Medinews
12 Marzo 2004

BARI, MUSICOTERAPIA PER AIUTARE I MALATI DI TUMORE

I più moderni approcci al paziente prevedono attenzione globale e lotta alla ‘fatigue’

Bari, 12 marzo 2004 – Un pianoforte, un musicista e uno psico-oncologo. Sono questi i tre ‘strumenti’ alla base del progetto varato a Bari per migliorare il decorso della malattia del paziente con tumore. Dopo aver raggiunto l’obiettivo primario fissato, ottenere il 50% di guarigioni, è la qualità di vita dei malati l’impegno più importante dell’oncologia barese. Così anche la musica entra in corsia. “Si tratta di un progetto di ricerca molto innovativo – spiega il prof. Giuseppe Colucci, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Oncologico IRCCS di Bari – approvato dal Ministero della Salute, è attivo nel nostro Istituto dal dicembre 2003. Grazie alla musicoterapia stiamo ottenendo risultati interessanti sopratutto sulla componente ansiosa della malattia. Il paziente da noi è seguito nel modo più completo sia dal punto di vista farmacologico, sia dal punto di vista psicologico”.
La Regione Puglia in questi ultimi 10 anni ha investito molto nella lotta contro i tumori. “Il Piano di Riordino – aggiunge il prof. Colucci – ha indicato il nostro Istituto come centro di riferimento regionale, ha riorganizzato le Oncologie e la distribuzione dei posti letto in modo adeguato e ha previsto infine un adeguamento quantitativo degli apparecchi per la radioterapia”. L’approfondimento delle tematiche legate alla qualità di vita è il motivo per cui anche a Bari l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e la Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), in partnership con Orthobiotech, hanno deciso, come è già avvenuto in altre 50 città italiane, di affrontare il problema e di organizzare un convegno (accreditato ECM), studiato e realizzato appositamente da oncologi medici e medici del territorio esperti in oncologia.
L’incontro per Bari e Provincia è in programma ad Andria domani, sabato 13 marzo presso la Villa Santa Monica al Santuario ‘S. Maria dei Miracoli’. In cattedra, oltre al prof. Colucci, il dott. Tommaso Di Renzo, medico di famiglia della SIMG.

“Il filo conduttore di questa prima esperienza – precisa il prof. Colucci – sarà la lotta alla ‘fatigue’, un mix di stanchezza, estrema debolezza, mancanza di energia, che affligge sino al 96% dei malati con tumori avanzati sottoposti a chemio e radioterapia. Una ‘malattia nella malattia’ che interferisce moltissimo nella vita del paziente, condizionandolo anche nelle cure e costringendolo a limitare i cicli di chemioterapia e quindi la loro efficacia. Eppure la fatigue rimane sottostimata dai medici e sconosciuta dagli stessi pazienti, che sopportano le sue manifestazioni come una conseguenza inevitabile del cancro. Solo il 38% di chi ne soffre ne parla con il proprio medico, meno di una persona su due, e solo il 9% viene sottoposto a trattamenti specifici. L’attenzione per questo problema è un obiettivo non più ‘particolare’, ma parte integrante dei trattamenti presenti nei nostri protocolli e nella pratica ordinaria. Un obiettivo raggiungibile sia con cure mirate per ridurre o abolire gli effetti collaterali che dipendano direttamente dal tumore o dalle terapie, sia grazie alle attività di educazione e formazione del personale, con la presenza dello psicologo, sia grazie alla sinergie tra il medico di famiglia e l’oncologo, che oggi sono ancora troppo limitate”.
“Ben venga questa iniziativa – afferma il dr. Di Renzo – che prevede un maggior coinvolgimento del medico di famiglia nella cura e nella gestione del paziente oncologico. Ciò è in perfetta sintonia con la preferenza espressa nell’ultimo decennio dai pazienti a curarsi, per quanto possibile, al proprio domicilio supportati dai servizi territoriali e dall’affetto dei familiari. A rafforzare questa tendenza intervengono evidenze di economia sanitaria che incentivano la gestione territoriale del paziente in quanto espressamente meno costosa rispetto a quella ospedaliera. Questo corso vuole presentare ai Medici di Medicina Generale il problema ‘fatigue’ come un fenomeno multidimensionale che riduce i livelli di energia, le capacità mentali e lo stato psicologico dei pazienti oncologici, facendo acquisire le conoscenze necessarie per riconoscerlo e per far sì che non venga trascurato nell’ambito dei piani di trattamento. Questo aspetto del percorso assistenziale, più ancora che per altri settori della medicina, comporta infatti lo sviluppo di una sensibilità dei medici anche verso le manifestazioni non strettamente cliniche delle malattie, facendo crescere la voglia di dedicare del tempo ad approfondire tematiche impegnative, sia sul piano scientifico, sia su quello relazionale nel rapporto medico-paziente.”.
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