pur essendo progressivamente calati in più di vent’anni di applicazione della legge 194 – afferma Ambrosini – gli aborti volontari rimangono elevati e risultano in preoccupante aumento specie tra le giovanissime”. Un fenomeno – la diffusione delle gravidanze indesiderate tra le adolescenti – che nei paesi anglosassoni, Gran Bretagna, Canada e Stati Uniti, è vera emergenza tanto i Governi si sono attivati per sensibilizzare la popolazione e contenerne i notevoli costi socio-economici. Specie nell’era di Internet, “l’informazione non istituzionalizzata – conclude Ambrosini – può essere contraddittoria in quanto è gestita da varie fonti. L’educazione sviluppata da una struttura pubblica o che, in mancanza di iniziative pubbliche, sia garantita scientificamente e serva a informare può essere una valida alternativa. E’ questo l’obiettivo della SIGO con la campagna ‘Scegli Tu’”. Dall’indagine risulta infatti che 7 donne su 10 utilizzatrici di contraccettivi ricevono notizie sull’argomento da quotidiani e periodici, 5 su 10 da dépliant e foglietti informativi, seguono radio-tv (3 su 10), pubblicità e Internet (2 su 10), corsi, convegni e conferenze (1 su 10). “Ne consegue che – afferma Finzi – sia per vivere serenamente le proprie scelte di procreazione responsabile, sia per superare i divari, crescerà in futuro il ricorso al ginecologo, mentre é già ora sentita la domanda di campagne di sensibilizzazione in Italia sulla contraccezione: infatti 7 donne su 10 invocano campagne d’informazione purché controllate e gestite da ginecologi qualificati e affidabili”.
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