mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
27 Novembre 2002

APPELLO DEI PAZIENTI: LA BPCO ESCA DALL’OMBRA. IN ITALIA 50 MORTI EVITABILI OGNI GIORNO

Domani, 20 novembre, si celebra la giornata mondiale della malattia

Roma, 19 novembre 2002 – Un appello al ministro della Salute perché anche sulla BPCO si accendano i riflettori. La broncopneumopatia cronica ostruttiva è una malattia poco conosciuta e ancora meno considerata. Dall’ultima Indagine multiscopo dell’ISTAT risulta una prevalenza di BPCO del 4,5% (circa 2,5 milioni di persone ad esserne colpite).

Oggi in Italia uccide almeno 50 persone al giorno, 18.000 l’anno, senza contare la perdita drammatica di risorse sociali e di qualità della vita dei pazienti, costretti nei casi più gravi (30.000 persone) a dover convivere per 18 ore al giorno con la bombola dell’ossigeno. Nel nostro Paese, nel’99, sono stati registrati 130.000 ricoveri ospedalieri per riacutizzazioni da BPCO, 1 milione e 330 mila giornate di lavoro perse e 20 milioni di visite ambulatoriali. Per sensibilizzare la popolazione e le Istituzioni, in tutti i Paesi occidentali domani, 20 novembre, si celebrerà la giornata mondiale della BPCO. “Un appuntamento di fondamentale importanza – sottolinea Mariadelaide Franchi, presidente dell’Associazione italiana dei pazienti affetti da BPCO – per ribadire che solo l’impegno congiunto di medici, Istituzioni e cittadini, nella prevenzione, può contribuire a fermare la crescita esponenziale del numero dei malati, insegnando loro ad adottare comportamenti adeguati, primo fra tutti non fumare e utilizzando le terapie che hanno già dimostrato di essere efficaci”.

La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) consiste in un’ostruzione irreversibile delle vie aeree (broncopneumopatia cronica ostruttiva) e una distruzione di aree polmonari (enfisema) causate principalmente dal fumo di sigaretta. Si manifesta clinicamente con tosse e catarro cronici e progressiva mancanza di respiro, prima da sforzo poi nei casi gravi anche a riposo. “Per questo – spiega il prof. Leonardo Fabbri, direttore della Clinica di Malattie Respiratorie dell’Università di Modena – il primo provvedimento per curare la BPCO è smettere di fumare. Confrontando i risultati dei vari studi pubblicati questo è il modo più efficace per intervenire sulla malattia, contrastarne l’evoluzione, ridurre i sintomi e migliorare le condizioni di vita, soprattutto nelle fasi iniziali, al momento della diagnosi.
Purtroppo i sintomi bronchiali vengono considerati una conseguenza naturale del fumo di sigaretta, rispetto ai quali ben poco c’è da fare. In realtà prosegue Fabbri – smettere di fumare comporta l’arresto dell’evoluzione della malattia, che altrimenti porterebbe le persone colpite all’insufficienza respiratoria. Un intervento precoce che favorisca l`accesso del paziente, con tosse cronica e catarro, all`ambulatorio medico senza aspettare che subentri il primo episodio di riacutizzazione con peggioramento della frequenza e intensità dei sintomi, permette di migliorare la qualità di vita, e in qualche caso può anche riportare la funzionalità respiratoria a livelli accettabili”.
Fino a qualche anno fa i più colpiti erano gli uomini a causa della maggiore abitudine al fumo, ma ultimamente la malattia si sta diffondendo sempre di più fra le donne, più reattive alla nicotina a causa del minor calibro delle vie aeree, alcune influenze ormonali e una suscettibilità genetica maggiore. “Il vero problema, sostiene il prof. Mario De Palma, presidente della Federazione Italiana contro le Malattie Polmonari – è che la BPCO è ancora oggi largamente sottostimata. Solo il 25% dei malati viene diagnosticato, spesso con grave ritardo, allontanando nel tempo le possibilità di terapia e prevenzione delle complicanze. La mortalità da BPCO è pesante: rappresenta la quarta causa di morte a livello mondiale e, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, entro il 2020 salirà al terzo posto. Si tratta della malattia cronica caratterizzata da un più rapido incremento soprattutto nei Paesi industrializzati. Per contrastare quest’incremento va ribadito l’impegno dei medici per la disassuefazione dal fumo di sigaretta. Quest’intervento è spesso difficile e in alcuni casi senza successo”.
La terapia farmacologica dei pazienti con BPCO è stata oggetto di numerosi studi che hanno consentito di conoscere con maggior dettaglio gli effetti dei farmaci broncodilatatori e corticosteroidi e il loro ruolo in questa malattia. “Infatti – aggiunge il prof. Fabbri – la BPCO è una malattia in parte reversibile: le terapie a disposizione non solo sono in grado di alleviare i sintomi ma anche migliorare la qualità di vita dei pazienti. Le recenti linee guida GOLD dell’OMS hanno raccolto queste evidenze confermando l’efficacia dell’uso regolare dei broncodilatatori a lunga durata d’azione, nelle forme meno impegnative e l`aggiunta in associazione dei corticosteroidi per via inalatoria, nelle forme più impegnative, in particolare, nei pazienti con frequenti episodi di riacutizzazione. Ora queste indicazioni devono essere implementate non solo tra gli specialisti pneumologi, geriatri, internisti, ma anche tra i medici di medicina generale”.
Contrastare la BPCO, l’aumento della mortalità e la prevalenza è un problema sanitario urgente e come tale va riconosciuto. “Questo – conclude Franchi – è il motivo per i cui i pazienti di tutta Europa hanno adottato un Manifesto che si propone di superare le attuali lacune di informazione e trattamento grazie ad una nuova e stretta collaborazione con la classe medica e le autorità. Il Manifesto costituisce una piattaforma di interventi volti a migliorare diagnosi, trattamento, prevenzione, educazione, assistenza, tutela dei diritti, investimenti e ricerca. E il lavoro da fare è ancora molto. In particolare in Italia chiediamo al ministro Sirchia che la BPCO venga considerata tra le patologie croniche ed invalidanti che danno al paziente il diritto all’esenzione dalla partecipazione alle spese per la diagnostica ed il monitoraggio della malattia”.
TORNA INDIETRO