lunedì, 5 giugno 2023
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29 Novembre 2007

CANCRO, ASCOLTO E DIALOGO SONO PARTE DELLA TERAPIA. MA IL 70% DEI MEDICI NON HA MAI STUDIATO COMUNICAZIONE

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Coinvolte oltre 100 donne con tumore del seno in tre centri di eccellenza: IFO Regina Elena -Roma, INT- Milano e Policlinico- Modena. Guide e corsi ad hoc per facilitare il rapporto

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Roma, 29 novembre 2007 – Comprensivo, amichevole, sincero: sono gli aggettivi che le pazienti con tumore del seno scelgono per descrivere il loro medico. Si dicono abbastanza soddisfatte del tempo dedicato alla visita (in media dai 15 ai 30 minuti), del dialogo con lo specialista, della sua capacità di ascolto. Gli oncologi utilizzano un linguaggio comprensibile, si dimostrano attenti alle aspettative della malata e offrono un importante sostegno per affrontare le più frequenti complicanze. Questi i risultati del primo progetto pilota in Italia sulla comunicazione in oncologia, che ha coinvolto tre centri di eccellenza nel nostro Paese, l’ IFO Regina Elena di Roma, l’Istituto nazionale dei Tumori di Milano e il Policlinico-Universitario di Modena. “La “promozione” da parte delle pazienti ci fa certamente piacere ma siamo consapevoli di averla ottenuta perché operiamo in strutture di primo livello e senz’altro grazie alle nostre caratteristiche personali ed esperienza clinica, non certo per solide competenze acquisite – spiega il prof. Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica A dell’IRCCS Regina Elena di Roma e coordinatore del progetto –. In Italia, infatti, la comunicazione non fa ancora parte della preparazione professionale degli oncologi. Dall’indagine risulta che circa il 60% considera la propria formazione universitaria su questo tema poco adeguata (un ulteriore 10% per nulla adeguata), solo uno su tre ha avuto la possibilità di seguire corsi ECM dedicati e solamente la metà li ha effettivamente frequentati”. Secondo gli operatori la mancanza di formazione rappresenta uno dei maggiori ostacoli ad una buona comunicazione. Una lacuna che va colmata: la maggior parte dei professionisti chiede che vengano attivati corsi specifici su questo tema. Vengono inoltre presentate oggi due “guide alla comunicazione”, per facilitare la relazione: una pensata espressamente per i medici l’altra rivolta al paziente.

Il progetto pilota ha coinvolto oltre cento donne con tumore del seno, selezionate per tipo di trattamento (chemioterapia, ormonoterapia, terapie biologiche). A ciascuna è stato somministrato un questionario diviso per macroaree: il linguaggio (“le parole del cancro”), i tempi e le modalità della visita, il rapporto con il medico, gli effetti delle terapie nella vita sociale ed affettiva del paziente (i problemi più frequenti, l’imbarazzo). Un analogo questionario, con un focus aggiuntivo sulla formazione, è stato somministrato anche agli oncologi che si occupano di tumore del seno. “La fase di restituzione e discussione condivisa dei risultati è stata estremamente utile per mettere a fuoco alcune dinamiche che nella pratica clinica quotidiana possono sfuggire – afferma il prof. Pierfranco Conte, responsabile del Dipartimento integrato di oncologia ed ematologia dell’Università di Modena-Reggio Emilia. – Ad esempio è emerso che le pazienti preferiscono che il medico parli sempre direttamente con loro della malattia, e credono che lo faccia sempre. Da quanto dichiarano gli oncologi risulta invece che talvolta si preferisce parlare prima con i familiari. Le stesse pazienti poi dichiarano di preferire i parenti allo specialista per confidare problemi di carattere meno “medico” e con una maggiore componente psicologica come quelli sessuali, il disagio per il proprio aspetto, la vergogna e il senso di dipendenza”. Le complicanze più diffuse sono invece il dolore, la paura, la stanchezza, i disturbi intestinali e alimentari. Su questi argomenti, il confronto con il medico risulta determinante per gestire il problema. “Questi risultati dimostrano come una buona comunicazione, affiancata alla migliore terapia possibile, sia fondamentale per aumentare la soddisfazione e la compliance del paziente, un obiettivo primario nella lotta globale alla patologia – afferma il prof. Luca Gianni, Direttore dell’Oncologia Medica 1 dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – . Ma è emerso chiaramente anche come la comunicazione sia determinante per migliorare la soddisfazione del medico stesso e, in misura minore, prevenirne il burn out e ridurre le controversie medico legali”.
Da qui la richiesta unanime, da parte degli specialisti, di dar seguito a questo progetto pilota, ampliando il numero di centri coinvolti ed ottimizzando i risultati raggiunti. Le prossime tappe prevedono, oltre alla distribuzione delle guide, l’attivazione di un corso on-line sulla comunicazione, anche con la modalità dell’e-learning, per arrivare ad un più vasto pubblico di oncologi italiani. Il questionario sarà inoltre esteso ad altre unità di oncologia medica sul territorio nazionale, come una sorta di audit interno per verificare il livello di soddisfazione delle pazienti, individuare criticità e definire percorsi di miglioramento. Saranno inoltre incluse nel progetto anche altre categorie di malati con patologie diverse o al primo accesso. Il progetto pilota e gli sviluppi futuri sono sostenuti grazie ad un educational grant di sanofi-aventis.
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