venerdì, 26 febbraio 2021
Medinews
21 Dicembre 2005

“ATTENTI AI FARMACI QUANDO C’E’ TROPPO CALDO”

Firenze, 29 giugno 2005 – Con il caldo anche i farmaci possono diventare pericolosi, se non vengono utilizzati correttamente. Per questo la Società Italiana di Medicina Generale (Simg), a supporto delle azioni intraprese dal Ministero della Salute e della Direzione Generale della Prevenzione, ha diffuso oggi un promemoria tecnico rivolto ai medici di famiglia italiani sul corretto utilizzo dei prodotti che necessitano di particolari precauzioni nel corso della stagione estiva.
“Queste raccomandazioni – spiegano il presidente di Simg Claudio Cricelli, il responsabile dell’Area farmaco della stessa Simg, Saffi Giustini, e il prof. Achille Caputi, ordinario di farmacologia dell’Università di Messina – derivano dalle conoscenze scientifiche correnti, italiane e straniere. Per esempio, sappiamo che possono aggravare la sindrome da spossamento-disidratazione ed il colpo di calore i farmaci che alterano l’idratazione e l’equilibrio elettrolitico, come i diuretici. I FANS tradizionali e non (Coxib), alcuni antibiotici, in particolar modo i sulfamidici, gli Ace inibitori, i sartani, alterano invece la funzionalità renale. Gli antiaritmici, gli antiepilettici, alcuni antidiabetici orali (biguanidi e sulfaniluree), ipocolesterolemizzanti (statine e fibrati), hanno un profilo cinetico che può essere alterato dalla disidratazione. Altri farmaci, come i neurolettici e gli agonisti serotoninergici possono modificare la termoregolazione centrale, mentre gli antidepressivi triciclici, gli antistramici H1 di prima generazione, alcuni antispastici, antiparkinson, i triptani per il mal di testa, i betabloccanti, possono alterare la termolerilazione periferica”.
“Ci sono poi molecole – spiegano ancora gli esperti – che possono aggravare gli effetti del caldo: gli antiipertensivi e gli antianginosi. agiscono sullo stato di vigilanza alterando in tal modo la capacità di difendersi dal caldo.
Per questo – scrivono Cricelli, Giustini e Caputi – in caso di ondata di caldo, le più importanti ed immediate misure preventive sono: sorveglianza dello stato generale dei pazienti sul piano clinico e biologico, tenendo conto dell’insieme dei fattori di rischio; misure igienico-dietetiche, come raffreddamento, ventilazione ed idratazione. In nessun caso è giustificato il ricorso immediato e sistematico alla riduzione o alla sospensione dei farmaci che possono interagire con l’adattamento dell’organismo al calore. È invece necessario procedere ad una valutazione clinica dello stato d’idratazione delle persone a rischio prima di prendere qualsiasi decisione terapeutica, completata da: valutazione dell’apporto idrico, misurazione di peso, frequenza cardiaca e pressione arteriosa del paziente, valutazione completa del bilancio elettrolitico con creatininemia e valutazione della clearance della creatinina (formula di Cockcroft-Gault)”.
Ai medici coinvolti nella gestione dei pazienti con fattori di rischio, i tre esperti raccomandano infine di: “stilare la lista dei farmaci assunti dal paziente, sia da prescrizione che da automedicazione; identificare i farmaci che possono alterare l’adattamento dell’organismo al caldo; rivalutare quanto ciascuno di questi farmaci comporta in termini di rischio/beneficio individuale ed eliminare tutti i farmaci che sembrano inadatti, non indispensabili, tenendo conto della patologia trattata, dello stato patologico, del rischio di sindrome d’astinenza e di effetti indesiderabili; in particolare fare attenzione nei pazienti anziani all’associazione di farmaci nefrotossici; evitare la prescrizione di FANS in caso di disidratazione; in caso di febbre, evitare anche la prescrizione di paracetamolo perché inefficace nel trattamento del colpo di calore e perché si potrebbe verificare un aggravamento di un danno epatico latente; in caso di prescrizione di diuretici, verificare che l’apporto idrosalino sia adeguato; raccomandare al paziente di non prendere farmaci senza consulto medico, soprattutto i farmaci dispensati senza ricetta medica. Alla fine della rivalutazione – concludono gli esperti – potrebbe essere previsto un adattamento della terapia, qualora sia giustificato, considerando che tutte le misure generali di correzione dell’ambiente circostante e della disponibilità di una buona idratazione siano seguite correttamente”.
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