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14 Luglio 2009

CANCRO: + 5% DI SOPRAVVIVENZA IN 10 ANNI COI FARMACI TARGET. IL FUTURO? PAZIENTI SELEZIONATI CON TEST E LOTTA AGLI SPRECHI

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Roma, 14 luglio 2009 – Il prof. Leonardo Santi: “Va affinata la ricerca sui marcatori biologici per trattare solo chi risponde e garantire un utilizzo appropriato delle risorse”. Sono un milione e mezzo gli italiani “guariti”.

Le terapie a bersaglio molecolare hanno ottenuto, dal 1998 al 2008, un aumento della sopravvivenza nei tumori di mammella, colon retto, rene, tumori stromali gastrointestinali (GIST) e linfomi nell’ordine del 5%. Un contributo determinante, che si aggiunge ai successi della prevenzione, dei programmi di screening e a trattamenti “tradizionali” sempre più affinati: grazie a questo mix di eccellenza, l’Italia si colloca tra i paesi con la più bassa mortalità per cancro in Europa. Sono oltre un milione e mezzo le persone che l’hanno sconfitto. Il dato emerge nel corso di un incontro promosso oggi a Roma dal Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita, Presidenza del Consiglio dei Ministri, che vede riuniti alcuni fra i massimi esperti del nostro Paese. “Si tratta di un momento di condivisione necessario – afferma Leonardo Santi, professore emerito dell’Università degli Studi di Genova, presidente del Comitato e coordinatore dell’incontro -. Ricercatori e clinici devono portare il loro contributo nelle sedi istituzionali, così che le valutazioni tecniche non passino mai in secondo piano rispetto a considerazioni sugli equilibri di spesa. Vanno combattuti gli sprechi che ancora oggi esistono, con una severa razionalizzazione degli interventi. Le terapie target hanno determinato benefici evidenti per i malati di tumore, in termini di riduzione della mortalità ma soprattutto di miglior qualità di vita. Ad un prezzo assolutamente sostenibile: contrariamente a quanto si pensa, infatti, i farmaci biologici o target incidono solo per il 4% sul complesso dei costi in oncologia. Le molecole a bersaglio, inoltre, permettono di essere impiegate in pazienti selezionati, con un utilizzo estremamente mirato e appropriato delle risorse. Va quindi affinata la ricerca sui marcatori biologici così da trattare solo chi risponde, con risultati che hanno superato le nostre aspettative e continuano a dimostrare evidenze”. È il caso di imatinib, il “capostipite” di questo tipo farmaci, che ha cambiato la storia della leucemia mieloide cronica resistente alla terapia con interferone. O ancora del cetuximab, da pochi giorni rimborsato dall’AIFA come trattamento di prima linea nei pazienti colpiti da tumore metastatico del colon retto caratterizzati dal gene K-Ras non mutato. Gli esperti riuniti a Roma sono concordi: il futuro sarà sempre più rivolto alla personalizzazione delle terapie per colpire la singola neoplasia. “È ormai improprio infatti parlare di tumore del seno – spiega il prof. Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’INT Regina Elena IRCSS Roma -: si deve utilizzare il plurale, perché le differenze biologiche sono tante e tali da configurarsi come vere e proprie patologie diverse. Il carcinoma della mammella è fra quelli che più hanno beneficiato della target therapy, già disponibile in adiuvante, che può portare alla guarigione”.

Il Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze per la Vita (CNBBSV), è chiamato a supportare il Governo nell’adozione di indirizzi scientifici, economici e sociali su queste materie. È evidente che l’oncologia, con 240 mila nuovi casi di tumore e 140 mila decessi l’anno in Italia, rappresenta un’area di estremo interesse. Fra le questioni più attuali dibattute nell’incontro, vi è la scadenza dei brevetti delle prime terapie biologiche messe a punto, con l’avvento sul mercato dei farmaci biosimilari. Si tratta di prodotti biotecnologici simili ma non uguali all’originatore che destano non poche perplessità sulla loro effettiva equivalenza. Su questo e altri temi si sono confrontati, oltre ai proff. Santi e Cognetti, Paolo Grillo, Presidente dell’Accademia delle Biotecnologie, Francesco Di Costanzo, Direttore dell’ Oncologia Medica del Careggi di Firenze, Giampaolo Tortora direttore della Cattedra di Oncologia Medica dell’Università Federico II di Napoli, Adriana Albini, Responsabile della Ricerca Oncologica Polo Scientifico e Tecnologico dell’IRCCS Multimedica di Milano, Adriana Maggi del Dipartimento di Scienze Farmacologiche Università degli Studi di Milano, Claudio Pisanelli, Farmacista Dirigente del San Filippo Neri di Roma e Filippo De Braud, Direttore Divisione Farmacologia Clinica e Nuovi Farmaci dell’IEO di Milano.
I tumori che più hanno beneficiato dell’impatto delle nuove terapie target sono quello del seno, del colon, il carcinoma gastrico, il GIST e il rene. “Ma gli studi sono in corso per tutte le patologie – commenta il prof. Di Costanzo –: è su questo fronte infatti che si concentra la gran parte degli investimenti, pubblici e privati. I costi di sviluppo delle molecole biotech sono enormi, con criticità che richiedono uno specifico “know-how”, linee produttive dedicate e studi multicentrici internazionali. In questo campo il nostro Paese si pone ai primi posti al mondo: centri italiani partecipano o coordinano le più significative sperimentazioni e i nostri ricercatori sono fra i più apprezzati per il livello e l’ampiezza della produzione scientifica”. “Un patrimonio impagabile – conclude il professor Santi – al servizio delle Istituzioni per la miglior tutela della salute dei cittadini”.

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