domenica, 7 agosto 2022
Medinews
15 Ottobre 2003

ASMA, 9 PAZIENTI SU 10 A RISCHIO RESPIRO. GLI ESPERTI: “SERVE IL CONTROLLO GLOBALE DEI SINTOMI”

In corso a Napoli il XXXVII Congresso AIPO e il IV Congresso UIP

Roma, 15 ottobre 2003 – Negli ultimi 12 mesi, pur assumendo i farmaci, nove pazienti su dieci in Italia hanno avuto un peggioramento dell’asma: il 15% di questi ha dichiarato di aver perso in media 14 giorni di lavoro all’anno e il 20% di essersi giocati 5 giorni al mese a causa della malattia. Otto su cento hanno dovuto ricorrere al Pronto soccorso almeno una volta, mentre il 2,7% è stato addirittura ricoverato. I risultati, emersi da uno studio epidemiologico denominato ISAYA (Italian Study in Young Adults, 26.000 le persone di 9 centri coinvolte), mettono in evidenza un quadro poco rassicurante. Se si adottano i parametri delle linee guida internazionali, solo il 10,3% dei pazienti attualmente affetti da asma segue una terapia adeguata, il 48,4% ha una compliance moderata e il 41,3%, quasi la metà, è ad alto rischio di andare incontro ad un aggravamento della malattia. Secondo gli autori dello studio, la situazione sarebbe da imputare sia al poco utilizzo di farmaci antinfiammatori, ma anche e soprattutto alle scarse informazioni, all’inadeguatezza del trattamento e all’insufficiente monitoraggio della patologia. “Se teniamo conto che molti degli asmatici sviluppano la malattia in giovane età – sostiene il prof. Walter Canonica, presidente della Società Italiana di Medicina Respiratoria – è facile comprendere come la diagnosi corretta e la prevenzione della progressione della malattia sia fondamentale. Soprattutto nel caso dei bambini è necessario un intervento precoce, con una cura appropriata e definitiva, per gestire un disturbo che li accompagnerà per tutta la vita”. “Ma per stabilire la terapia giusta – afferma il prof. Vincenzo Fogliani, presidente nazionale dell’Unione Italiana per la Pneumologia – il medico non deve limitarsi a scrivere una prescrizione: deve impegnarsi a ricercare il trattamento migliore in relazione a quel particolare paziente, in modo da ottenere la migliore aderenza possibile e quindi i migliori risultati”. Il controllo globale dell’asma è dunque la nuova parola d’ordine dagli esperti, lanciata nel corso del XXXVII Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (A.I.P.O.) e IV Congresso Nazionale dell’Unione Italiana per la Pneumologia (UIP), in programma alla Mostra d’Oltremare di Napoli dal domani al 19 ottobre.

L’asma – spiega il prof. Pier Luigi Paggiaro, responsabile dell’Unità operativa di fisiopatologia respiratoria dell’ospedale Cisanello di Pisa – interessa attualmente 5 milioni di persone in Italia e si manifesta con sintomi, alterazioni funzionali respiratorie e riacutizzazioni. Per tale motivo determina, specialmente nelle sue forme più gravi, un’importante limitazione nelle possibilità di vita e di lavoro, compromettendo quindi la qualità dell’esistenza delle persone. L’obiettivo del trattamento farmacologico è di correggere tutte queste alterazioni e di permettere all’asmatico una vita molto vicina alla normalità”. I metodi per valutare se l’asma è effettivamente tenuta sotto controllo sono vari e comprendono, tra gli altri, un’accurata valutazione dei sintomi riferiti dal paziente, la frequenza dell’uso dei farmaci al bisogno, la frequenza e la gravità delle riacutizzazioni, la misurazione della funzione polmonare. Spesso, però, sia negli studi clinici che nella pratica corrente, il controllo dell’asma viene valutato su uno o su pochi di questi indici, ma manca spesso una valutazione “globale” del fatto se l’asma sia veramente monitorata o meno.
“Vari studi osservazionali europei ed italiani – prosegue il prof. Paggiaro – hanno mostrato che un’elevata percentuale di asmatici, anche se diagnosticati e trattati, manifestano ancora sintomi diurni e notturni frequenti, hanno limitazioni nelle proprie attività della vita quotidiana, percepiscono una scarsa qualità di vita. Spesso sono la conseguenza di un trattamento insufficiente, ma anche della scarsa attenzione al rilevamento di tutti i segni clinici e funzionali. Un’attenta valutazione dei vari indici della malattia e una corretta impostazione della terapia farmacologica regolare (attualmente la prima scelta del trattamento è rappresentata dai corticosteroidi inalatori a dosaggi medio-bassi, eventualmente associati a broncodilatatori a lunga durata d’azione, spesso nello stesso dispositivo di inalazione) può infatti permettere ad ogni asmatico di condurre una vita del tutto normale”.
Anzi, a Domenico Fioravanti, la diagnosi di asma bronchiale allergica non ha impedito, tre anni fa a Sidney, di salire sul trono di Olimpia: campione olimpico dei 100 e 200 metri rana maschili, il primo italiano ad issarsi sul gradino più alto del podio dal 1896, da quando ci sono i Giochi.
Da allora Fioravanti assume regolarmente una terapia farmacologica, ma non ha cambiato di una virgola le sue abitudini di vita, né tantomeno quelle sportive. “Davvero nessun problema – afferma l’atleta – Anche al momento della diagnosi non ho avuto alcun timore di dover sospendere l’attività o di vedere ridimensionati i miei obiettivi. Del resto avevo in casa l’esempio di mio fratello maggiore che ha l’asma fin da quando era bambino, prende i farmaci, e fa una vita assolutamente normale”.
Una conferma a tutto ciò è attesa da un altro studio, denominato GOAL (Gaining Optimal Asthma controL), appena terminato ed i cui risultati finali saranno presto disponibili, che si proponeva di considerare contemporaneamente i vari indici che valutano il controllo “globale” della malattia e di adeguare la terapia farmacologica all’ottenimento di un completo controllo dell’asma in tutti i suoi aspetti.
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