lunedì, 30 novembre 2020
Medinews
12 Settembre 2005

BPCO, UN MILIONE DI GIORNI D’OSPEDALE ALL’ANNO. IN VENETO UN PAZIENTE COSTA CIRCA 4MILA EURO

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I dati diffusi a Mestre alla presentazione del volume “La Salute del Respiro”. Gli specialisti chiedono alle Istituzioni più attenzione per le malattie respiratorie croniche: “Inseriamole come obiettivo nei piani sanitari della Regione”

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Mestre, 9 settembre 2005 – Oltre 1 milione di giornate di degenza all’anno: è il prezzo che pazienti e sistema sanitario devono pagare per il diffondersi della BPCO, malattia responsabile del 50% delle cause di morte per motivo respiratorio. Patologia invalidante, destinata, secondo l’OMS, a costituire la terza causa di morte e la quinta di disabilità entro il 2020, la BPCO ha un impatto socio economico rilevante. Altissimi i costi: “un paziente – spiega il prof. Roberto W. Dal Negro, direttore della Pneumologia dell’ospedale di Bussolengo (Verona) – costa in media 1261,25 euro, (2100 nel Veneto) all’anno e i ¾ di questi sono imputabili a ricoveri ospedalieri per complicanze o riacutizzazioni. E il costo lievita all’aggravarsi della patologia fino a raggiungere i 7mila euro all’anno nelle forme più gravi (3911,70 nel Veneto)”. Cifre da capogiro, in un contesto dove gli accertamenti diagnostici pesano un irrisorio 17% sul bilancio di gestione totale. Non è solo la BPCO a risultare “cara” per il servizio sanitario pubblico, anche l’asma ha un forte impatto economico e sociale. “Il costo medio di un paziente asmatico – aggiunge Dal Negro – è di 1005 euro l’anno e può arrivare a 2457,30 nelle forme più gravi. Se i costi diretti superano il 70%, quelli indiretti e quelli relativi alla sola assenza dal lavoro (un asmatico perde in media 22 giorni lavorativi all’anno per la malattia) ammontano al 20%”. Sono numeri su cui riflettere, alla luce degli studi che evidenziano ogni giorno di più come queste patologie possano essere tenute sotto controllo. “A una condizione però – specifica Dal Negro – che vengano gestite tempestivamente con strategia appropriata. E su quel fronte siamo ancora lontani anni luce: è stato calcolato che solo nel Veneto sono necessari 5-7 anni prima che un malato effettui un test funzionale a scopo diagnostico, tempi epocali ed inaccettabili”.

L’effetto più evidente della tendenza a sottodiagnosticare le malattie del respiro è il mancato controllo della patologia e il conseguente aumento delle ospedalizzazioni e dei costi sanitari in generale: “Da uno studio condotto nel Triveneto e pubblicato su Monaldi Arch. Chest Dis. nel 2002 – è emersa infatti una correlazione diretta tra terapie farmacologiche adeguate e minori costi sanitari: un mancato controllo comporta quindi una lievitazione dei ricoveri e dei costi diretti, che nel Veneto costituiscono oltre il 70% del bilancio totale di gestione di un paziente con BPCO, che ammonta a 280 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i 207 milioni necessari per curare l’altra malattia respiratoria per eccellenza, l’asma”. Risulta qundi che le due patologie determinano una spesa di quasi mezzo miliardo di euro ogni anno. A questi costi diretti vanno aggiunti quelli indiretti, come le giornate di lavoro perso e il forte impatto della malattia sulla qualità di vita del paziente.
Un prezzo da pagare molto alto soprattutto quando a farne le spese sono i bambini: “Non bisogna dimenticare – precisa infatti il dr Diego Peroni, dirigente I livello presso la Clinica Pediatrica dell’Università di Verona – che le malattie respiratorie colpiscono con frequenza in età pediatrica: è stato calcolato ad esempio che nel nostro Paese ogni anno nascono 50mila bambini destinati a sviluppare l’asma, malattia che colpisce già il 7-8% della popolazione infantile con una tendenza, rilevata da diversi studi internazionali, al rialzo”.
Le ragioni di questa mancata attenzione nei confronti delle patologie respiratorie vanno ricercate in una scarsa attenzione e investimento nella pneumologia. “Oggi – commenta il prof. Dal Negro – le malattie del respiro, soprattutto la BPCO, si confermano le “cenerentole” della programmazione sanitaria e solo poche regioni hanno programmato azioni coordinate e finalizzate al contenimento della patologia”.
Per dare una svolta positiva a questa situazione critica, sono necessari interventi a livello medico, istituzionale, ma occorre anche aumentare anche l’informazione. “La Giornata del Respiro per esempio – afferma il dr. Stefano Calabro, presidente della Sezione AIPO (Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri) del Veneto – vuole sensibilizzare la popolazione e le Istituzioni sulle malattie dell’apparato respiratorio ed il loro rilevante impatto, anche a livello regionale. Giunta alla undicesima edizione, ha visto quest’anno a maggio la più estesa partecipazione mai registrata nella nostra regione; segno di una raggiunta consapevolezza della necessità di condividere l’impegno di contrasto a tali malattie sia nei termini di prevenzione, che di terapia. “Devo sottolineare – aggiunge il dr. Calabro – la sintonia registrata nei rapporti fin qui avuti con la Regione Veneto, con la quale sono state condivise importanti linee programmatiche sanitarie, anche se molto è ancora da fare. In questo periodo la Pneumologia del Veneto è impegnata nell’organizzazione del Congresso Nazionale AIPO, presieduto dal dr Giorgio Santelli, direttore pneumologo a Treviso, che si terrà a Venezia-Lido dal 25 al 28 ottobre 2005. Sarà questa un’occasione di importante confronto scientifico, che ad oggi vede la presenza già confermata di oltre 1000 pneumologi e che per la prima volta si terrà nella nostra regione. Mi auguro che il nostro impegno possa servire a migliorare la qualità dell’assistenza ai pazienti polmonari nel Veneto e che sia di stimolo a promuovere un’ulteriore azione di contrasto ai due maggiori fattori di rischio per le malattie dell’apparato respiratorio: fumo di sigaretta ed inquinamento ambientale”.
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