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13 Maggio 2009

CELLULITE PER IL 40% DELLE ‘UNDER 25’, E SOLO 1 SU 7 SI PIACE. BOOM DELL’ ANTICONCEZIONALE CONTRO LA RITENZIONE IDRICA

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Modena, 7 maggio 2009 – Intervistate 1.045 giovani donne fuori da scuole e palestre: in sovrappeso il 41%, solo il 34% fa sport e il 27% ricorrerebbe alla chirurgia estetica. La pillola è sempre più “amica” della linea. Gli esperti: “Lanciamo un appello alle Istituzioni per incentivare l’educazione sessuale”

Le ragazze d’oggi non si piacciono, sono pigre, piuttosto avventate nel sesso e si confrontano poco con il proprio medico. La linea resta in cima ai loro pensieri (il 47% segue una dieta) e la cellulite è il più grande nemico (ne soffre il 39%). Per sconfiggerla però sembrano preferire la chirurgia estetica allo sport o ad un’alimentazione sana. È questo il ritratto che emerge dal sondaggio presentato oggi al Congresso nazionale della Contraccezione, in corso a Modena fino al 9 maggio, che vede riuniti 250 fra i massimi esperti italiani del tema. “Non troppo incoraggiante – commenta Emilio Arisi, presidente della Società Medica Italiana della Contraccezione (SMIC), che promuove convegno e indagine –, anche sul versante dell’educazione sessuale: ben il 30% non usa alcun metodo contraccettivo, il 24% di chi li utilizza pratica il coito interrotto e solo il 7% considera il sesso non protetto come un comportamento a rischio per la salute. Ma per fortuna emergono anche segnali positivi e stanno crollando alcuni pregiudizi: il 34% crede che la pillola possa essere alleata di forma fisica e benessere, il 35% sa che esistono formulazioni in grado di contrastare la ritenzione idrica, il 63% considera l’impatto corporeo prioritario per la scelta del metodo”. I dati, raccolti fra 1.045 ragazze fuori da scuole, palestre e piscine, trovano conferma anche dal boom di richieste di Yaz, nuovo contraccettivo disponibile in Italia da febbraio, che presenta un effetto simil-diuretico capace di prevenire la comparsa di cellulite: proprio per questa sua caratteristica è già il più venduto negli USA. “ Notizie che ci rallegrano, perché contrastano il più “classico” luogo comune sulla pillola: che faccia ingrassare. Un timore che è stato spesso identificato come la causa dello scarso uso della contraccezione in Italia – spiega il prof. Annibale Volpe presidente del Congresso e past president della Società Italiana della Contraccezione (SIC) -. Nel nostro Paese infatti ormai da alcuni anni non cresce l’utilizzo di metodi anticoncezionali e non cala il tasso di aborti: l’obiettivo del Congresso è definire un documento da condividere con le Istituzioni per individuare strategie operative per invertire questa tendenza”. Un primo passo è sottolineare i benefici della contraccezione consapevole sulla salute e sull’immagine corporea, in particolare nelle giovanissime: “Esiste ad esempio un’evidente sinergia tra contraccettivi orali e sport – aggiunge la prof.ssa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del San Raffaele Resnati di Milano -. La pillola ottimizza il rapporto con la femminilità e la sessualità, riduce i disturbi e i dolori mestruali, le anemie da carenza di ferro, si rivela una preziosa alleata nella prevenzione e nella cura della triade dell’atleta. Ma soprattutto, previene l’abbandono dell’attività sportiva: ben il 70% delle ragazze bianche, e fino al 90% delle nere la interrompe durante la pubertà a causa di disturbi del ciclo. Un tema su cui il ginecologo deve intervenire, per favorire l’attività fisica e stili di vita sani. Che aiutano a stare meglio ma anche a piacersi di più”.

Il medico come figura chiave per favorire una politica integrata per la salute sessuale e la contraccezione è uno dei “temi caldi” del Congresso, il primo che vede riunite le due più rappresentative Società scientifiche che si occupano di questi aspetti (SIC e SMIC). Ma i dati del sondaggio rivelano che è ancora scarso il suo ruolo agli occhi delle ragazze: “Solo il 13% ha parlato del proprio disagio estetico e dei propri bisogni con il medico di famiglia, e poco più (14%) con il ginecologo – commenta Arisi -. La prima fonte di informazioni e consigli sono le amiche (76%) seguite dalla mamma (37%) ma è alta la percentuale di chi decide da sola (34%). La politica del “fai da te” è molto pericolosa e in ambito riproduttivo può esporre a rischi o insoddisfazione: un dialogo franco con il curante è infatti alla base della scelta contraccettiva più appropriata, adatta alle specificità della donna”. Grazie alle continue innovazioni disponibili è oggi possibile definire metodi, dosaggi e formulazioni mirati per accogliere le diverse esigenze ed i benefici sono ormai ampiamente dimostrati. “Gli indici di salute di chi utilizza la contraccezione ormonale sono migliori – afferma la prof.ssa Graziottin -, basti pensare al dolore mestruale, alla sindrome premestruale, alle cisti ovariche o alle disfunzioni ovulatorie in chi soffre di micropolicistosi ovarica. Per quanto riguarda il peso, i dati mostrano ad esempio come il drospirenone, un progestinico, permetta non solo di mantenere il peso, ma di ridurlo di quasi un chilo nell’arco di un anno, ovviamente se coniugato a stili di vita sani. In particolare, è provato che questo principio attivo è efficace nel contrastare la ritenzione idrica: ottimizza infatti il metabolismo dell’acqua a livello renale (grazie all’azione lievemente diuretica) e combatte quindi la formazione di cellulite. La pillola consente inoltre di “programmare” il ciclo, ancora meglio con la più recente novità, che prevede l’assunzione per 24 giorni di pillola attiva e 4 di placebo”. Ma le esigenze e le sensibilità mutano anche in relazione alle diverse culture e tradizioni. “Siamo sempre più chiamati a confrontarci con donne provenienti da altri Paesi, che richiedono un’attenzione dedicata perché più vulnerabili – spiega Volpe -. Le immigrate oggi rappresentano il solo gruppo in cui le interruzioni volontarie di gravidanza crescono, e sono pari al 30% del totale. È evidente che per queste donne vanno identificati linguaggi e messaggi specifici, e questa rappresenta una priorità per SIC e SMIC, su cui sviluppare un percorso condiviso fra medici del territorio, ospedalieri, universitari e Istituzioni”.

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