sabato, 28 novembre 2020
Medinews
21 Marzo 2006

ARRESTO CARDIACO, SPORTIVI A RISCHIO. ADDESTRAMENTO ANCHE PER PERSONALE NON MEDICO

CONI e Società Italiana di Cardiologia alleati per formare chi lavora “a bordo campo”

Roma, 27 aprile 2004 – Arbitri, guardialinee, allenatori, massaggiatori, personale a bordo campo: sono queste le figure che, in ambito sportivo, potrebbero trovarsi di fronte un caso di arresto cardiaco durante lo svolgimento di una gara, di una manifestazione o di un allenamento. Per questo, per la prima volta nel nostro Paese, la tecnica interventistica si apre al mondo dello sport: grazie ad una inedita alleanza tra il CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) e SIC (Società Italiana di Cardiologia), le figure professionali coinvolte in ambiente sportivo saranno oggetto di un corso specialistico per consentire loro di essere preparate ad intervenire in casi di emergenza. Anche gli sportivi, infatti, persone allenate e sottoposte a regolari visite mediche, sono a rischio. “L’arresto cardiaco – spiega il dr. Maurizio Santomauro, coordinatore SIC del gruppo di studio Emergenze Urgenze Cardiocircolatorie – colpisce in Italia 70mila persone all’anno. È un evento drammatico e rapido, spesso inaspettato, che richiede un intervento immediato di personale preparato. Per ogni minuto che passa, infatti, si riduce del 10% la possibilità di salvare chi ne è colpito. Questo poco tempo rende quindi indispensabile addestrare coloro che possono essere testimoni e primi soccorritori di una vittima in arresto cardiaco, fornendo loro l’unico mezzo utile al trattamento di una Fibrillazione Ventricolare o Tachicardia Ventricolare senza polso: il defibrillatore”.
Il primo corso di questo tipo si terrà il mercoledì 27 aprile tutta la giornata a partire dalle ore 9 allo IUSM, Istituto Universitario di Scienze Motorie (Coordinamento per le Scienze Motorie) in Piazza Lauro de Bosis, 15, a fianco dello Stadio Olimpico.

“Anche nello sport – spiega il dr. Santomauro – le emergenze devono essere affrontate attraverso una solida organizzazione medica. Pertanto lo I.U.S.M, sede del corso, è stato identificato come l’Istituto più idoneo per promuovere la formazione alle emergenze cardiocircolatorie nell’ambito dello sport. In questa occasione – aggiunge – l’addestramento verrà effettuato con manichini molto particolari, “advanced”, offerti dalla SIC e dotati di un sistema che consentirà a chi sta imparando di conoscere immediatamente il risultato della prova. Se il punteggio sarà inferiore al minimo previsto, l’operatore dovrà ripetere l’intervento”.
La defibrillazione precoce rappresenta l’anello cruciale della catena della sopravvivenza sul territorio ed anche intraospedaliera, ed è talmente irrinunciabile da aver portato alla diffusione dei defibrillatori semiautomatici, apparecchi in grado di eseguire diagnosi di aritmie potenzialmente mortali e sono caratterizzati da elevatissimi livelli di specificità e sensibilità. Grazie a questi speciali apparecchi è stato possibile estendere la defibrillazione anche al personale non medico. Anche gli studi dimostrano che i defibrillatori semiautomatici, ovunque siano stati utilizzati nell’ambito di appositi programmi di emergenza, hanno sempre portato ad un significativo incremento delle percentuali di sopravvivenza. L’American Heart Association e l’ILCOR hanno chiaramente espresso nelle linee guida 2000 pubblicate su Circulation, i criteri fondamentali della organizzazione dei corsi di defibrillazione precoce per i sanitari e per i laici, da cui ovviamente non si può prescindere.
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