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9 Dicembre 2009

BPCO: “ATTENZIONE ALL’ARIA DI CASA”. È PIÙ INQUINATA DI QUELLA ESTERNA

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Milano, 3 dicembre 2009 – Troppi pazienti sottovalutano i primi sintomi. Il 50% dei casi non viene diagnosticato. Dal 2010 sarà disponibile in Italia roflumilast, molecola con un innovativo meccanismo d’azione

L’aria di casa può far male ai pazienti con BPCO (bronco pneumopatia cronico ostruttiva). Talvolta può infatti essere più inquinata di quella esterna: in alcuni appartamenti i livelli registrati di polveri sottili risultano 40 volte superiori rispetto alla soglia consentita all’aperto. Le cause? Attività come cucinare, fumare, accendere il camino. Arieggiare bene le stanze è d’obbligo per i pazienti con BPCO, una malattia polmonare cronica fortemente sottodiagnosticata e sottostimata che in Italia colpisce più di 2.600.000 persone ed è diretta responsabile di 18.000 decessi ogni anno. L’appello arriva dal 40° Congresso Nazionale della Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO), in corso a Milano fino al 5 dicembre. E per questi pazienti arriverà nel 2010 una molecola a somministrazione orale, roflumilast, efficace e in grado di migliorare la funzionalità polmonare con un meccanismo d’azione rivoluzionario, capostipite di una nuova classe di farmaci. “Un malato su due – spiega il prof. Antonio Corrado, presidente nazionale AIPO – non sa di esserlo e la patologia non viene diagnosticata nel 50-75% dei casi. Sensazione di ‘fiato corto’, difficoltà crescente a compiere sforzi anche minimi sono i campanelli d’allarme a cui fare attenzione”. Troppi pazienti non consultano il medico dopo i primi sintomi e la diagnosi viene fatta tardi, quando il danno polmonare è già esteso. Senza dimenticare il fattore di rischio più importante: il fumo di sigaretta. “È necessario ricorrere a tutti gli strumenti a nostra disposizione per aumentare la cultura della prevenzione – sottolinea il prof. Leonardo Fabbri, docente di Medicina Respiratoria all’Università di Modena e Reggio Emilia, in particolare continuando la battaglia contro fumo di tabacco e inquinamento ambientale e domestico -. Lo strumento principale di questa battaglia è l’informazione avvalorata da conoscenze scientifiche. Fumare è una malattia, una tossicodipendenza di cui la medicina e la società devono occuparsi nell’interesse di un individuo che deve essere considerato alla stessa stregua di un ‘paziente’. L’Organizzazione mondiale della Sanità, infatti, classifica il tabagismo tra le patologie da dipendenza farmacologica, nella stessa lista in cui si trovano anche l’abuso di alcol e l’assunzione di eroina”.

“Oltre alla corretta informazione/educazione – continua il prof. Fabbri -, è importante utilizzare tutte le armi terapeutiche a nostra disposizione e roflumilast potrebbe diventare un farmaco completamente nuovo da aggiungere agli esistenti nel trattamento della BPCO. Infatti è stato messo a punto per agire diversamente dai broncodilatatori, perché tratta l’infiammazione alla base della malattia, e non semplicemente agendo in maniera primaria sui sintomi quotidiani. Il roflumilast è un inibitore della fosfodiesterasi 4 (PDE4), quindi un farmaco antinfiammatorio orale con un meccanismo d’azione ed effetti diversi da quelli del cortisone. In studi clinici il roflumilast ha evidenziato una riduzione statisticamente significativa e clinicamente rilevante delle riacutizzazioni nei pazienti con BPCO da moderata a grave (compresa fra il 15 e il 37%), anche quando associato alla terapia standard inalatoria”. In alcuni pazienti può causare nausea e diarrea, e perdita di peso, sintomi comunque reversibili se lo si interrompe. Nonostante sia prevenibile e possa essere gestita, la BPCO continua a essere un’importante causa di morbilità/mortalità e di costi sanitari rilevanti. L’OMS calcola che 80 milioni di persone in tutto il mondo siano colpiti dalla patologia sia in forma moderata che grave. È attualmente la quinta causa di morte in tutto il mondo (uccide una persona ogni 15 secondi), l’OMS prevede che diventerà la terza nel 2030. È anche una malattia economicamente onerosa da gestire: la spesa annuale supera i 10 miliardi di euro nella sola Europa.

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