domenica, 29 novembre 2020
Medinews
11 Febbraio 2004

ASMA E BPCO, MEDICI “A CACCIA” DI PAZIENTI: AEREOPORTI E SUPERMARKET AMBULATORI ALL’APERTO

Le malattie respiratorie colpiscono sei milioni di italiani e sono in forte aumento

Roma, 18 giugno 2003 – Supermercati, centri commerciali, aeroporti, stazioni e piazze. Luoghi di lavoro e svago che si trasformano in ambulatori aperti al pubblico per una iniziativa finora unica nel nostro Paese: la misura del respiro degli italiani. Misurare il respiro è infatti la parola d’ordine del progetto “Aria della vita”, la ricerca condotta dalla Fondazione UIP (Unione Italiana per la Pneumologia) che per la prima volta in Italia intende disegnare la ‘Carta del rischio pneumologico’. “Un rischio altissimo – spiega il prof. Vincenzo Fogliani, presidente della Fondazione –. Le malattie respiratorie, asma, Bpco, colpiscono infatti il 10% delle popolazione italiana, poco meno di 6 milioni di persone. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2020 saranno la terza causa di morte sul pianeta e se a queste sommiamo le infezioni respiratorie e il tumore del polmone si raggiungerà l’incidenza delle malattie cardiovascolari, prima causa di decessi in tutti i paesi industrializzati. Ma il vero problema è la sottostima. Da qui la decisione di andare nei luoghi più affollati per contattare direttamente i cittadini e far loro la misura del respiro. Il solo modo per far emergere il sommerso”.

“L’esame spirometrico – aggiunge il prof. Walter Canonica, vicepresidente della Fondazione – in Italia è ancora trascurato mentre deve diventare parte della routine quotidiana del medico. Se infatti basta un minimo di dolore retrosternale perché si prescriva un elettrocardiogramma o un mal di testa per l’immediata misurazione della pressione, un colpo di tosse o una piccola crisi dispnoica non comportano quasi mai la misurazione del respiro”. “Eppure è un esame semplice che dura meno di 5 minuti – spiega il prof. Mario De Palma, presidente della Federazione Italiana contro le malattie polmonari sociali e la tubercolosi –: consiste nel respirare attraverso un boccaglio collegato allo spirometro. Fornisce una prima, importante, valutazione clinica. Poi è ovviamente indispensabile ricorrere al consiglio del proprio medico di famiglia e successivamente al centro pneumologico per una definizione accurata della diagnosi, con altre indagini, e dell’eventuale terapia”.
La ricerca è quindi al nastro di partenza e si pone l’obiettivo di censire lo ‘stato di salute respiratorio’ su un segmento molto ampio di popolazione italiana, fino a raggiungere almeno l’1% (mezzo milione di persone) in 2 anni, rilevando tutte le malattie e i vissuti in ambito respiratorio. I più ‘ricercati’ saranno i ragazzi e i giovanissimi. “L’età media di iniziazione al fumo – spiega la prof. Anna Maria Moretti, pneumologa al San Paolo di Bari – si sta abbassando intorno ai 12 anni: a quest’età eseguire una spirometria è fondamentale perché si mostra dal vivo ai ragazzi come sia facile valutare il proprio respiro. In questo modo acquisiscono la consapevolezza della necessità di mantenere la propria salute respiratoria”.
L’obiettivo della Fondazione è proprio quello di creare una consapevolezza forte non solo nei pazienti e nei medici di medicina generale, ma soprattutto della popolazione sull’importanza dell’impatto socio-economico di queste malattie, spesso sottovalutate ma che con il trascorrere del tempo rendono la qualità di vita drammatica.
Del resto, se le cifre significano qualcosa quelle relative alla broncopneumopatia cronica ostruttiva, che i medici sintetizzano con l’acronimo Bpco, mettono i brividi. In base alle stime sarebbero 4 milioni i malati in Italia, con 20-25 mila morti l’anno, vale a dire più di 60 al giorno. Non solo: a 40 mila persone è letteralmente negata l’aria: per vivere sono costrette a respirare 18 ore al giorno con la bombola dell’ossigeno. Il dato è la diretta conseguenza del drammatico aumento di tutte le patologie respiratorie registrato negli anni Novanta, in particolar modo nei Paesi in via di sviluppo, dove il fumo di sigaretta e l’inquinamento stanno giocando un ruolo decisivo nell’innalzamento della curva dell’incidenza e della mortalità. Soprattutto in questo periodo di grande calura: “E’ indispensabile – sottolinea il prof. Canonica – che chi soffre di malattie respiratorie eviti il più possibile di effettuare sforzi con il gran caldo di questi giorni. Il rischio è di aggravare le crisi e se il consiglio di non fumare deve valere sempre, oggi assume un significato ancora più forte: già il nostro organismo soffre di fame d’aria per la temperatura, non appesantiamolo ulteriormente”.
Numerose sono le iniziative che la Fondazione UIP intende mettere in campo: l’attivazione di un Numero Verde, un sito internet, progetti di prevenzione nelle scuole e di educazione dei cittadini, sensibilizzazione nei confronti delle Istituzioni. (Carlo Buffoli)
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