domenica, 4 dicembre 2022
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25 Marzo 2011

BIOTESTAMENTO, NORMATIVA NECESSARIA PER IL 75% DEGLI ONCOLOGI. 6 SU 10 CHIEDONO UNA FORMAZIONE AD HOC PER GESTIRE IL FINE VITA

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Valderice, 25 marzo 2011 – Il presidente AIOM prof. Iacono: “Una legge condivisa facilita il rapporto medico-paziente. Il malato terminale spesso chiede di accorciare le sue sofferenze”. In Sicilia 16mila nuovi casi di tumore ogni anno

La legge sul testamento biologico è una priorità che non può essere rinviata: ne sono convinti 3 oncologi italiani su 4. “Il 50% di noi segue personalmente oltre 10 malati terminali ogni mese e il 56% si è sentito chiedere almeno una volta di accorciare le loro sofferenze – sottolinea il prof. Carmelo Iacono, Presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica di Ragusa -. È quanto emerge da un’indagine condotta dalla nostra Società scientifica. Siamo competenti sulle terapie ma nessuno ci ha formato dal punto di vista etico. Solo 4 medici su 10 ritengono di essere preparati nel gestire le questioni del ‘fine vita’”. La seconda edizione del Convegno nazionale di Valderice sulle “Giornate dell’etica in oncologia”, che si apre oggi fino a sabato, nasce proprio dalla necessità di un confronto fra operatori su temi che interessano quotidianamente la professione, anche alla luce del dibattito parlamentare sul testamento biologico. Uno degli aspetti al centro della discussione politica è quello relativo al valore vincolante delle “Dichiarazioni anticipate di trattamento” (D.A.T.). “Quattro specialisti su dieci sono convinti che ci si debba attenere totalmente alle direttive del paziente – continua il prof. Iacono –, mentre per il 50% queste vanno condivise e discusse. È significativo che il 56% ne abbia ricevute almeno una volta dai malati. Il bisogno è quindi reale e va affrontato sia sul piano conoscitivo che normativo, sollecitando la promulgazione di provvedimenti legislativi specifici. Per il 63% inoltre la regolamentazione giuridica potrebbe facilitare il rapporto medico-paziente. Infatti solo il 9% ha affermato che nei reparti dove lavora sono previste disposizioni specifiche su questi temi”. Promosso dall’AIOM e dal Collegio dei Primari oncologi ospedalieri (CIPOMO), il Convegno di Valderice rappresenta l’occasione per sottolineare ancora una volta la solidità del rapporto tra specialisti e malati, che, anche nelle fasi più avanzate, continuano a vedere nell’oncologo il riferimento privilegiato per condividere decisioni che riguardano temi così sensibili. “Il meeting – spiega il prof. Sergio Crispino, presidente CIPOMO – si caratterizza per un format innovativo. Saranno istituiti quattro specifici gruppi di lavoro su consenso informato, disposizioni anticipate, accanimento e ricerca. È previsto l’intervento anche di professionalità esterne all’oncologia (giornalisti, bioetici, scienziati)”.

Per il 78% degli intervistati “accanimento terapeutico” significa “persistere in terapie specifiche sproporzionate rispetto alle condizioni cliniche del malato ed alle aspettative di vita residua”. Sono quindi condivisi i criteri per identificare i pazienti non più candidabili alla prosecuzione delle terapie oncologiche. È stata inoltre definita e approvata una dichiarazione congiunta AIOM-CIPOMO sull’etica della ricerca. In particolare, è stabilito che “non è etico condurre studi con rilevanza clinica bassa e senza un potenziale vantaggio per il paziente (sopravvivenza, qualità della vita, tossicità) o per la società (minori costi del Servizio sanitario nazionale, maggiore integrazione professionale, migliore organizzazione dei processi, ecc..)”; per quanto riguarda gli aspetti procedurali “i tempi burocratici di approvazione e attivazione di uno studio (da parte del Comitato etico e delle Autorità Competenti) devono essere rapidi. Si raccomanda il mantenimento dei tempi previsti dalla legge”; la divulgazione dei risultati della ricerca attraverso i media, “deve avvenire in modo scientifico, accurato e imparziale al fine di evitare gravi conseguenze, come la medicalizzazione di non-patologie o la scelta di terapie non appropriate”.
Ogni anno nel nostro Paese si registrano più di 250.000 nuovi casi di cancro. Un problema sempre più attuale anche per la Sicilia. Fino a pochi anni fa, nella Regione, i dati sulla mortalità per tumore registravano numeri complessivi inferiori rispetto alla media nazionale, con un trend in calo. Oggi la tendenza si è invertita e i casi sono in aumento, fenomeno che riguarda in particolare le donne ed il dato è riferito per lo più al cancro al polmone. Secondo le stime del Centro Nazionale di Epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità, nell’Isola, nel 2010, l’incidenza dei tumori è stata pari a 16.144 casi (9.096 negli uomini e 7.048 nelle donne), la mortalità a 9.697 decessi (5.902 uomini e 3795 donne), mentre il numero complessivo dei malati, nel 2008, ammontava a 90.705 (41.141 uomini e 49.564 donne). Nel 2008, secondo dati dell’Osservatorio Epidemiologico della Regione, sono stati ricoverati per tumore 54.293 residenti in Sicilia. Gli organi più colpiti sono, rispettivamente, colon-retto, polmone, mammella, vescica, leucemie e linfomi, che insieme costituiscono più della metà di tutti i ricoveri per tumore.

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