venerdì, 3 febbraio 2023
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7 Novembre 2010

CANCRO, LE TERAPIE ORALI PREFERITE DA UN PAZIENTE SU DUE. “MA SERVE UN INFERMIERE DEDICATO PER ISTRUIRE IL MALATO”

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Roma 7 novembre 2010 – Efficaci come quelle infusionali, rappresentano il 15% dei trattamenti oncologici realizzati in ambulatorio. Gli oncologi:“Richiedono però cautela per i rischi legati a un’assunzione sbagliata”

Più della metà (56%) dei pazienti oncologici in cura con terapia endovenosa preferirebbe assumere lo stesso farmaco per bocca. Il motivo? Per la comodità (16,3%), per la maggiore indipendenza e praticità (13,5%), per gli aspetti legati alla domiciliarità (7,4%) e, quindi, alla minor presenza in ospedale (4,9%). È quanto emerge dal primo sondaggio sulle terapie orali condotto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) su 580 pazienti, presentato al congresso nazionale della Società scientifica in corso a Roma fino a domani. “Siamo di fronte a uno dei nodi cruciali della nostra specialità – spiega il prof. Carmelo Iacono, presidente AIOM -. Questi trattamenti oggi rappresentano oltre il 15% del totale di quelli oncologici realizzati in day hospital o ambulatorio e aumenteranno sempre più. Il questionario, uno dei più ampi mai realizzati al mondo fra i pazienti, ci ha permesso di scattare una ‘fotografia’ del loro punto di vista. Abbiamo promosso anche un analogo sondaggio dedicato agli oncologi a cui hanno risposto 500 specialisti. Il 94% ha dichiarato di aver incrementato la prescrizione di farmaci a formulazione orale negli ultimi due anni”. “Non dobbiamo però dimenticare il rischio rappresentato da una scarsa aderenza al trattamento da parte del paziente – sottolinea il prof. Marco Venturini, presiedente eletto AIOM -, con una conseguente ridotta efficacia o maggiore tossicità dovuta all’assunzione in dosi sbagliate. Per questo, a partire dallo scorso luglio, abbiamo creato un working group autonomo di infermieri, che consideriamo figure professionali fondamentali nella gestione del paziente. Devono essere un punto di riferimento costante per il malato, informandolo sulle modalità di assunzione e sulle potenziali tossicità”. Questa misura si rende necessaria per prevenire alcune possibili complicanze che gli oncologi temono: insufficiente compliance (per il 33% degli esperti), gestione della dose e della tossicità (26%) e interazione con altri farmaci (21%) rappresentano gli ostacoli maggiori. Spesso infatti si tratta di malati che assumono anche ulteriori medicinali: più della metà (52%) afferma di assumerne fino a 3 al giorno. “Tra i criteri da seguire nella scelta della terapia orale – continua il prof. Iacono –, accanto all’efficacia almeno pari al trattamento endovenoso corrispondente e a una tossicità non superiore, va sempre considerata la capacità collaborativa del paziente che deve essere informato su tutti gli aspetti del percorso di cura”.

Il 65% dei pazienti chiede di condividere la scelta della modalità di somministrazione del farmaco con l’oncologo (solo il 31% ritiene che spetti esclusivamente al medico).
Per i malati la possibilità di seguire questo tipo di trattamento si traduce in una migliore qualità di vita: il 42% dedicherebbe più tempo alla famiglia, il 31% al lavoro e il 15% agli hobby. Lo sviluppo di nuovi modelli organizzativi può senz’altro contribuire a migliorare le modalità di utilizzo di queste terapie. Il 91% degli specialisti ha infatti evidenziato l’assenza di servizi dedicati nelle strutture in cui lavorano. L’AIOM si è quindi impegnata nel supportare un progetto di day hospital/ambulatorio che comprenda trattamenti sia infusionali che orali. “Accanto all’infermiere e al farmacista ospedaliero – afferma il prof. Venturini – anche il medico di famiglia deve essere coinvolto salvaguardandone il ruolo. È importante che l’oncologo consegni al paziente strumenti informativi per il medico di medicina generale con indicazioni sulle possibili interazioni farmacologiche e sulle modalità di gestione delle terapie orali. L’AIOM sta preparando opuscoli informativi ad hoc”. La possibilità per il paziente di assumere il farmaco restando comodamente a casa non deve infatti indurre a una sottovalutazione, perché non si tratta di semplici terapie di mantenimento a bassa tossicità. Nell’aprile del 2011 l’AIOM organizzerà un importante convegno nazionale dedicato al tema. “Uno degli aspetti che vogliamo approfondire – conclude il prof. Venturini – riguarda le modalità di rimborso nelle singole Regioni. Ad oggi a questi trattamenti non è riconosciuta pari dignità rispetto a quelli infusionali: è infatti rimborsato il solo costo del farmaco. In realtà la loro somministrazione richiede l’impegno del medico, dell’infermiere e di tutta l’equipe per cui non possono più essere collocati nell’ambito delle terapie a scarsa complessità”.

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