Medinews
16 Maggio 2013

CANCRO: “IL 50% DEI CENTRI NON HA LA RIABILITAZIONE MA 8 SU 10 GARANTISCONO LA TERAPIA DEL DOLORE”

Roma, 16 maggio 2013 – Il prof. Francesco De Lorenzo (presidente FAVO): “Migliorano i servizi. Manca ancora una presa in carico globale del paziente, come richiesta dal Piano Oncologico Nazionale”

Nella metà degli ospedali italiani mancano i servizi di riabilitazione, fondamentali per la qualità di vita dei pazienti colpiti da tumore. E, se presenti, risultano quasi esclusivamente disponibili per la sola riabilitazione fisica delle donne operate per carcinoma mammario. Drammatica la situazione dell’assistenza domiciliare con marcate differenze regionali (si va dai 153 casi per 100mila abitanti in Toscana ai 91 nel Lazio fino ai 34,6 in Emilia Romagna). Preoccupante anche la disomogeneità territoriale nella distribuzione dei centri di Radioterapia oncologica: dei 184 totali, 83 si trovano al Nord, 51 al Centro e 50 al Sud. E i LINAC (acceleratori lineari), apparecchiature fondamentali per i trattamenti radioterapici, sono ben al di sotto degli standard europei: ve ne sono 361, con una media nazionale di 6.1 per 1 milione di abitanti (quella attesa dalla UE è compresa fra 7 e 8). Migliorano invece, rispetto al passato, i servizi di terapia del dolore, presenti nell’85% delle realtà sanitarie (89% al Nord, 81% al Centro, 80% al Sud-Isole). Maggiore attenzione anche al benessere mentale dei pazienti. È la fotografia scattata nel V Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, presentato oggi al Senato, che contiene un focus dedicato a cure simultanee, continuità assistenziale e cure palliative, i cui dati sono ricavati dal Libro Bianco dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). I dati contenuti nel Rapporto rappresentano il cardine per cementare l’alleanza fra pazienti, società scientifiche e Istituzioni. “La maggior disponibilità dei servizi rispetto al passato, che emerge dall’analisi – sottolinea il prof. Francesco De Lorenzo (presidente FAVO, Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) -, è però ancora lontana dal garantire a tutti i pazienti oncologici una vera presa in carico globale e un percorso coordinato che integri le terapie antitumorali e le cure riabilitative e palliative nell’intero percorso assistenziale, raggiungendo l’obiettivo di ottimizzare la qualità della vita”. Ancora scarsa l’attenzione agli aspetti della comunicazione. Infatti nel 33% delle oncologie non sono presenti spazi informativi dedicati all’orientamento sull’accesso ai servizi, all’informazione sulla malattia oncologica e sui diritti legati alla vita lavorativa e alle indennità assistenziali. “L’estensione dei servizi di terapia del dolore – afferma il prof. Stefano Cascinu, presidente AIOM – è sicuramente frutto dell’applicazione della legge 38 del 2010 e dell’impegno del Ministero della Salute. Sono infatti aumentati negli ultimi anni, passando dal 72% nel 2006 all’85% nel 2012. In crescita anche le cure palliative, erogate dal 65% delle strutture ospedaliere. Sappiamo che molti sintomi correlati al cancro, il dolore in particolare, si possono manifestare in tutte le fasi della malattia. Associati ai disagi psicologici, sociali e familiari, hanno un impatto determinante sul peggioramento della qualità della vita. Negli ultimi anni un numero consistente di studi ha dimostrato l’utilità di associare in modo sistematico alle terapie antitumorali il trattamento dei sintomi causati dal cancro, ottenendo non solo un beneficio su tutti i parametri di qualità della vita, ma anche, in alcuni casi, un allungamento della sopravvivenza”.

Non si tratta solo di garantire, in fase avanzata di malattia, la continuità delle cure, ma di inserire le terapie per il controllo dei sintomi in contemporanea ai trattamenti antitumorali. In Italia siamo ancora lontani dalla completa applicazione del modello di cure simultanee, previsto come obiettivo prioritario nel Piano Oncologico Nazionale 2010-12. “I molteplici bisogni delle persone colpite dal cancro – conclude l’avv. Elisabetta Iannelli, segretario FAVO – non sempre trovano adeguate risposte nei modelli organizzativi assistenziali attuali. I servizi di riabilitazione sono garantiti solo nella metà delle strutture di oncologia medica. Anche la presenza di uno psicologo non implica che tutti i pazienti e loro familiari possano usufruire di un supporto che, soprattutto negli snodi critici della malattia, costituisce un valore aggiunto fondamentale. Si pensi, ad esempio, al sostegno necessario per informare i giovani figli di pazienti che affrontano il cancro. Anche la presenza di ‘punti di informazione e supporto’, nati dalla sensibilità dell’equipe e solo grazie al volontariato, supportati da risorse dedicate ma spesso saltuarie, costituisce un elemento critico per dare continuità a servizi essenziali per aiutare e indirizzare i malati. Riteniamo sia essenziale che ogni struttura preveda, oltre a punti informativi e al supporto psicooncologico, servizi di riabilitazione dedicati e che sia anticipata l’integrazione della terapia del dolore e delle cure palliative nel corso del trattamento, evitando la frammentazione degli interventi ed il ritardo nella presa in carico del paziente a domicilio. Solo così si raggiungerà una reale applicazione del Piano Oncologico Nazionale 2010-12”.
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