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19 Marzo 2003

CANCRO, ANCHE GLI ANZIANI DEVONO ESSERE CURATI, NASCE A MILANO L’AMBULATORIO INTEGRATO

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Il progetto presentato oggi all’Istituto dei Tumori al convegno ‘L’oncologia della terza età’

Milano, 7 Febbraio 2003 – Diventeremo più vecchi, ma ci ammaleremo di più di cancro. L’aumento della vita media porta con sé un paradosso: la crescita esponenziale della possibilità di finire tra le braccia del ‘grande male’. Già oggi dei 270.000 italiani che ogni anno si trovano a fare i conti con un tumore, oltre la metà ha più di 65 anni e di questi il 45% ha superato i 70. Secondo gli esperti, inoltre, tra i 40 e gli 80 anni la possibilità di ammalarsi aumenta di 1.000 volte: uomini e donne con più di 65 anni hanno un rischio 15 volte più elevato di sviluppare una neoplasia rispetto alla popolazione al di sotto di questa età. Queste cifre cosa significano? Che il problema cancro nella terza età diventerà molto presto un’emergenza non di poco conto. Del resto i dati epidemiologici parlano chiaro: nel 2035 il 40% della popolazione sarà ultrasessantacinquenne e 20 anni più tardi il numero delle persone anziane sarà due volte e mezzo quello dei bambini. L’Italia con il 20% di persone oltre i 65 anni è attualmente al primo posto in Europa per popolazione anziana. Che fare, dunque? “Per prima cosa – sostiene il prof. Eìmilio Bajetta, direttore dell’Oncologia Medica dell’Istituto Tumori di Milano – è necessario contrastare quella vecchia concezione fatalista dell’inutilità dell’intervento in chi ha ormai i capelli bianchi, dimostratasi scientificamente sbagliata ed eticamente inaccettabile”. Anche perché già adesso una persona di 75 anni in buone condizioni di salute ha un’aspettativa di vita di circa 12 anni e in presenza di malattie collaterali l’aspettativa resta comunque elevata, in media 7 anni. Non trattare il tumore significa ridurre arbitrariamente la possibilità ad un cittadino di godersi la pensione.
Il secondo passo lo ha fatto invece oggi proprio l’Istituto Tumori di Milano: nell’ambito del XII convegno nazionale dell’ITMO (Italian Trials in Medical Oncology) è stato presentato il nuovo ambulatorio di ‘Oncologia Medica Geriatrica’, la prima esperienza italiana di gestione integrata del paziente anziano, che spesso presenta altre patologie gravi oltre al cancro. “Si tratta, in sostanza – spiega il prof. Bajetta – di un nuovo progetto di gestione dei malati rivolto inizialmente a ultrasettantenni affetti dai principali tipi di tumore (polmone, intestino, mammella e prostata). Ai pazienti verrà offerto un approccio terapeutico multidisciplinare che integra le diverse competenze: cardiologo, neurologo, pneumologo, medico nutrizionista, fisioterapista, terapista del dolore, psicologo, infermiere specializzato, assistente sociale. Obiettivi di questa iniziativa non sono solo un miglioramento del livello di cura attraverso un più elevato grado di soddisfacimento dei bisogni del paziente e delle aspettative dei familiari, ma anche la possibilità per il malato di accedere a ‘studi clinici dedicati’ che, come testimonia la storia dell’Istituto Tumori di Milano, restano l’unica strada percorribile per ottenere un reale progresso nella cura dei tumori”. I pazienti sono gestiti attraverso un apposito ambulatorio di “oncologia medica geriatrica” che svolge prestazioni di “prima visita”, di trattamento e di follow-up. Per i trattamenti in regime di ricovero vengono impiegate risorse di degenza dell’OMB. Questo sforzo viene integrato con risorse (2 letti uomo + 2 letti donne) individuate dalla Direzione Medica. L’iniziativa, partita a gennaio, avrà una durata di 2 anni e coinvolgerà pazienti con neoplasie in fase avanzata.
“Gli ultimi 20 anni di successi delle terapie antitumorali – afferma Bajetta – sembrano aver trascurato gli anziani. Tra le ragioni c’è la scarsa comprensione che i medici, ma anche i pazienti stessi e loro familiari, non solo hanno delle attuali terapie, ma anche della ricerca clinica volta a sperimentare nuovi trattamenti”. Il numero di malati nati negli anni Trenta e arruolati in studi controllati, sia in Italia che all’estero, è infatti estremamente limitato. Questa carenza giustifica, almeno in parte, le perplessità e le incertezze che assalgono l’oncologo all’atto di assumere decisioni terapeutiche ‘empiriche’, alla luce proprio della scarsezza di dati relativi a quando e come impiegare al meglio i farmaci disponibili.
“L’I.T.M.O. – conclude Bajetta – intende perciò aprire un fronte di ricerca dedicata all’anziano promuovendo un gruppo di lavoro che disegni e conduca studi su problematiche quali i fattori che ostacolano l’arruolamento di pazienti anziani in studi terapeutici, la farmacologia dei chemioterapici nell’anziano, il trattamento del paziente anziano fragile e la valutazione di nuovi biofarmaci antitumorali; per meccanismo d’azione e profilo di tollerabilità questi nuovi farmaci hanno buone prospettive di impiego negli anziani, pazienti particolarmente a rischio di effetti collaterali”.

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